Il comune adesso avrà 90 giorni per rispondere dovrà dire sì o no all’interesse pubblico del piano

Il Siena, per la realizzazione del nuovo stadio Franchi, ha attinto a piene mani dalla nuova normativa prevista nella legge di stabilità. Ovviamente la legge riguarda qualsiasi impianto sportivo e si basa su tre punti fondamentali.

Il primo riguarda l'investimento privato, che deve essere un `soggetto' in accordo con la società sportiva (ma può essere la stessa società ad investire) che avrà "il suo ritorno economico, oltre che dagli incassi delle partite, da tutte le attività più o meno legate all'impianto necessarie a far quadrare il piano economico-finanziario, con l'unica esclusione del residenziale'' come spiega una recente inchiesta del Sole 24 ore. Il secondo aspetto è legato ai tempi. Il comune ha tempo 90 giorni per dare una risposta ("la nostra speranza che il sindaco possa darcela parecchio prima" ha detto mercoledì sera dopo l'incontro il presidente Massimo Mezzaroma) o meglio, 90 giorni per dichiarare il "pubblico interesse". Poi 120 giorni per approvare in conferenza di servizi il progetto definitivo ("che diventano 180 in caso di conferenza di servizi regionale), poi altri tempi celeri per la pronuncia del Governo in caso di inerzia sui primi termini e infine possibilità di decisione del Consiglio dei ministri per i grandi impianti". Terzo punto la possibilità di variante urbanistica semplificata con conferenza di servizi gestita dalla Regione.

C'è un nodo compensazioni, ovvero quello di realizzare investimenti immobiliari proprio per questo fine, una volontà da parte di squadre che hanno gli stadi all'interno del centro. "In realtà – sottolinea Il Sole 24 Ore – le esperienze di projet financing "urbano" di questi anni insegnano che spesso i comuni hanno saputo inventare, senza leggi ad hoc, compensazioni urbanistiche (aree e cubature in permuta) date ai privati in cambio della realizzazione a loro spese di opere pubbliche.

In Italia, al momento, solo Juventus e Udinese hanno operato su questo fronte attraverso una concessione di diritto di superficie al privato per 99 anni. "Tuttavia – sottolinea l'inchiesta del quotidiano di Confindustria – c'è un margine di incertezza giuridica. Sia che si consideri la concessione nel campo di quelle demaniali (intervento del tutto privato seppur in area pubblica) o di costruzione e gestione, andrebbe fatta la gara per assegnare la concessione. Tuttavia, il fatto che si parli di squadre di calcio di una specifica città potrebbe giustificare la trattativa diretta con la società interessata. Nel caso della Juventus si è scelta la trattativa diretta, nel caso dell'Udinese il comune ha invece fatto una gara per la concessione, a cui ha ovviamente partecipato l'Udinese calcio. Circa i lavori, se siamo nella concessione demaniale sono chiaramente affidati in modo libero dal privato (la Juve ha fatto tutto in affidamento privatistico) mentre l'Udinese è stata costretta dal comune a fare gare pubbliche di lavori.

Fonte: Corriere di Siena