La faccia è la solita, l’espressione è quella di sempre. Ma sono le parole a tradire l’emozione. “È la prima volta che ricevo un premio del genere, la prima volta da quando lavoro nel Siena”. Un premio sacrosanto, quello del Siena Club Enrico Chiesa a Nermin Hodza, per oltre un quarto di secolo magazziniere della Robur.
“Se sono qua da 26 anni vuol dire che ci sto bene. Sono contento di quello che faccio, mi piace stare a contatto con i giocatori. Per me è un onore lavorare in questo club”, sottolinea Hodza, che è entrato nel Siena nel 1999. “Cercavano un magazziniere. Devo ringraziare Mario Brandini, mi portò lui allo stadio. Poi ho conosciuto Marzia Franchi, che lavorava in lavanderia, mi ha dato una mano anche lei e suo marito Mario Anselmi. Da lì ho cominciato con il Siena. Quando entrarono Ponte e Pastorello andai un mese e mezzo a Verona, l’Hellas era in Serie A, per vedere come viene organizzato un vero magazzino. Poi sono tornato a Siena e ho cominciato a fare il magazziniere. Ho gestito anche molte squadre del settore giovanile, sono molto contento di aver fatto questo percorso”.
“Il momento più bello – prosegue Nermin – è stato quando abbiamo vinto con Conte in Serie B. Era un gruppo fantastico. Se è vero che Conte voleva portarmi alla Juventus? Non fu lui a contattarmi direttamente ma altre persone con cui lavorava. Mi dissero che aveva bisogno di un traduttore perché c’erano dei giocatori serbi. Potevo andare ma sono rimasto qui”.
“Siena – conclude – è una famiglia, la conosco come le mie tasche. Conosco la squadra, la gente in città, ho tanti amici. Mi sono comportato sempre da professionista con tutti. I tifosi? Sentirli tifare mi fa sentire uno di loro, è un’emozione unica, così come quando arriva un gol. Se faccio questo lavoro con piacere è anche per questo motivo. Ci sono stati dei momenti in cui stavo per mollare, ma poi ci ho pensato e ripensato e alla fine ho deciso di rimanere, di ricominciaro da capo”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
