Dopo un fine settimana a dir poco scoppiettante, domenica la squadra ha affrontato uno Scandicci in piena salute e che veniva da un risultato importante con il Prato. È inutile parlare della prestazione e della partita, finita al 3° minuto del primo tempo con il vantaggio degli avversari. Una squadra in balia di sé stessa e priva del suo allenatore, reduce da una decisa ma opportuna contestazione. Contestazione mirata soprattutto all’allenatore, che dava in escandescenze fuori luogo e soprattutto ripetute, provocando a più riprese i tifosi che però civilmente non cadevano nell’istigazione, limitandosi ai classici cori di disappunto. Segue poi il silenzio stampa e, addirittura, l’abbandono di una squadra in balia di sé stessa, non essendosi presentato la domenica in panchina. Senza nemmeno l’allenatore in seconda, squalificato, in panchina va il match analyst fra lo stupore generale. Una reazione che lascia interdetti tutti gli addetti al mestiere di tutte le società di calcio: dai dilettanti ai professionisti. Una cosa mai vista. Difficile capire cosa gli sia passato per la testa: prima il sabato al Bertoni con reazioni provocatorie, poi con la sua “fuga”, con cui peggioravano la situazione e il quadro psicologico della squadra, in balia di se stessa, che apprendeva solo la mattina della sua defezione. Così, abbiamo assistito attoniti ad una ridicola messinscena di una partita di calcio. Il quadro si conclude, ad oggi, senza una riga di commento da parte della società che invece si era affrettata, sabato, a fare un comunicato aggressivo e minaccioso nei confronti di chi aveva osato contestare, con proteste anche colorite ma mai oltrepassando il limite. Siamo tutti curiosi di vedere come questa fugace proprietà, con i suoi rappresentanti societari, riuscirà a venine fuori.
Mezzo vuoto
Squadra confusa, preda di isteria, che a momenti è stata allo sbando e alla mercé dei giovanotti dello Scandicci. È inevitabile stigmatizzare il comportamento della società prima, durante e dopo. Tralascio poi il comportamento dell’allenatore, del quale non capiamo se il suo abbandono della nave in mare aperto sarà – come dovrà essere – definitivo. Certo che la sua dipartita dovrà necessariamente causare il naufragio del progetto Bellazzini nella sua interezza. Dal secondo allenatore Lelli (suo clone tecnico-tattico) e di tutto il gruppo di lavoro. Alla luce del momento incredibile che stiamo vivendo a Siena c’è la dimostrazione che questo è il risultato di una società mal assortita dove mancano figure importanti conseguenti ad una proprietà (distante molti chilometri) assolutamente incapace di comprendere, trovare soluzioni e che è probabilmente intrappolata nei ghiacci artici fra i pinguini e gli orsi bianchi, ma lontano dal calcio italico. Se tutto va bene siamo rovinati.
Mezzo pieno
Niente.
Forza Siena e Forza la Robur
Fonte: Fol
