Il papocchio a cura di Paolo Brogi

Comincio con le scuse. C’è stato un vuoto di circa quindici giorni nei quali ho ‘abbandonato’ queste colonne senza la normale cadenza settimanale. Ebbene avanzo una piccola giustificazione, ossia  l’incertezza in cui si è trascinato avanti il mondo Robur nell’ultimo periodo, quindi ho preferito aspettare il compiersi degli eventi prima di scrivere il mio pensiero. A palle ferme eccomi di nuovo qui, a commentare il papocchio bianconero. Si perché di papocchio o pasticcio, come vi piace di più, si tratta. Quasi a scimmiottare l’irriverente film del 1980 di Renzo Arbore, in quel caso con un  significativo apostrofo in più (Il Pap’occhio), con la compagnia teatrale diretta dal protagonista  di ‘Quelli della notte’ chiamata in Vaticano per uno spettacolo musicale talmente sgangherato da determinare l’intervento del Padreterno in persona.  Senza tirare in ballo l’altissimo e lasciando perdere temi di una certa rilevanza il papocchio bianconero è stato solo un’estremizzazione di Tafazzi e del suo martellarsi i gioielli di famiglia.

D’altra parte c’era chi,  arrivato nella nostra città,  pensava di essere davvero bravo, astuto e preparato. Perché poi basta parlare per ore, confrontarsi e decidere tutti insieme e le cose vanno a posto da sole. Il calcio italiano è una roba facile, quello di Serie D ancora di più. No? Ma che te ne fai di Gilardino ci pensiamo noi. Facciamo arrivare due o tre campioni da un certo posto e sfonderanno un paio di reti a partita. No? Argilli? Mettiamo lui ma a tempo e poi ci pensiamo noi, c’è un record da battere, un qualcosa che nessuno sarebbe in grado di fare. Argilli ha perso con il Trastevere? Ma che squadra è?   Pirozzi non era quello che faceva il sindaco sempre in tv, ma che ci combina con il calcio? E’ primo? Non importa. Ci pensiamo noi, ci pensiamo noi a perdere in quindici giorni prima alle Badesse e poi a Sinalunga. Ma la colpa è dei giocatori. Non capiscono il modulo, non capiscono i movimenti da fare e poi Gilardino, proprio lui, ma come li ha preparati? Sai che è anche colpa sua. Tutta colpa sua. Ahi, ma la gente è incazzata. E allora richiamiamo Gilardino è il migliore. Fine di una breve storia triste e inizio di una salita da manicomio.

Senza il ‘Gila’ la Robur ha giocato sette partite, conquistando 5 punti sui 21 disponibili e di conseguenza perdendone 16. La matematica continua a non essere un’opinione. Il campione del mondo del 2006 (a proposito in che girone era la Lettonia che non me lo ricordo?  E l’Armenia?) sicuramente non le avrebbe vinte tutte ma bastava perdere solo 7 o 8 punti invece di 16 che adesso la Robur sarebbe stata in piena corsa per il primo posto. E sono convinto che minimo sarebbe andata così. Invece no facciamo un papocchio, autopuniamoci come Tafazzi e poi proviamo a incollare la tazza quando ormai è andata in mille pezzi. Perché ora, non ci prendiamo in giro, il primo posto è lontanissimo, quasi irraggiungibile. Servirà un miracolo e non mi pare che siamo attrezzati per farlo. Quante partite dobbiamo vincere delle diciotto che mancano alla fine della stagione? Tante tantissime, sperando che là davanti gli altri crollino, crollino in tanti perché sono tanti e agguerriti quelli davanti alla Robur. E il mercato? Il diesse è stato chiaro. Difficile, i giocatori non ce li danno, si può fare poco. E penso di aver capito che non c’è nemmeno tanta  voglia di spendere soldi pesanti per una stagione considerata ormai andata.

Come mi diceva la mia povera  nonna quando dovevo acquistare qualcosa di costoso era come andare a comprare il ciccio dal gatto. ossia da qualcuno che solo per un’offerta esosa fuori mercato cede, altrimenti nemmeno ci pensa. Il Siena dovrebbe appunto comprare il ciccio dal gatto, ossia presentarsi con soldi veri, perché con cifre molto pesanti in serie D pochi ti dicono no. Ma, ripeto, non vedo questa determinazione per un campionato che nonostante le dichiarazioni è considerato andato. Non credo però che sia così per Gilardino e la squadra che sputeranno sangue per l’obiettivo. Non resta che sperare in un miracolo sportivo tipo la salvezza della Reggina di Mazzarri nonostante la super penalizzazione o, meglio ancora, la rimonta del Siena di Papadopulo dopo la parentesi Guerrini nell’anno della salvezza di Genova. Dovesse andare così ci troveremo davanti ad una stagione di quelle memorabili dimenticandoci, solo in parte, di Badesse e Sinalunghese. Se le cose procederanno  invece normalmente saremo perfettamente in grado di capire dov’è stato l’errore. Non resta che lanciarsi contro la Pianese per mettere i primi tre mattoni della rinascita. E che sia una rinascita vera senza più inventarsi qualche altra cervellotica cazzata.  Forza Robur. Sempre. (Paolo Brogi – paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL