In uno scenario inconsueto per una partita di quarta serie, i ragazzi della Robur si sono ottimamente comportati. L’incontro nascondeva insidie: partita di cartello, pubblico e un match con una formazione di celebrati e strapagati giocatori spesso di categoria superiore. La realtà del campo invece ha visto la banda Bellazzini giocarsela a viso aperto e bene, bloccando l’avversario tatticamente e isolando le bocche da fuoco avversarie. Mostrando, allo stesso tempo, concentrazione, carattere, autostima e consapevolezza: in una parola, maturità. Tutto ciò ha praticamente costretto i temuti avversari (sostenuti fra l’altro da un pubblico notevole) a cercare improbabili lanci senza mai superare o quasi la linea mediana. Di contro, ahimè, abbiamo buttato al vento, vuoi per sfortuna o errori sotto porta, una vittoria più che legittima dopo un dominio tecnico tattico. Bene così, anche se rimane l’amarezza in fondo al cuore per aver fallito i tre punti che ci avrebbero consentito di stare alle calcagna della capolista che, di contro, non sbaglia un colpo. Film già visto ma così è. Su 10 partite il Grosseto si presenta con 8 vittorie un pareggio e una sconfitta. Ruolino di marcia notevole e purtroppo temuto. Ma ieri la Robur c’è stata e al primo esame ne esce con un bel voto. Sarà dura, anzi durissima continuare, ma nonostante un budget limitato siamo lì, secondi puliti. Migliore difesa e un attacco che deve però crescere: non vi sono alternative. Domenica abbiamo visto una partita del gruppo contro una squadra di solisti. Anche se non conta niente ai fini della classifica, domenica ha vinto il Gruppo. I solisti hanno perso un’occasione per giustificare i loro stipendi.
Mezzo vuoto
Tutti o quasi ci mangiamo le mani per non aver concretizzato una supremazia tecnico-tattica. In una partita come questa, con difensori arcigni e esperti, attentissimi e privi di fronzoli con le mani e coi piedi, siamo riusciti a mettere l’uomo in grado di battere da solo a rete tre volte. Solo la sfortuna (palo di Menghi, buona prova la sua comunque) o imprecisione (Noccioli da due passi spara alto) ci ha negato la gioia del goal. Quindi, nonostante in passato anche nello scrivente c’era diffidenza per il gioco troppo articolato, mettere davanti a porta tre giocatori diversi in una partita come questa va sottolineato. Il solco è tracciato. Ora sta a loro, i giocatori, fare l’ultimo step: fare goal.
Mezzo pieno
Oltre una difesa a cui vanno elogi vorrei parlare di: maturità, concentrazione e dedizione. Nel calcio sudamericano viene chiamata la “garra”. Cosa che forse in altre partite si era vista meno o a tratti. È vero che nel calcio vince chi fa goal, ma se questo arriva per la giocata di un singolo e dietro non c’è uno sviluppo si va poco lontano. Se ne vince una e si fallisce nelle altre. Il pubblico di Siena infatti ha giustamente applaudito a fine gara riconoscendo tutto questo. L’anno passato ne fu l’esempio. Dopo un grande inizio entrammo in una spirale negativa perché si aveva l’impressione che mancava, appunto, un gioco. Spero invece che quest’anno, consapevoli di giocarsela contro una squadra fuori range, possiamo riuscire a dire la nostra. Se manterremo queste caratteristiche e magari anche, sempre in una logica di fair play finanziario molto cara alla proprietà, provando a implementare la rosa. Poi vedremo a marzo dove siamo. I segnali ci sono, io voglio solo giocarmela e queste partite mi danno fiducia.
Ora Foligno. Altro scomodo cliente ma, ripeto, ho fiducia nel gruppo e nel lavoro. Venderemo carissima la pelle. Forza ragazzotti!
Forza Siena e Forza la Robur
Fonte: Fol
