Il Fedelissimo – Cristiani: “Col Como ho perso un treno, ma ne aspetto un altro a Siena”

“A Lucca siamo partiti benissimo, venti minuti di alta qualità. Poi è arrivato il calo mentale che ci portiamo avanti da tempo. E per fortuna che c’era Nikita, andare sotto dopo il doppio vantaggio sarebbe stato un duro colpo”. Parole di Alessio Cristiani, il giorno dopo la vittoria con la Lucchese.

Ha fatto discutere la rissa finale, in campo, in panchina e in tribuna.

La partita era già tesa di suo. Si è accesa quando abbiamo buttato fuori una palla. Non ce l’hanno ridata e non ce l’aspettavamo. Il loro è un gesto antisportivo, per quello siamo andati verso la loro panchina.

Una soluzione, per evitare queste situazioni, potrebbe essere il tempo effettivo. Al 90’ si stoppa il cronometro ogni volta che il gioco si blocca.

Nel finale c’è sempre nervosismo, potrebbe essere un’idea.

Il tuo gol annullato?

Non mi ero accorto del fallo di Cianci, anzi pensavo avesse toccato il difensore loro. Mi sono girato verso il guardalinee che aveva convalidato, poi ho sentito l’arbitro fischiare.

Poteva starci anche il secondo giallo.

Pietro mi ha detto che non l’aveva presa volontariamente, ma dalle immagini la palla l’ha cercata. È stato graziato ed è andata bene così!

Finora abbiamo visto due moduli. La difesa a tre garantisce più protezione?

Contro la Lucchese è stata l’unica partita in cui abbiamo sofferto. Prima, difesa a tre o a quattro, non c’è stata una squadra che ci ha sovrastato.

Che differenze vedi in campo, rispetto all’anno scorso?

Cianci e Gliozzi sono attaccanti d’area, invece del possesso palla cerchiamo di verticalizzare su di loro. Marotta e Neglia davano meno riferimenti.

Fisicamente come stai?

Abbastanza bene. A parte una distorsione alla caviglia, non ho avuto problemi veri. Molto meglio rispetto alla fine del campionato scorso.

Che era iniziato bene, ma poi…

C’è stato un problema, mi sono stirato. Non recuperavo bene, rientravo e mi rifacevo male.

Come all’andata col Catania, che costò la finale.

Venivo da tre partite in una settimana, le due con la Reggiana e quella col Catania, dopo due mesi che ero fermo.

Hai mai sperato di recuperare, di esserci a Pescara?

Ho fatto tutto il possibile, sono andato cinque giorni a Roma per curarmi, ma il giorno della rifinitura non riuscivo a correre.

Però eri in panchina, e Guberti e D’Ambrosio sono entrati lo stesso.

Ero lì vista l’emergenza, ma non sarei mai potuto entrare. Non ce la facevo nemmeno a camminare.

Un gran peccato, anche perché eri quello con più finali alle spalle: quattro, e ben due vittorie.

Col Como in C e con il Viareggio in C2. Sapevo come gestirle, cosa si provava.

Il Cosenza ha fatto un po’ quello che fece il tuo Como?

Sì, anche loro sono entrati nei playoff alla fine e si sono fatti tutti i turni. Col Como era tutto in discesa, giocavamo spensierati, nessuno ci chiedeva niente.

In estate nessuna richiesta per te?

No. Subito dopo la finale il mio procuratore ha parlato con la società, che gli disse che facevo parte del progetto.

Dura allenarsi con una rosa mai completa.

Il ritiro è la parte fondamentale per costruire una stagione. Crei un gruppo, un’identità di gioco, conosci i compagni. L’anno scorso è stato così. Siamo partiti malino, pareggiando con Gavorrano e Prato in Coppa. Poi col lavoro e i risultati tutto veniva più facile.

Com’è essere sballottati dalla B alla C, continuamente?

Una bruttissima sensazione. Un giocatore vuole sapere il campionato e le squadre da affrontare. Fino ad agosto non avevamo una squadra e mi chiedevo: se si va in B, come facciamo a giocare? Un giorno eri in B, quello dopo in C, poi di nuovo in B. A livello mentale ci ha levato tanto ma ora è tutto alle spalle.

Adesso sei in scadenza.

Penso a far bene quando vengo chiamato in causa. Se poi arriva una chiamata per il rinnovo ne discuteremo. Vorrei restare, certo, perché mi trovo davvero bene.

Quando ti fermi in una città lo fai per molto. Lo dice il tuo curriculum.

A parte Benevento, sono rimasto quattro anni sia a Viareggio e Como. Diciamo che mi affeziono facilmente.

Più due anni all’Armando Picchi, dove giochi con Pavoletti. Sai che a tal proposito ti ha citato Massimiliano Allegri di recente?

Sì? Cos’ha detto?

“Cristiani si vedeva che aveva meno prospettiva, era più pronto per una Lega Pro. Pavoletti avrebbe fatto più carriera”.

Ha avuto ragione, ci ha azzeccato in pieno!

Non c’è stata la possibilità di invertire la profezia di Allegri? Doveva andare così?

Trovata la B, col Como, sono stato sfigato. Sei mesi fermo per infortunio, ma quando ho giocato ho fatto 13 presenze e 3 gol. Poi siamo retrocessi, il Como è fallito e ho perso un treno. Ma un altro potrebbe arrivare.

Col Siena, magari.

Magari!

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo