IL CALCIO NEL DESERTO di Mario Lisi

Se c’era ancora bisogno della conferma di quanto i tifosi siano importanti per il gioco del calcio, basta ed avanza lo squallido spettacolo della prima semifinale di Supercoppa Italiana nella lontana Arabia Saudita tra Fiorentina e Napoli. Nonostante i tre gol, infatti, si è giocato nel silenzio surreale di uno stadio semideserto dove i fuochi d’artificio e le luci psichedeliche all’ingresso in campo dei protagonisti stridevano con il deserto delle tribune. Ogni tanto la TV inquadrava improbabili supporter delle due squadre che, come da copione, agitavano stancamente qualche sciarpa e qualche vessillino con i colori delle due società, distribuito evidentemente all’ingresso. Una bambina spaesata e dal sorriso triste veniva spesso portata alla ribalta del teleschermo mentre svogliatamente sventolava una bandierina con lo stemma del Napoli… non una “pena” ma quasi.

Un calcio liofilizzato, insomma, ridotto a pura esibizione, ad uso e consumo solo dello strapotere televisivo e meno godibile di un rumoroso videogioco davanti alla consolle. Niente genuine coreografie, niente cori e sfottò, niente striscioni, niente colorita ressa sugli spalti, tutte cose che giocando in Italia avrebbero offerto ben altra immagine di come nell’italico stivale è celebrato e vissuto lo sport più bello del mondo.

Oggi tutti i giornali sono concordi nel definire l’ennesima edizione di questa importante competizione nazionale in terra straniera un’umiliazione per il calcio italiano, snobbato dal pubblico arabo che, evidentemente ormai avvezzo alle gesta di Ronaldo e compagni, sarebbe stato senza dubbio più attratto dalla Juve e dal Milan piuttosto che da compagini stanche ed incomplete per l’assenza di tanti loro calciatori impegnati nella Coppa d’Africa.

Eppure l’amministratore delegato della Lega di Serie A, nell’intervista prepartita, si era sperticato in elogi per l’ennesima migrazione all’estero e per la nuova formula a quattro squadre dimenticando quanto questa vada ulteriormente a gravare sui muscoli dei calciatori e falsi il calendario proprio nel momento dell’avvincente  testa a testa tra Inter ed Juve per mettere lo scudetto tricolore 2023/24 sulla maglia.

In fondo il miglior commento a questa stucchevole vicenda ce l’ha elargito la settimana scorsa mister Sarri quando, col suo timbro di voce arrochito dal fumo, ha usato l’espressione “Prendi i soldi e scappa”, salvo poi partire per Riad a fare il proprio ben retribuito dovere di allenatore laziale. Il denaro, infatti, è il vero motivo di queste trasferte là dove a suon di milioni certi paesi cercano di rifarsi il trucco e far dimenticare come taluni fondamentali diritti umani siano a quelle latitudini ignorati e negletti.

Ma siccome il calcio italiano ha bisogno di quattrini come l’ossigeno che si respira, non è stato ancora una volta il caso di fare gli schizzinosi, tanto è vero che l’Arabia Saudita ospiterà la Supercoppa tricolore anche nel 2025, 2028 e 2029. Una pioggia di soldi assicurata, dunque, per i nostri grandi club con i bilanci perennemente border-line. E chi se ne frega, è il caso di dire, dei tifosi che potevano assiepare davvero le tribune e dar sapore alla competizione!

Perciò chi come noi fa del tifo il motivo del nostro stare insieme non si può astenere da un’amara riflessione valida ad ogni latitudine ed in ogni categoria: i tifosi sono fondamentali perché lo spettacolo calcistico, anche quando è tecnicamente modesto, valga la pena di essere mandato in scena e vissuto, beninteso senza gli eccessi a cui ogni tanto tocca assistere.

Invece i tifosi sono i grandi tartassati dall’organizzazione di questo “spettacolo” sempre più autoreferenziale, in genere vengono considerati alla stregua di potenziali teppisti e quindi perquisiti, concentrati in angusti “formaggini” e scomode porzioni degli stadi, instradati, incanalati all’entrata ed all’uscita come greggi pericolose. Quando non vengono privati, come purtroppo sta succedendo a noi, del proprio stadio…

Quasi quasi si finisce per apprezzare (si fa per dire) il calcio ruspante dell’Eccellenza che quest’anno dobbiamo farci bastare in attesa di auspicate risalite nel professionismo, con però la coscienza a posto per il tifo bianconero che è ed è sempre stato caldo ed entusiasta nel modo giusto. Fa male semmai pensare che del calcio che conta, di quello che adesso spedisce a Riad le Final Four della Supercoppa Italiana, fino ad un decennio faceva parte anche la beneamata Robur.

Per questo a Siena poco ci importa di dove verrà aggiudicata la Supercoppa; facciano un po’ quel che vogliono i padroni del vapore, magari – come oggi scrive provocatoriamente un noto quotidiano on-line – vadano prima o poi a farla disputare perfino sulla luna. In fondo, se il gioco vale la candela, un accordo si trova sempre.

Fonte:FOL – Foto Fanpage