I giudizi dell’annata: il centrocampo

Dopo aver l’analizzato la stagione della retroguardia, è la volta della linea mediana bianconera.

 

AGNELLO: In D ci aveva giocato soltanto da giovanissimo, nella squadra del suo paese (Mazara), e all’inizio paga probabilmente gli strascichi dell’infortunio al crociato rimediato a Rimini. Si riscatta parzialmente nel girone di ritorno, quando con la fascia di capitano al braccio firma una doppietta al Tiferno e poi realizza altri tre gol nelle ultime quattro giornate, chiudendo come il secondo marcatore della rosa dopo Guidone

BANI: fedelissimo di Gilardino, tanta volontà e un ottimo sinistro (vedi il gol a San Giovanni Valdarno), trova continuità nella stagione ma non riesce quasi mai a brillare

DE FALCO: i suoi tocchi e i suoi cambi di campo ci fanno dimenticare, per un po’, di essere in quarta serie. La punizione di Trestina è l’unico squarcio di sole di una delle domeniche più buie della stagione. L’impressione, però, è che col suo talento avrebbe potuto e dovuto dare di più

D’IGLIO: con De Falco rigenera a febbraio un reparto in evidente difficoltà. Si impossessa della regia, scherma la difesa e regala assist sui calci piazzati. Avrebbe fatto molto comodo averlo da inizio stagione

GERACE: cinque partite da titolare ma non riesce ad incidere, pur facendo intravedere movimenti e idee interessanti in fase offensiva. Peccato perché un 2001 in quella zona del campo avrebbe fatto molto comodo. A febbraio va al Borgosesia in cerca di maggiore spazio

HARUNA: oscilla continuamente dal terzino alla mezz’ala, soffre il primo periodo Covid ma cresce in modo esponenziale trovando anche due gol (e potevano essere tre, se col Cannara non glielo annullavano ingiustamente). Dribbling nello stretto, abilità del gioco aereo, duttilità: classe 2000, è il giocatore dal maggior potenziale e il tempo sarebbe dalla sua, ma le regole della D lo penalizzano, un po’ come gli altri suoi coetanei

NUNES: l’impatto con l’Ostiamare, dalla prestanza fisica al tiro da fuori fino ai suoi allunghi box-to-box, lo candidavano a sorpresa della stagione. Rimane invece un incompiuto, anche per demeriti non suoi (problemi fisici e impiego fuori ruolo). Dopo la disfatta di Sinalunga passa al Trento e fa bene, visto che vince il campionato

SARE: voluto da Grammatica, debutta dal 1’ in casa col Montespaccato e incanta per fisicità ed elevazione a Cannara. Nel girone di ritorno accompagna da titolare l’inizio della serie di risultati utili del Gilardino-bis, poi si ferma all’improvviso per un problema al ginocchio e la sua assenza è probabilmente quella che pesa di più nell’economia della squadra, perché vengono a mancare le sue doti da incontrista e recupera-palloni che nessun altro nella rosa bianconera poteva esibire

SCHIAVON: nella prima parte, quando il Siena pian piano si arrampica fino alla vetta della classifica, è quello che fa più fatica. Scivola in panchina ma non si dà per vinto, tanto da ritagliarsi spazio nella fase finale. Qualche barlume da mezz’ala, il ruolo in cui ha fatto carriera

ZULPA: pareva l’uomo della provvidenza, con Gazzaev e Pahars ad aspettarlo per risollevare una situazione a dir poco critica. Dopo i problemi burocratici, eccolo finalmente debuttare a Sinalunga: giallo dopo mezz’ora, altro giallo nella ripresa dopo l’intelligentissima mossa di arretrarlo in difesa, Siena in 9, sconfitta, contestazione dei tifosi. E Giulpa (questa la pronuncia corretta) se ne ritorna mestamente in Lituania

(Giuseppe Ingrosso-Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol