I conti del Siena di Andrea sordi

Ci scusiamo con Andrea Sordi perche la lettera era arrivara venerdì mattina ma per un disguido solo ora è stata messa online:

 

Questi sono giorni strani.

I primi timidi assaggi di estate sono da sempre momenti di particolare tensione: eravamo ragazzi e c’era l’attesa dei risultati scolastici ad inaridire il gusto succoso e dolce delle ciliegie, ora che non siamo più “bordelli” e stiamo al sole a scaldare le ossa stanche attendiamo questa fine di campionato con grande ansia: ne va della vita del nostro Siena.

Mentre aspettiamo l’esito dell’ennesimo ricorso al TNAS e ci prepariamo alla esiziale partita con il Varese, mi ritrovo a ragionare se comprare il Siena (non io, sia chiaro eh!) sia o meno un affare.

Se la cosa la guardiamo così come appare, i margini non sembrerebbero particolarmente allettanti: una debitoria importante, una tifoseria perplessa, un’immagine offuscata e chiacchierata, una congiuntura economica particolarmente severa, anzi negativa come non mai! Insomma, da scappare a gambe levate!

Una vita fa, mi hanno insegnato a non fermarmi mai ad una prima lettura, mi hanno sempre suggerito di leggere anche in maniera disaggregata e prendere in esame parola per parola ovvero numero per numero, vista la fattispecie.

Proviamo a vedere cosa può venire fuori.

Del debito verso la Banca ne abbiamo parlato e riparlato, per il momento mettiamolo da una parte, poi ci ritorniamo. Resterebbero dunque i “debiti propri” ovvero quelli tipici di gestione e gli incassi altrettanto tipici.

I primi sembrerebbero ammontare secondo stime credibili ad una cifra attorno ai dieci milioni; qui ci sarebbe un po’ di tutto: dalle famose fatture del bus, a quelle dell’albergo, da cui la decisione di fare il ritiro prepartita ognuno a casa sua, stile anni cinquanta. Nel mazzo, tanto per non farci mancare niente, dovrebbero conteggiarsi anche gli stipendi. Insomma tanta roba, ma non tantissima: una spesa che sembrerebbe rispecchiare quella di società di uguale profilo. Ed ora veniamo agli incassi. E’ ragionevole valutare che tra abbonamenti, “paracadute”, televisioni, attività di mercato (cessioni) ed un modesto contributo dallo sponsor e dalla pubblicità il Sienone nostro dovrebbe aver portato a casa una cifra più vicina ai quindici che non ai dieci milioni.

E allora? Ed allora una gestione che i probabili numeri ci direbbe virtuosa diviene, viceversa, fallimentare perché la liquidità riveniente dalle attività proprie, che affluisce, in nome della tracciabilità, sui conti bancari, potrebbe essere stata drenata ovvero resa indisponibile dal creditore principale, per non parlare delle quote trattenute in garanzia presso altre istituzioni.

Ora è il momento di tornare a parlare del debito principale.

La vita del Siena non dipenderebbe dunque solamente dal campo, ma anche e principalmente dalla disponibilità che potrebbe dimostrare il “Monte” di discutere il proprio credito.

Con un debito dilazionato stile Lazio e ovviamente “ripensato”, sarei portato a credere che l’ultra centenaria società potrebbe avere ancora molte primavere cui sorridere. Diversamente sarebbe buio, buio pesto, con la Banca sicuramente orgogliosa della sua intransigenza, ma con una bella e certa perdita da scrivere nel conto economico, tacendo, per il momento, dei rischi di legge peraltro da quantificare, comunque una bella “salacca”! Mi sembrerebbe che non ci sia proprio, come si dice a Siena, da scialare!

Io credo che comprare il Siena, ossia subentrare nei suoi debiti, potrebbe essere un vero affare se ci fosse qualcuno disposto a farsi avanti e, una volta raggiunto un accordo con la Banca, finalmente divenuta attenta ai suoi interessi e non più scioccamente stizzosa, sapesse circondarsi di collaboratori preparati e fedeli in grado di definire strategie gestionali in grado di garantire uno strutturale equilibrio tra entrate ed uscite. Guardate, non sono cose da marziani, il Chievo lo fa, così pure il Parma, ma anche l’Atalanta.

Allora?

Io, se avessi i quattrini, lo comprerei il Siena, poi sai che fola!

 

Andrea Sordi