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Giovannini: “Sorpreso dell’esonero di Magrini. Chiamare Indiani il prossimo anno? Non sarei in grado di accontentarlo in pieno”

Domani sarà uno scontro tra due deluse. “È un dato di fatto che praticamente non ci siano state avversarie per il Livorno – sottolinea Paolo Giovannini, dg del Follonica Gavorrano – l’ultimo campionato che ho vinto ad Arezzo ci fu, almeno fino a febbraio-marzo, un bel duello con la Pianese. Addirittura eravamo sotto di 5 punti e nelle ultime 12-13 partite riuscimmo a ribaltare la situazione. Lo stesso a Castelnuovo Garfagnana con Favarin quando c’erano Latina e Grosseto”.

Sfida tra deluse, appunto.

Sì. Le uniche ad aver rispettato i pronostici della partenza sono il Seravezza e la meraviglia del Ghiviborgo. Ho lavorato 11 anni insieme a Indiani, tutti conosciamo la sua bravura, ma la squadra era anche nettamente superiore alle altre. È però il distacco che colpisce, mi aspettavo che ci fosse un pochina più di battaglia. L’unica cosa che mi dà conforto è che se non arrivi primo o non finisci tra le ultime sei, non cambia nulla. Dal 2° al 13° posto non cambia niente. Il mio obiettivo è di salire col Gavorrano nel prossimo biennio. Se non ci riuscirò, sarà un fallimento.

Un giudizio sulla stagione del Siena? Sei sorpreso del cambio di allenatore a questo punto del campionato?

Conosco molto bene Magrini, anche se non ci ho mai lavorato insieme. Mi sembra una persona schietta, corretta, per queste categorie è sicuramente anche un buonissimo allenatore. Ci parlo spesso quando ci incontriamo sul campo da avversari. Potrebbe anche essere successo qualcosa che va di là della scelta puramente tecnica. Certo, se uno la valuta solo da un punto di vista tecnico è un po’ incomprensibile. Magari è successo qualcosa che non sappiamo, ma non voglio entrare in merito perché è già difficile guardare in casa propria, figurati in casa altrui. Però ha lasciato un po’ tutti i sorpresi.

Il cambio di allenatore, spesso, dà una scossa nell’immediato anche a livello di risultati.

Sì, una reazione ci può stare. Ma noi dobbiamo fare il nostro, sappiamo che mancano un paio di punti per raggiungere l’obiettivo (la salvezza, ndr). Abbiamo cinque punti di margine sulla sest’ultima. È un campionato che ormai è andato così. Bisogna cercare di chiudere la pratica quanto prima.

La stagione del Gavorrano?

È giusto fare un po’ di autocritica. Le cose, dal mio arrivo a novembre, sono cambiate ma di poco. Abbiamo totalizzato 24 punti praticamente in un girone, quindi moltiplicati per due sarebbero 48, troppo pochi. Abbiamo apportato dei miglioramenti prendendo dei giocatori che resteranno con me anche la prossima stagione. Parlo di Arrighini, Bramante, Zona. Però è anche vero che la cosa non è migliorata più di tanto. C’è da dire che non sono quasi mai entrato in corsa e quindi anche per me è una cosa nuova. Un altro aspetto singolare è che in carriera non mi ero mai trovato un gruppo in cui non ci fosse un mio giocatore. Tanta gente che avevo sfidato da avversario, come Lo Sicco e Marino, ma nessuno che avevo avuto in passato. Diciamo che il mio sguardo è stato anche rivolto al futuro. Non mi sono solo occupato della parte tecnica, ma anche di cambiare le cose da un punto di vista organizzativo e di far crescere la società. Però ribadisco il concetto: tra salvarsi quest’anno e arrivare due volte terzo nei prossimi due, per me è più un fallimento nel secondo caso. Mi sono prefisso con la società di fare una squadra competitiva e di salire nel prossimo biennio.

È possibile rivedere la coppia Giovannini-Indiani nel prossimo biennio?

Credo di no. Non tanto per ciò che è accaduto in estate, quando c’era questa cordata che voleva comprare il Livorno, capitanata da Lucarelli e Toccafondi, e io venendo via da Arezzo mi ero diciamo “schierato”, pensando che Esciua potesse vendere. Con Paolo siamo amici, ma non sarei in grado di accontentarlo in pieno a Gavorrano.

Gavorrano che però tenterà la promozione già il prossimo anno.

Se sono tornato in D, come ho fatto a Castelnuovo, Massa, Lucca e Arezzo, lo faccio per provare a vincere. Poi ci sono tante variabili: il budget della società, i giocatori da scegliere, le avversarie…

Siena, Grosseto e Gavorrano avranno lo stesso obiettivo. Vuol dire che almeno una delle tre lo fallirà nel prossimo biennio.

E magari quest’altro anno si aggiunge. L’Ostiamare che fa lo squadrone, o ci saranno altre sorprese. Chi l’avrebbe detto che lo scorso anno vincesse la Pianese e non il Livorno? Poi che Siena e Grosseto in D debbano giocare per vincere non lo dico io ma la storia, il bacino d’utenza. Il Gavorrano ha sempre fatto degli ottimi campionati, è sempre arrivato nelle prime quattro o cinque posizioni, ma sono tanti anni che non va in C. Se si presenta l’occasione proveremo a fare qualche investimento superiore, ma con l’accuratezza che contraddistingue la famiglia Manzi. La proprietà è forte ma non sperpera soldi nel calcio. Allestisce buone squadre, ma non credo di poter avere il budget di cui potrà disporre il Grosseto. Sul Siena non mi pronuncio perché non conosco le dinamiche. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol