I nipotini del Grifo di Paolo Brogi

Mi piace ricordare, a costo di essere ripetitivo, che c’è stato un prima e un dopo. Il ‘prima’ fa parte del secolo scorso, quando la nostra Robur vivacchiava tra la serie C2 di allora e la serie C1 sempre di allora senza la minima prospettiva di scalare il calcio italiano. Un amico un giorno mi disse: «Pagherei qualsiasi cifra per fare anche un anno, un solo anno, in Serie B». Non ci fu bisogno di pagare nessuna cifra, il ‘miracolo’ arrivò puntuale nella famosa primavera del 2000 e poi, grazie ai soldoni di Babbo Monte, cominciò la famosa età dell’oro. Non un anno ‘solo’ in Serie B come sperava quel mio amico ma un decennio abbondante fatto di soddisfazioni e tanta Serie A. E qualcuno non era contento nemmeno allora. Sì, avete letto bene, gli scontenti c’erano anche nel momento più alto che abbia mai toccato il nostro Sienone. Poi è arrivato il ‘dopo’. Stop al sostegno economico e ritorno nelle categorie di competenza, quelle del secolo scorso e adesso la Serie B è ancora più lontana di quanto non lo fosse allora. Un paio di fallimenti, la fiducia più volte tradita e quella finale di Pescara che poteva cambiare la storia e che invece ha segnato la fine di tante speranze. Vi ho propinato tutta questa rottura di scatole solo per dire la cosa più impopolare del mondo, ossia che noi siamo questi, una realtà con la Serie C come collocazione naturale, in attesa che qualche altra stella cometa ripassi prima o poi nei nostri cieli. E se ci guardiamo intorno troviamo tante conferme al grigiore generale. Pistoiese, Lucchese, Livorno e Arezzo: avete presente? E dalla serie B sono scese e si sono riavvicinate a noi anche ‘vecchie nemiche’ come Cosenza e Reggiana. Perché l’Italia del calcio è questa, se non ci sono tanti soldi, solo la programmazione e la competenza, ma di quella vera, ti possono permettere il salto di qualità. Altrimenti è durissima e l’Empoli rappresenta un caso più unico che raro. Si va in B, si torna in A, si vendono i migliori e tutto con il sorriso, con una guida che rappresenta praticamente un ‘monarca assoluto’ dotato di enormi competenze. Uno stimato signore che probabilmente nella nostra realtà non funzionerebbe e sarebbe investito dalle critiche dopo poco tempo. Lasciamo stare che è meglio.

Poi è chiaro che l’annata che stiamo vivendo in quarta serie farebbe incazzare anche un santo. Improvvisamente ci siamo trovati davanti tanti ‘nipotini’ dispettosi del famoso Grifo Cannara a rendere le nostre domeniche e qualche mercoledì mortificanti. Con tutto il rispetto per società serie e valide, perdere contro Badesse, Sinalunghese, Montespaccato e Trestina è un qualcosa di inaccettabile per la Robur. Lo è per le ambizioni con le quali ha preso il via questa stagione, dove dovevamo ammazzare il campionato e dove l’unico obiettivo contemplabile era la promozione in Serie C. Non lo è sotto l’aspetto tecnico perché quando fai parte di una categoria sei a tutti gli effetti un componente di quella categoria il tuo passato glorioso conta poco o niente. Forse conta per qualche bischero per dimostrare cosa vuol dire la frase ’non saper vincere’ e allora ecco che dopo aver meritatamente battuto una squadra blasonata ci devi mettere il carico da undici sfruttando i social per infierire senza quell’eleganza che nessuno di noi, in fin dei conti, si aspettava. Rispondere? No, lasciamo perdere, mi viene in mente solo la famosa frase del Marchese del Grillo, noi siamo noi e voi non siete un… Sì, avete capito.

Tornando appunto a noi restano sei partite per chiudere questa stagione da incubo, quindi play-off, se ci saremo e se ci saranno, e poi senza qualche nuovo miracolo testa al futuro  di nuovo in Serie D, per il quale meglio non fare proclami, visto che non porta nemmeno troppo bene. Sono deluso e incazzato come voi, ma forse un po’ meno, perché non mi sono mai fatto la minima illusione sui destini bianconeri in questa primavera 2021. Qualche partita vinta, ma la sconfitta di Montespaccato ha come rotto qualcosa e infatti a Trestina è andata anche peggio. Ora con tanti assenti ecco un trittico di alta qualità come San Donato, Trastevere e Montevarchi. E’ brutto a dirsi, ma comunque vada sarà un insuccesso. Se perdiamo ci incazziamo ancora di più di adesso. Se vinciamo ci incazziamo per aver buttato via una stagione. Insomma ci incazziamo sempre. Per quanto mi riguarda mi incazzerò molto di più se avrò anche la minima sensazione dell’assenza di  una programmazione attenta e meticolosa e con scelte chiare, a partire dai dirigenti, per continuare con  l’allenatore e  finire con i giocatori. E il periodo buono per certe ‘mosse’ in vista del futuro è già quello attuale. Staremo a vedere.

Forza Siena. (Paolo Brogi)

Fonte: FOL