Iachini: Una Robur feroce per l’accelerata

“Siamo come una macchina che superate curve pericolose, si trova all'inizio di un rettilineo e deve spingere sull'acceleratore e andare a 300 all'ora”: questa l'immagine che Giuseppe Iachini fa della sua Robur alla vigilia della sfida con il Chievo. Avversario che il mister conosce bene: fu lui a riportare i veneti in serie A dopo l'unica discesa agli inferi degli ultimi dodici anni, per poi essere esonerato dopo dieci giornate. “Rispettiamo molto il Chievo – ha esordito -, una squadra compatta che gioca insieme da tanto, che si conosce bene, nonostante i diversi cambi di panchina. Sanno attaccare bene la profondità con i due attaccanti, gente di valore che sa come far male, per esempio Pellissier. Lui l'ho allenato, come Luciano e Frey, per il resto la rosa si è trasformata, ma la qualità è rimasta intatta. Campedelli e Sartori hanno dato alla società stabilità”. “Sono rimasto in buoni rapporti con tutti – ha proseguito Iachini -. La nostra è stata una cavalcata esaltante in cui abbiamo tagliato tanti record tra cui quello dei punti. Non è mai facile vincere un campionato, ci siamo riusciti perché fin dal ritiro estivo abbiamo portato avanti un preciso discorso tattico. La stagione successiva, nonostante non fossimo mai scesi sotto la linea del galleggiamento, sono stato esonerato. Molti elementi della rosa erano arrivati nell'ultimo giorno di mercato, non mi è stato dato il tempo di lavorarci. Me ne sono andato con la coscienza a posto, con la consapevolezza di aver dato tutto e di più. Come persona e come professionista, come sempre. Per questo, forse, dietro di me ho lasciato buoni ricordi, anche a Verona”. Iachini, però, guarda al presente. “Domani dovremo fare la nostra partita concentrati, attenti e organizzati dal primo al novantacinquesimo – ha dichiarato il mister -, pronti a leggere, interpretare e vivere ogni situazione che ci si presenterà. Le partite sono spesso figlie di episodi che dovremo sfruttare o fronteggiare, riproponendo quanto provato e detto in settimana”. “Alla fine è il lavoro l'unica nostra medicina – ha affermato l'allenatore della Robur -. Come una donna non bellissima deve truccarsi per essere apprezzata, così noi dobbiamo sempre incipriarci per essere bellocci. Non abbiamo i lineamenti di una modella, allora dobbiamo usare una maschera. Quella maschera è l'applicazione. E' grazie alla fatica quotidiana, alla dedizione e all'impegno che il Siena è riuscito a superare ogni problema, dalla penalizzazione alla trasformazione dovuta al mercato, passando per la crisi della Banca e della città. E' grazie al lavoro che abbiamo trovato una certa solidità difensiva, al di là degli interpreti che cambiano: i ragazzi sanno cosa devono fare sia in fase di possesso palla che in fase di non possesso, e quando parlo di ragazzi parlo di tutti, nessuno escluso. Perché il campionato è lungo e ognuno ha e avrà il suo compito da svolgere. Da parte loro ho sempre avuto la massima disponibilità e ora ne stanno raccogliendo i frutti”. Iachini prosegue ancora nel ragionamento. “Ho impostato sempre le mie squadre dando loro una precisa identità tattica – le parole del mister -, quella che chiedo al Siena, insieme allo spirito e a una applicazione feroce. Ora è il momento di pigiare sull'acceleratore. Chiedo alla squadra la perfezione, pur consapevole che il calcio è fatto anche di imponderabilità. Di situazioni che non ti aspetti, di pali scheggiati o gol presi a freddo che mettono in discussione ciò che avevi preparato”. Episodi che negli ultimi due mesi hanno bloccato il cammino casalingo dei bianconeri… “Con l'Atalanta è andata così – ha ripreso Iachini -. Il calcio è imprevedibile e strano ci sta di non vincere quando lo vorresti. Come con il Parma, quando abbiamo creato tantissime situazioni, che per colpa dell'ultimo passaggio non abbiamo trasformato in occasioni o in gol. Ogni gara ha le sue insidie: a Pescara ci ha sopraffatto l'eccessiva preoccupazione, quando invece il campo richiede sempre serenità, entusiasmo e lucidità. Ma credo che non si possa chiedere di più a questo gruppo. E certe partite, alla fine sono anche un monito per quelle successive”. “Quello che deve rimanere costante però – ha aggiunto il tecnico -, è l'interpretazione degli incontri, sia che giochiamo in casa che fuori, cercando di impensierire sempre gli avversari con la giusta mentalità, mettendoci anche un po' più di cinismo e di concretezza”. Domani la Robur per la prima volta scenderà in campo da squadra salva, al di là degli scontri diretti, cambia qualcosa sotto l'aspetto mentale? “Non abbiamo mai guardato la classifica e non dobbiamo farlo adesso – ha ribattuto il mister -. Non deve interessarci. Dobbiamo voltarci indietro solo per rivedere il nostro percorso, ripensare a quanta fatica e quanti sacrifici abbiamo fatto per essere dove siamo. Dobbiamo continuare a pensare di partita in partita, e puntare al massimo ogni volta. Abbiamo fatto tanto, ma non abbiamo fatto ancora niente”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fedelissimo on line