Il calcio è una cosa seria, non un cocktail di parole

E siamo ancora qui, eh già…ancora qui a commentare un’altra brutta figura della Robur, una delle tante di questa stagione che passerà sicuramente agli annali come la peggiore degli ultimi cinquanta anni. Ormai ci siamo specializzati nel regalare gioie a tutte le piccole realtà del nostro girone, un momento di gloria per chi potrà raccontare “di quella volta che abbiamo battuto il Siena”. Una sorta di Befana che distribuisce doni a destra e a manca, con una costanza che ha dell’incredibile. Quella attuale passerà alla storia come l’annata dei proclami e delle belle intenzioni, delle promesse e degli obiettivi mancati, ma potrebbe essere anche un esempio di come non affrontare un campionato, anomalo e difficile, come la serie D, dove vincere non è mai facile, ma che diventa insidioso se non si segue un filo logico. Cosa che non è stata fatta fin dall’inizio. Per arrivare primi in quarta serie ci sono solo due strade: o si costruisce seriamente una squadra che potrebbe ben figurare in serie C o si ingaggiano i migliori in ogni ruolo tra i tanti che militano in categoria. Di esempi ne abbiamo tanti, dal Venezia di Giorgio Perinetti, al Siena di Massimo Morgia. Pur con tutte le giustificazioni per una ritardata partenza, quest’anno non è stata seguita nessuna delle due strade e l’andamento imbarazzante di questa stagione è li a dimostrarlo, per la gioia di quelle società che hanno vissuto un momento di gioia sulla nostra pelle. Ci sarà da cambiare tanto per rivedere la luce e non solo nella rosa, magari misurando anche le parole e le promesse. A questo punto della stagione, che non vediamo l’ora giunga alla fine, non si possono più sentire discorsi e proclami che non trovano conferma nei fatti, tante parole inserite dentro uno shaker e buttate nel bicchiere dei tifosi. Il calcio non è un cocktail, ma una cosa seria, molto più seria di quanto si pensi, soprattutto nella nostra realtà.

Fonte: FOL