Ho un sassolino nella scarpa……

Nel 1942 Natalino Otto cantava “Ho un sassolino nella scarpa”, un grande successo sempreverde conosciuto e canticchiato ancora oggi. Da qualche tempo il celebre brano è diventato la colonna sonora della Robur 2015-2016. Tutti hanno un sassolino nelle scarpe che li disturba come se le strade di Siena fossero ricoperte non dalla pietra serena ma da un abbondante strato di brecciolino di cava.

Gli ultimi a volersi levare il fastidioso sassolino dalla scarpa sono stati Ponte e Carboni ma lo hanno fatto nel modo e nel luogo sbagliato, ovvero nella sala stampa di L’Aquila, tra lo stupore e il fastidio dei giornalisti locali che non hanno esitato a farglielo notare.

I due sfoghi hanno origini diverse e qualche giustificazione potrebbe essere concessa a Carboni che, a suo dire, sarebbe stato attaccato sul piano personale. L’allenatore ha difeso giustamente la sua moralità e il suo intervento – pur avendo i suoi strali colpito una persona per un’altra – è giustificabile. Chi ha messo in dubbio la moralità dell’allenatore ha sbagliato e siamo solidali con lui, un conto è non condividere scelte e tattiche, un altro è l’attacco personale. Già in precedenti interventi abbiamo sottolineato come Carboni, pur con tutte le giustificazioni del caso, non ci abbia mai convinto più di tanto soprattutto perché, quando una squadra prende delle clamorose imbarcate come ha fatto la Robur in questa stagione, l’allenatore non può essere esente da colpe.

Diverso e di ben altro tenore è stato l’intervento del presidente Ponte che, come sua consuetudine, cerca sempre dei colpevoli per giustificare i propri errori. Onestamente ci dispiace assistere a un distacco così velenoso tra Ponte e la Robur, pensavamo e speravamo che la prima esperienza senese gli sarebbe stata di insegnamento, ma a quanto pare non è così. Se Ponte ha il merito assoluto di avere rianimato una Robur già distesa nella bara, è altrettanto vero che questo campionato così travagliato e pieno di contraddizioni è figlio di errori che, per ruolo e quote possedute, ha commesso lui stesso. Il primo errore è stato la telenovela sulla mancata conferma di Morgia e alcuni giocatori, una decisione presa già prima della finale scudetto, ma tirata avanti per settimane.  A seguire la scelta del “non” direttore sportivo e quella di Atzori, due scelte rischiose che tali si sono dimostrate.

E chi ha voluto Carboni a Siena? Chi ha cambiato continuamente l’obiettivo finale? Chi ha deciso di stravolgere la squadra al mercato di gennaio? Chi ha sforato il budget previsto a inizio anno? E il socio forte che avrebbe dovuto affiancarlo dov’è? Non ce ne voglia Ponte, ma eviti di cercare nemici nei giornalisti e tra i tifosi, se è stato costretto a cedere la società, se non riscuote le simpatie di molti tifosi, se è sempre al centro delle polemiche, se deve lasciare in altre mani la società che lui stesso ha rifondato, la colpa, se così si può dire, è principalmente sua.

Analizzi con attenzione tutto il cammino percorso dall’inizio della stagione a oggi, riascolti e rilegga tutte le dichiarazioni rilasciate, ripensi  all’atteggiamento tenuto in certe situazioni e capirà, da persona intelligente qual è, che nessuno ce l’ha con lui per partito preso o per antipatia personale. Un personaggio pubblico – e il presidente di una squadra di calcio in particolare – deve mettere in conto che può andare incontro a elogi (come è stato) e a critiche (com’è), fanno parte del gioco,  ma tutto dipende dai fatti e dalle parole spese.

Mio padre, dotato come pochi della proprietà di sintesi, avrebbe commentato: “Come mi suoni, ti ballo”. (Nicola Natili)

Fonte: Il Fedelissimo