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Il Bicchiere a cura di Federico Castellani

E ancora un tonfo. Sempre più grosso, sempre più umiliante, sempre in casa. Non ci sono parole sufficienti a descrivere lo stato di prostrazione della tifoseria. Solita partita dove l’impegno non manca ma dove emergono evidenti i limiti tecnico-tattici, e anche caratteriali, di questa squadra. Ormai il campionato volge al giro di boa e il valore della squadra e dei singoli emerge chiaramente con tutti i suoi lati deboli. Non si può più parlare di momento, siamo stufi delle solite parole di circostanza. I momenti sono momenti e durano appunto un breve lasso di tempo. Qui invece è una costante. Gli errori e le prestazioni sottotono sia di gruppo che di singoli sono evidenti e si ripetono. “Noi tireremo dritto fino alla prima curva” sembra essere il motto della squadra. Non ci piace questa situazione perché può virare i tempi ancora più bui. Lo scollamento fra tifoseria, squadra e società è palpabile. La tifoseria è stata riconoscente dei fasti passati ma ora proprio si sta passando ogni limite di decenza. Non piace l’atteggiamento della società e della stessa proprietà che sembra navigare a fari spenti. Senza dichiarazioni pubbliche di intenti e senza consapevolezza. La Svezia è lontana. Un po’ troppo. Tutto cambia affinché niente cambi è il motto che si più si addice. La squadra poi non viene nemmeno più contestata, abbiamo finito le parole. Siamo stufi e, nota di colore, ci fa pensare annoverare molti elementi senesi. Era un vanto fino a ottobre. Ora è una vergogna. Aspettiamo i fatti.

Mezzo pieno

Niente. Non c’è proprio niente di cui parlare.

Mezzo vuoto

Tutto. A partire dal fatto che abbiamo perso con la Fezzanese. Ridente borgo ligure di 950 anime complessive che ha dato una lezione di praticità e dignità. Da San Siro a Fezzano si potrebbe intitolare. Vivere del passato non fa bene ma perdere così dall’ultimissima in classifica, stra battuta, con la media goal incassati inquietante fa peggio. Squadra orgasmica, con le polveri bagnate sempre borderline e pronta a sciogliersi alla prima difficoltà. Perché l’errore, la paperella ci sta. Perdere e non riuscire a raddrizzare una partita con la Fezzanese no. Anzi, rischiare e non dare mai l’impressione di reagire adeguatamente. Solo corsa, affanno costante, palla che scotta, passaggi inutili non più di quattro in fila. Non meritavamo un ritorno al Rastrello così e forse molti giocatori non meritano nemmeno di giocarci. Passerà, certo, se non verrà anche di  peggio e aspettiamo con ansia i risvolti di questa ennesima debacle casalinga. Società e proprietà devono dare risposte a chi paga per vedere uno spettacolo. L’unico aspetto pratico è l’aggiunta al neo Museo Robur di questa sconfitta che verrà annoverata fra i momenti più bassi della nostra storia recente.

Forza Siena Forza La Robur.

Fonte: Fol