50 persone a cena, come gli anni passati da quel trionfo che archiviò forse il periodo più buio della Robur, sei stagioni di fila nei dilettanti. Ieri sera i Fedelissimi hanno omaggiato il 50° anniversario della vittoria del 1976, alla presenza di alcuni dei protagonisti di quella squadra allenata da Ettore Mannucci.
“Il cuore mio sta qui – ha detto l’ex centrocampista Raffaele Jesari, 109 presenze e 15 reti in quattro stagioni in bianconero – ho conosciuto tante squadre ma la nostra era di un altro livello”. E allora rimani con noi, gli viene chiesto. E lui: “Eh, se potessi… divorzio da mia moglie e vengo!”.
Jesari riceve in regalo una maglia e una sciarpa, come gli altri due presenti, il difensore Aldo Notari e l’ala Giancarlo Colombi. “Bello ricordare un periodo indimenticabile, mi fa sentire giovane – sottolinea Notari, che giocò nel Siena sette anni di fila, dal 1973 al 1980 – insegnavo anche a scuola, durante quel periodo mi sono sposato, la mia prima figlia è nata a Siena. Un ricordo a quelli che non ci sono più, stasera ci staranno sicuramente ascoltando”.
“Questa serata mi ha permesso di ripercorrere un periodo della mia vita importante – dice Colombi, che quella stagione firmò 7 dei 15 gol complessivi spalmati in quattro annate – eravamo amici, una famiglia. Valori che andrebbero recuperati nel calcio di oggi. Sono emozionato, per non dire commosso”.
Non è potuto esserci, a causa di un intervento all’anca che lo tiene tutt’ora in ospedale, ma ha voluto comunque mandare un videomessaggio Emilio Ferranti, per ricordare quel “bellissimo viaggio. Un abbraccio particolare a Lorenzo Mulinacci e Nicola Natili, sanno quanto io abbia nel cuore Siena e la vecchia Robur. Quella meravigliosa annata è stata possibile grazie a una dirigenza senese sempre presente, una città al seguito, una squadra di stupendi amici e un uomo alla guida, mister Mannucci. Molti di questi non ci sono più, ma è sempre vivo in me il loro ricordo, come è vivo il ricordo dei magnifici tifosi che ci hanno lasciato. A tutti i Fedelissimi che seguono ogni domenica il Siena, anche oggi come allora, dico: il loro entusiasmo e la passione per la vecchia Robur possono fare la differenza e possono aiutare a riportarla in campionati che la città merita”.
“Speriamo di poter andar via da questa “melma”. Ci vogliono tante cose, a volte non bastano solo i giocatori ma il contorno”, aggiunge Colombi, legando passato e presente. Negli anni Settanta la Robur aspettò sei stagioni per ritornare nel professionismo. Adesso che sta per partire la quarta annata nei dilettanti, la speranza di tutti è di impiegarci di meno. (G. I.)
Fonte: Fol
