Il commissario Miele: «La mia Lega Pro: meglio pochi club però più sani»

Nome e cognome dicono tutto. Tommaso, come il santo che voleva metterci il dito e anche lui di Aquino, in provincia di Frosinone. Miele, come quello che serve per diluire i veleni e ricomporre i cocci della Lega Pro. Il magistrato della Corte dei conti è il commissario scelto da Carlo Tavecchio per gestire (fino al 31 ottobre) quello che è stato il regno di Mario Macalli per 18 anni. Adesso c’è lui dietro alla scrivania più importante della chiacchierata sede della Lega, con un sorriso rassicurante, una bella stazza e una pila di faldoni da studiare. «Sono appassionato: non si direbbe, ma 40 chili fa giocavo! E quando mi sono laureato qui a Firenze ho coltivato una certa passione…».

Adesso si ritrova in trincea.

«Sto facendo ricognizione dei problemi. Ringrazio Macalli per quello che ha dato, la struttura è efficente; rimetto in moto una macchina che s’è fermata qualche giorno dopo le sue dimissioni. Non entro nel merito di ciò che ha portato alla sua scelta, non me ne frega nulla».

Domani debutta nel Consiglio federale.

«Ci andrò in punta di piedi, conoscerò la situazione e poi dirò la mia. Come San Tommaso e il bue muto: parlo quando devo. E quando parlo, parlo».

Approvare il bilancio che ha portato a questa crisi, far ripartire i campionati il 6 settembre e indire le elezioni. Cos’altro le ha chiesto Tavecchio?

«Ci siamo conosciuti, mi ha nominato, mi ha detto che il mandato è quello. Stop».

Tavecchio non le ha chiesto di partecipare al tavolo per la riforma dei campionati che vorrebbe definire entro il 14 agosto?

«No. Io comunque mi voglio confrontare con le società, dovremo fare un’assemblea ad agosto».

Lei ha il potere per approvare il bilancio. Il no delle dissidenti era una mossa solo politica o anche sostanziale?

«E’ stato scelto un magistrato della Corte dei conti apposta. Ho avviato le verifiche sulle criticità emerse per andare in fretta all’approvazione: le valutazioni politiche non mi interessano».

Otto squadre non iscritte, una da rimandare in B al posto del Parma, poche pronte a versare 500mila euro a fondo perduto per il ripescaggio. Sarà impossibile rivedere i tre gironi a 20?

«Mi sa di sì. Aspettiamo il Consiglio federale, ma il quadro è quello. E poi ci sarà la giustizia sportiva. Comunque è meglio avere meno squadre ma sane che tante situazioni ballerine. E occorre più severità nell’accertamento dei requisiti».

Nonostante le parole e le riforme ci sono sempre troppi club in difficoltà: colpa loro, del sistema o della crisi?

«Il sistema calcio necessita di qualche correttivo, soprattutto nella distribuzione delle risorse, con una moralizzazione».

Le società hanno certezza sui costi, mai sui ricavi. Adesso, visto che i diritti tv sono aumentati, lei potrà dare più certezze?

«Invito le società alla prudenza. Qualcuno fa il passo più lungo della gamba, facendo contratti al buio. Mi voglio confrontare con loro, ad agosto spero di avere un quadro più chiaro sulle risorse».

Conferma che i 200mila euro a società di fideiussione per l’iscrizione saranno garantiti dal Credito sportivo?

«E’ stata trovata una soluzione portando dal 30 giugno al 31 ottobre 2016 la scadenza di una linea di credito da 12 milioni».

Il vecchio Direttivo ha stabilito di fare rose con 16 giocatori over e 8 under: se le risorse saranno distribuite a prescindere dall’utilizzo dei giovani, non le sembra un passo indietro rispetto al lavoro di anni?

«L’attenzione verso i giovani deve restare alta, le risorse andrebbero distribuite in quel senso».

E’ vacante il selezionatore della categoria, dopo la mancata conferma di Bertotto. Sceglierà lei il sostituto?

«Sì, è un mio compito e lo farò a breve».

Sarà ancora un campionato spalmato in più orari e giorni?

«Mi sono chiesto se lo spezzatino fosse utile: visto che sono cambiati i tempi, mi sembra giusto farlo, anche per le risorse».

Come ridare credibilità a un torneo ferito da guai di ogni tipo?

«Le società devono capire che è nel loro interesse far parte di una Lega vitale, efficente e limpida. E se ci sono società sane, a livello etico il calcio ci guadagnerebbe e avrebbe meno frodi».

Che tempi prevede per i processi? Lei ha deciso di far partire il 14 agosto la Coppa italia…

«Massimo rispetto per gli organi federali. I tempi non li detto io. Ho comunicato l’inizio dell’attività per evitare indiscrezioni, se l’organico non sarà pronto lasceremo qualche casella vuota».

Una volta partiti i campionati, si potrà dedicare alle elezioni. Ci saranno un candidato nel segno della continuità e uno espresso dai dissidenti?

«Sono già al lavoro, spero di stare nei tempi. Sulle candidature non mi interessa quel che succede».

Dei due fronti è in maggioranza quello che ha portato alla caduta di Macalli: lei intende fare incontri ad hoc?

«No. Vorrebbe dire perpetuare un sistema che voglio debellare. Non me ne frega nulla delle cordate».

Magari il giochino le piacerà e si candiderà lei…

«Non credo: continuerò a fare il magistrato».

A Macalli forse è stata fatale anche l’ingombrante presenza di Lotito: lei lo conosce?

«No, non conoscevo nemmeno Tavecchio. Su queste cose non entro, non mi interessano le beghe politiche. La mia forza è l’indipendenza, ne sono gelosissimo, non subisco pressioni».

Lei si è presentato annunciando grande rigore. Dove ha già capito che dovrà usarne di più?

«Nel cercare di moralizzare. Tanti dicono che questo è un mondo difficile, fatto di illeciti e scandali; sarà dura, ma voglio lasciare il segno». Tommaso Miele, laureato in Giurisprudenza, già funzionario di Polizia, a 30 anni è entrato alla Corte dei conti, di cui è consigliere

E’ presidente dell’Associazione Magistrati della Corte dei conti, è stato presidente della scuola per Magistrati della Corte dei conti, oltre che capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della Sanità e consigliere della Presidenza del Consiglio.

Fonte: La Gazzetta dello Sport