Haruna, dalla Nigeria a Siena: “Giocavo a pallone per strada sognando Totti e l’Italia”

“Abbiamo passato un momento difficile, ma ora è tutto a posto. Stiamo lavorando bene, sappiamo di dover vincere sempre. In campo siamo più accorti, l’atteggiamento è quello giusto”. A parlare, in esclusiva al Fedelissimo Online, è Adamu Haruna, centrocampista nigeriano classe 2000 e tra i migliori in campo domenica scorsa. “Sono stato 7-10 giorni fuori per un problema all’adduttore. Con la Pianese sono stato schierato nel mio ruolo, mi trovo perfettamente da mezz’ala. Ma sono pronto a giocare dove mi chiede il mister”.

Hai chiuso la gara da terzino, il ruolo in cui ti si è visto maggiormente in questo campionato. Lo avevi mai fatto?

Una volta ad Arzachena. Il terzino di ruolo era squalificato, dissi al mister che potevo farlo, mi provò in allenamento e andò bene.

Ad Arzachena hai fatto 5 presenze in D da gennaio 2020 fino allo stop dei campionati. Nella prima parte della stagione hai collezionato 10 gettoni alla Reggiana in C.

La mia miglior partita è stata nel derby col Modena, sono entrato nella ripresa e sono stato eletto “Man of the match”. A gennaio la Reggiana mi voleva acquistare, ma il direttore sportivo dello Spezia Angelozzi accettava solo il prestito. E allora sono andato all’Arzachena che è di proprietà di Volpi.

Volpi, imprenditore ligure ma ormai nigeriano d’adozione, ha fondato nel tuo Paese l’Accademia Abuja.

Ho iniziato a giocare a pallone per strada, a 5 anni. All’Accademia ci sono stato dai 13 ai 17 anni. Offre vitto, alloggio, allenamenti ed istruzione in lingua inglese. L’italiano l’ho cominciato ad imparare solo al mio arrivo in Italia. Con l’Abuja ogni anno partecipiamo al Torneo di Viareggio, lì lo Spezia mi vide e mi prese nella sua Primavera.

Da quanto tempo non vedi la tua famiglia?

Da più di un anno, l’ultima volta che sono andato in Nigeria era dicembre 2019. Dovevo tornarci a giugno ma non è stato possibile per la pandemia. La mia famiglia mi manca tanto. Sta bene, il Covid là non è così presente come in Europa. Mio padre è un businessman, è a capo di un’impresa nel settore ittico. Segue le mie partite online, mi spinge sempre a fare meglio.

Giocare in Europa dev’essere il sogno di gran parte dei ragazzi africani.

Sì, da piccolo ero un fan di Francesco Totti, è bellissimo poter giocare in Italia anche se è difficile arrivarci. Diversi agenti ti promettono tanto e spesso non dicono il vero. Adesso penso a far bene e migliorare molto per, un giorno, arrivare a debuttare in Serie A.

Intanto domenica inizia il girone di ritorno.

Stiamo lavorando bene, siamo concentrati per vincere e dobbiamo farlo perché è passato troppo tempo dall’ultima volta.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol