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Gilardino: “A Siena chi comandava era poco presente. Ci sono state divergenze”

«Al Rezzato era capitata questa opportunità con mister Prina, la società ci diede la possibilità di allenare e per me è stato un nuovo inizio. Da mettere i cinesini per terra, a fare i campi a portare la porta e i palloni. Volevo capire se quella fosse la cosa che volevo fare da grande. La gavetta per me conta. Dopo Rezzato sono stato a Vercelli, dove ho lavorato in un ambiente familiare che mi ha messo a disposizione tutto. Facemmo molto bene con una squadra molto giovane. Poi c’è stata la possibilità di lavorare a Siena, prima in Serie D e poi in Serie C. Sono state esperienze positive, alcune meno positive, ma tutte mi hanno fatto crescere e maturare. Ho potuto sbagliare e capire gli errori e questa è stata la base. Poi è arrivata la chiamata del Genoa». In un’intervista rilasciata alcuni giorni fa al canale YouTube della Lega Serie A, l’ex tecnico della Robur Alberto Gilardino è tornato a parlare della sua esperienza a Siena. Il giornalista Alessandro Alciato si sofferma sui motivi alla base dell’allontanamento del tecnico di Biella nel corso della stagione 2020/21, quando il Siena si trovava al secondo posto in Serie D, ma con la possibilità di issarsi al comando della classifica avendo due gare da recuperare. «Il primo anno in Serie D c’è stata una presa di posizione da parte della società. La proprietà era straniera – ricorda Gilardino – e chi comandava era poco presente. In un campionato come la D non era facile interagire, anche se avevo un direttore sportivo con cui parlavo quotidianamente (Andrea Grammatica, ndr). C’erano state un po’ di divergenze tra me e loro e alla fine presero questa decisione. Poi mi richiamarono nel finale di stagione, dove riuscimmo ad indirizzare il finale di campionato e facemmo bene. Ma il vestito su misura che avevamo costruito alla squadra si era perso nei mesi successivi. Quando rientrammo, con il mio vice Caridi cercammo di rimettere in carreggiata la situazione, e sotto il profilo delle motivazioni e del campo ci riuscimmo».

Un’avventura, quella all’ombra della Piazza del Campo, nata sotto il segno delle difficoltà e a tratti mortificante per l’allenatore biellese, messo in discussione senza validi motivi per buona parte delle sue due stagioni in bianconero. Esperienze che sono state di insegnamento e dalle quali il tecnico è uscito forse più forte, togliendosi la soddisfazione di centrare la promozione in Serie A con il Genoa ad un anno e mezzo di distanza dal suo addio definitivo alla Robur. «Parlo di esperienze che ho vissuto, ma queste ti fanno crescere. Le esperienze più difficili, che possono essere folli, ti fanno capire quali sia la vera realtà del calcio, con che persone ti rapporti, con che ambiente ti metti a disposizione a livello umano. Queste sono cose importanti, per un allenatore la fiducia è determinante. Sentirla quotidianamente è fondamentale perché la trasmetti a te stesso e poi di riflesso al tuo staff e alla squadra». (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol