Gufi e maestri di vita

. Un distinta signora qualche giorno fa mi ha fatto questa carezza all’interno di uno dei bar che frequento nelle mie mattinate senesi. Caffè, massimo cappuccino e pastina integrale, perché magari qui qualcuno ha già frainteso con il ‘giro dei bar’ di contradaiola e alcolica memoria. No, magari. Non sono più allenato per certe entusiasmanti maratone. Quindi, tornando al nocciolo della questione, dovrei fare l’esperienza del Silvio nazionale, ovviamente in fatto di Covid e non del resto che prenderei subito a scatola chiusa succeda quello che succeda.

La ‘gufata’ di cattivo gusto solo perché nei miei occhi non si leggeva una paura paralizzante per la situazione attuale. Anzi. Un attimo prima a parole avevo osato dire che nonostante il momento difficile dovevamo in qualche modo provare a vivere con quel pizzico di audacia che secondo me ci vuole ogni giorno. E lei la signora con il ghigno maligno aveva lanciato la sua maledizione. Cosa volete farci, siamo ormai nel mondo dei gufi e dei maestri di vita. Per i gufi ci siamo capiti, i maestri di vita sono quelli che invece ti parlano quasi sollevati da terra, imbevuti di tutte le certezze del mondo.

Esperti di virus, contagi, vaccini, quelli che hanno sempre l’amico che gli ha detto una clamorosa e sconvolgente verità, che hanno perfettamente il controllo di tutti i dati sensibili del momento e sono pronti a tirarli fuori per avvalorare teorie, anche le più bislacche, e provare anche a farti passare da bischero. Una volta erano i cosiddetti tuttologi col difettuccio di passare spesso e volentieri da coglioni, ma oggi nell’era dei social dove chiunque può scrivere le cazzate più immonde ed entrare di diritto nel programma di protezione va bene così. Stiamo peggiorando a vista d’occhio, io mi ci metto dentro a questo calderone, per carità, e un bel contributo alla tendenza nefasta lo dà ovviamente la brutta situazione che stiamo vivendo.

Viene quindi una grande voglia di evadere, di provare a non pensarci e qui può salvarci forse il calcio e la nostra vecchia Robur. C’è un campionato che prova ad andare disperatamente avanti attaccandosi a qualsiasi cosa, c’è una squadra che ha voglia di scendere in campo e aspetta con trepidazione di farlo e poi ci sono i tifosi, coloro che attendono di giocare settimana, dopo settimana, rinvio dopo rinvio, imprecazione dopo imprecazione. Nel marasma generale stiamo tornando ad apprezzare il valore delle piccole cose, la normalità della partita al ‘Franchi’, la gioia per una vittoria, la rabbia e la polemica per una sconfitta. Non sappiamo quando ma prima o poi torneremo noi, con quella routine che in passato ci sembrava quasi banale e noiosa e adesso invece desideriamo fortemente. E tutto forse sarà più bello, perché avrà il sapore della conquista, ma durerà poco perché magari avremo già dimenticato i giorni disgraziati che stiamo vivendo adesso ed in fondo è giusto guardare avanti e ambire a qualcosa di più, passo dopo passo, traguardo dopo traguardo.

E’ la natura umana. Per ora inutile sbilanciarsi su quando giocheremo e soprattutto se giocheremo. Come vivrai Johnny? Chiede il Colonnello Trautman a Rambo nell’ultima sequenza del secondo capitolo dell’omonima saga. Giorno per giorno, la risposta dello Stallone mondiale mentre si allontana verso un orizzonte incerto. Sì, viviamo giorno per giorno, provando a sopportare gufi e maestri di vita ma senza dare loro troppo peso. Forse non diventeremo migliori ma dovremo sforzarci di andare avanti con la nostra testa e le nostre idee senza lasciarci tirare per la giacca da niente e da nessuno. Mai.  (Paolo Brogi – email: paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL