Ieri era presente anche Alessandro Barbieri: salvò 15 bambini, ma non chiamatelo eroe

Alessandro Barbieri ha sposato una senese ed è molto legato a Siena e alla Robur, qualche volta è venuto anche a trovarci nella nostra sede e nella passata stagione ha spesso assistito agli allenamenti della prima squadra, sempre nascosto per paura di  disturbare. Ruba con gli occhi, memorizza tutto, perché la sua passione è il calcio in cui si cimenta allenando a livello di settore giovanile. Così su due piedi il suo nome può dire poco, ma Alessandro Barbieri, grazie al suo coraggio, ha occupato le prime pagine di quotidiani e media nazionali per un fatto avvenuto nel 2017  e che lo ha visto protagonista.

Sono passati cinque anni da quel giorno in cui, in una scuola elementare di Via Rasori a Milano stava per consumarsi una vera tragedia. Sono le 8,45, la campanella di entrata è suonata da pochi minuti quando un incendio si sviluppa nella struttura che ospita 540 alunni. All’interno c’è anche Alessandro Barbieri presente per conto del CONI per svolgere una lezione nell’ambito di un progetto di educazione motoria nella scuola primaria. Inizia l’evacuazione della struttura avvolta da un denso fumo, tutti escono ordinatamente, gli insegnati cercano di non far impaurire i piccoli ospiti per non peggiorare la situazione. Barbieri è con loro ma, attirato dalle urla di un’insegnante, si rende conto che la metà di una classe è rimasta intrappolata al secondo piano. Non ci pensa due volte e armato di un estintore rientra nella scuola raggiungendo velocemente la classe isolata. Rassicura i bambini e per portarli al sicuro inventa un “gioco”: prendiamoci tutti per mano, contiamo fino a tre e corriamo via. L’idea funziona e ben presto i quindici bambini raggiungono il cortile, impauriti ma sani e salvi. Per tutti è un eroe nazionale, ma lui rifiuta il ruolo sostenendo di aver compiuto un gesto scontato e inevitabile, di aver fatto solo il proprio dovere. Sembra normale, ma non è proprio così. (NN)

Fonte: FOL