Gli untori di andrea Sordi

Guardando agli anni che sono passati, un miglioramento c’è stato: la gente che va allo stadio ha cessato di definirsi sportiva, accettando il più appropriato appellativo di appassionata  ovvero di tifosa.

Un evento importante. Riuscire a capire che “sportivo” è chi fa sport non già chi lo guarda è stato un balzo culturale non da poco (…. come quello se ora si cominciasse, tutti assieme, a pagare le tasse!) . Passare dallo “sport della forchetta” a quello, che so, di correre per le strade è stata una rivoluzione copernicana. Con calma un po’ tutti capiremo anche che lo sport è fatica, rigore, forza mentale e non già solo “veline”, gossip e contratti.

E’ ovvio che tali aspetti rimarranno fortemente presenti, lo erano anche nell’Antica Roma al tempo dei gladiatori (l’eroe dell’arena era vezzeggiato come un attuale Totti), ma potremo, con calma, cominciare ad assistere allo spettacolo supremo dello sport (anche il balletto è sport fatto, appunto, di forza ed armonia) distinguendo tra l’ammirazione per l’atto sportivo/atletico in sé e la passione viscerale per i propri colori. Compiremo, così, un altro passo importante verso quella razionalità che contribuirà a mettere ai margini tutti quei soggetti che “crapulano” sugli sports più popolari e pretendono di imporsi come unici e veri “mediatori” dell’evento.

I presunti giornalisti. Ecco i mediatori, i veri untori. Sono loro che hanno sovraesposto l’evento sportivo, quasi sempre il calcio, instillando nell’appassionato una curiosità morbosa verso tutto ciò che riguarda il singolo sportivo e la squadra, piuttosto che lo sport in sé, tanto da trasformarla in una vera dipendenza, quasi si trattasse di droga. Da qui, grazie alle nuove opportunità tecnologiche, si sono moltiplicati  gli “untori” e con essi le “notizie” che, generalmente non sono tali ma piuttosto delle penose ed incredibili congetture, se non falsi clamorosi, destinate a perpetuare il loro ruolo. Ed allora programmi televisivi, emittenti monotematiche, giornali, giornaletti e giornalacci, insomma di tutto un po’. Ma la verità? La correttezza? La deontologia professionale? Allora chiacchere, sciocchezze, fango pur di vendere, pur di essere ascoltati, pur di accalappiare qualche sponsor.

Solo Oliviero Beha scrisse di scandali calcistici in maniera sistemica ed investigativa, ricercando i mali e proponendo rimedi. Sono passati tanti anni, Beha è ormai silente, il calcio, ma tutto lo sport professionista, è scosso dallo stesso morbo di allora. Di rimedi veri, credibili e non demagogici si continua a tacere.

E questi personaggi vorrebbero (già) condannare (senza processo) il Siena? Ma, per carità…….

Andrea Sordi

 

P.S. sono due giorni che non “offendono” il Siena, c’è da preoccuparsi?