Il Fedelissimo – Guidone: “Avevo quasi chiuso con l’Arezzo….poi arrivò il Siena”

“Sul rigore è meglio che non parlo, altrimenti mi prendo una squalifica”. L’intervista a Marco Guidone, attaccante della Robur, parte dell’episodio incriminato di Meda. Lui era il più vicino a Damonte, che col braccio ha colpito la palla in area. “L’arbitro inizialmente sembrava andare verso il dischetto, poi ha cambiato idea. Una svista pazzesca. Anche gli avversari, per dire, non hanno protestato”.

A dar noia soprattutto l’atteggiamento del signor Carella.

È stato indisponente con tutti i giocatori dal primo minuto, non voleva parlare, aveva sempre da ridire. A fine partita sono andato a chiedergli spiegazioni, mi ha detto: “guardiamoci le immagini insieme”.

Della partita che possiamo dire?

Abbiamo fatto una buona gara, sia per il valore dell’avversario che per il campo pesante dovuto alla pioggia. Siamo arrivati vicini a far male, ci è mancato solo il gol.

Tra le tante occasioni, quella di Cesarini a inizio gara. Non sei stato tu a murare il tiro?

No, è stato il difensore. Cesa l’ho visto all’ultimo, ma mi sono spostato in tempo.

Invece hai respinto il tiro di Plescia nel finale, salvando un gol già fatto.

Mi sono trovato lì, ho provato a non prenderla di mano e ho respinto tra testa e spalla.

Col Renate è arrivato il sesto cartellino giallo.

Ne parlavo l’altro giorno coi compagni, non mi è mai successa una roba del genere in carriera. Ogni volta che vado a contrasto mi ammoniscono. Domenica su un salto banale ho allargato un po’ il braccio. Vorrà dire che dovrò evitare qualsiasi intervento.

Siamo a un terzo di campionato e ancora non si vede un’antagonista del Monza.

Sì, effettivamente si sta facendo fatica a trovarla. Dietro stiamo perdendo colpi a turno: prima noi, poi l’Alessandria e ora la Carrarese. Una diretta concorrente il Monza non ce l’ha e alla lunga sarà un problema.

Nel Monza tra l’altro hai debuttato da calciatore.

Sì, dopo due anni nei Giovanissimi del Milan.

Berlusconi cercava ragazzi del territorio per comporre la squadra. Non è arrivata una chiamata?

C’è stato un contatto l’anno scorso quando ero a Padova, ma non era ancora entrato Berlusconi. Ovviamente mi avrebbe fatto piacere perché è la squadra della mia città, ma sono contento così.

Nel tuo curriculum la prima annata in doppia cifra è all’estero: Verviers, serie B belga, a 23 anni.

Il loro mister, Oliseh, nigeriano ex Reggiana e Juventus, che cercava un attaccante. L’offerta è arrivata tramite il mio procuratore di allora, Giuseppe Accardi. All’inizio ero scettico, ma devo dire che è andata benissimo. Ho imparato il francese, mi sono integrato facilmente grazie anche ai tanti italiani emigrati in Belgio. Anzi, tornando indietro non so se sarei tornato in Italia.

15 novembre 2010, titolare col Grosseto al Franchi, contro il Siena di Conte, in B. Cosa ricordi?

Che prendemmo una bella scoppola (ride, ndr). Era un derby sentito, una bella cornice di pubblico. Pareggiamo subito ma poi perdemmo 3-1.

Nel ritorno, a Grosseto, invece non c’eri.

Nonostante avessi fatto 4 gol, a gennaio scelsi di scendere in C1, al Pisa, perché mi vedevo chiuso. Forse è il mio più grande rammarico, poteva cambiare il corso della carriera.

Il Siena e il Franchi li ritrovi col Santarcangelo, il 22 febbraio 2016. Aria completamente diversa.

A fine partita ricordo qualche contestazione fuori dallo stadio. Noi facemmo una gran partita, con una mia doppietta.

Nel Santarcangelo c’erano anche Gerli e Arrigoni.

Con loro avevo già un bellissimo rapporto. Fabio arrivava dall’Entella e dimostrò di essere grandissimo giocatore. È un ’96, all’epoca era come un classe 2000 adesso, ma aveva già tanta personalità e giocò quasi sempre. Tommy aveva più difficoltà a trovare spazio ma lo vedevi che era di prospettiva, che aveva qualità.

Oltre a loro c’è il gruppo Reggiana (Cesarini, Panizzi, Lombardo). Chi frequenti più spesso fuori dal campo?

Un po’ tutti, chi ha la famiglia magari un po’ meno. Panizzi vive in centro come me e lo vedo di più. Ma spesso andiamo a cena tutti insieme.

Chi offre la cena?

Una l’ha offerta Cesarini quando ha fatto il 100° gol. Qualcuno da far pagare si trova!

Tornando al curriculum, dopo Santarcangelo arrivano due annate di grande livello a Reggio Emilia e Padova.

È andata molto bene. A Reggio ho sfiorato la B per pochissimo, l’anno dopo ci sono riuscito.

A Padova però non va bene l’anno dopo.

Ci sarebbe da scrivere un libro per cosa è successo, non solo a me. C’era un gruppo incredibile e in pochi mesi è stato buttato all’aria, non a caso la squadra è anche retrocessa. Ma con la piazza e la società mi sono lasciato senza problemi.

Gli ultimi sei mesi, da gennaio a giugno 2019, alla Vis Pesaro.

Una parentesi un po’ così, anonima. Erano stati mesi difficilissimi, ero turbato a livello mentale. Scelsi Pesaro perché c’era Colucci che avevo avuto a Reggio Emilia. Ci siamo salvati, però personalmente non ho fatto bene.

E poi si arriva al Siena, ma era fatta con l’Arezzo.

Quel giorno ho combinato un bel casino (ride, ndr). Avevo quasi chiuso con l’Arezzo, sarei dovuto andare a firmare il giorno dopo. Mi ero già sentito con l’avvocato De Rensis, che è il mio legale dal 2015, poi mi ha contattato Vaira ed è nata la trattativa. A quel punto volevo solo il Siena. Il giorno dopo apriti cielo, il Padova non mi voleva mandare a Siena perché mi aveva promesso all’Arezzo. Poi però le cose si sono risolte.

Il tuo bilancio provvisorio alla Robur?

Personalmente non sono soddisfatto perché so che posso e devo dar di più, però sono contento perché ho trovato un grande gruppo di lavoro, si può crescere e far bene insieme. Prima viene il gruppo e poi il singolo. E poi sto giocando di più, spero di poter ripagare la fiducia con i gol.

Che per ora mancano, siamo fermi a uno in campionato.

Mancano, è vero, il gol è importante, a livello di fiducia ti dà morale. Sta compensando Cesarini, ma sono sicuro che anche Ortolini e Polidori si sbloccheranno e daranno una mano.

Cosa sogna Guidone con la Robur?

Sogno sempre in grande, perché sognare è la cosa bella del calcio. Sono venuto qua con grande entusiasmo e voglia di fare bene. La società ha grandi ambizioni, bisogna crederci.

Nella speranza di vederti segnare altri gol al 96’ come con l’Arezzo.

Quelli spero ci siano ogni domenica. Per ora ce n’è stato solo uno ma bellissimo, in una partita importante, ma spero ne arrivino altri.

Giuseppe Ingrosso

Fonte: Il Fedelissimo