Il punto di Paolo Brogi

Ti piace vincere facile? E poi partiva la musichetta-tormentone che ci accompagnò a lungo qualche anno fa. Ebbene a me, ma lo avrete già capito, piace invece vincere difficile, soffrire e poi trionfare, perché il calcio è come la vita, quando qualcosa la ottieni con difficoltà poi te la godi anche di più. Ma lasciando perdere la vena filosofica, non ho dubbi a indicare la partita della Robur di domenica all’Arena Garibaldi di Pisa come una di quelle che mi hanno emozionato di più negli ultimi anni. L’immenso Federico Buffa ne avrebbe fatto una delle sue storie più avvincenti, di quelle che ti incollano davanti al piccolo schermo. Sì gli ‘ingredienti’ ci sono tutti, a cominciare dal meraviglioso ‘morso’ della Vipera Mastronunzio. Qualcuno lo aveva già rottamato, qualcuno non lo voleva in bianconero, qualcuno avrebbe scommesso la casa che non avrebbe più rivisto lo specchio della porta. Chi meglio di lui poteva rompere il ghiaccio conto i nerazzurri? E poi con che gol, abbinato alla lacrimuccia sempre significativa. E’ chiaro che le belle storie non possono essere semplici e allora ecco il pareggio-regalo e l’assalto all’arma bianca dei ‘ringhiosi’ di Gattuso. Ometto le paroline pronunciate dal sottoscritto ad alta voce dopo l’1-1 e non avevo lo specchio per vedere la mia facciotta sofferente quando la Robur sembrava Rocky Balboa preso a ‘cazzotti’ e messo all’angolo dall’avversario di turno. Ma quando sei sotto e, come di dice a Siena, ‘ne buschi’ ma non vai al tappeto allora comincia insinuarsi il sospetto che tu possa vincere e così è arrivato quel meraviglioso contropiede che davvero può essere la svolta della stagione della Robur. Quando l’arbitro ha cacciato Mannini ho cominciato ad avere certezze in più sull’esito finale, anche se il mio pessimismo non mi permette mai di cantare vittoria fino a che le cose non sono realmente fatte. Quegli ultimi minuti sono stati un vero tormento, da una parte mi dicevo: se prendiamo gol ora siamo bischeri. Dall’altra ero già avanti: può essere la svolta della stagione, ora o mai più. Al triplice fischio mi sono sentito leggero come una piuma e gettando un’occhiata alle foto che l’ottimo Fabio Di Pietro aveva inviato a La Nazione ho costruito la vetrina come d’accordo con il caposervizio Francesco Meucci, pisano ma praticamente senese di azione. ‘Il ruggito della Robur’ mi è venuto subito, sfruttando la ghigna di Mastronunzio che non stava certo ruggendo, ma poteva anche sembrare. E ora? Ora non siamo furbi, come del resto non eravamo cretini prima. Ora la sfida continua con quell’entusiasmo che può trascinare la Robur lontano, una Robur molto migliorata e consapevole della propria forza. Nessun traguardo è stato ancora tagliato, per carità, e forse è anche sbagliato indicare obiettivi da raggiungere è guardare alla capolista Spal come l’antagonista da raggiungere. Avanti partita dopo partita, senza eccitarsi e nemmeno deprimersi se ci saranno giornate (e probabilmente ci saranno) negative. Il bello è che dopo la Maceratese sembrava tutto sbagliato e tutto da rifare, mentre adesso siamo già a sognare forse l’impossibile. Concentrazione sull’Arezzo, il resto verrà quando sarà il tempo, ma in questo il condottiero Atzori sembra aver le idee chiare. Come ogni allenatore della storia della Robur è stato criticato, come alcuni allenatori della Robur ha saputo tirare dritto per la sua strada.

Per la serie non voglio stare mai bene, con le questioni sportive che stanno andando decisamente meglio ora il problema torna sugli aspetti societari. Da tifoso dico che Antonio Ponte fino a questo momento ha onorato i propri impegni e dovrà continuare a farlo perché sarebbe inaccettabile se il sistema dovesse tra qualche mese incepparsi, col rischio di perdere a tavolino quanto conquistato sul campo. Da giornalista dico che, come un buon cane da guardia, vigilerò sulla Robur puntando il dito se le cose non andranno bene, infischiandomene di ‘disturbare’ la squadra magari impegnata a distanza di poche ore in qualche partita delicata. Dico questo perché ricordo sempre che anni fa, ai tempi di Papadopulo, l’annunciare ad aprile l’addio a fine stagione del tecnico mi costò l’antipatia di alcuni, proprio per il discorso di ‘disturbare’ il Siena. Quella Robur comunque si salvò e subito dopo l’allenatore fece le valige. Tutto questo per dire che non sono abituato a fare sconti o sorvolare su situazioni fastidiose, che piaccia o no. Sotto con l’Arezzo e forza (sempre) Robur. Paolo Brogi (paolo.brogi@lanazione.net)  

Fonte: Fedelissimo Online