Giannetti: Siena è tutto

«Vaglielo a spiegare a chi non è dì Siena cosa significa avere il cavallo nella stalla…». Niccolò Giannetti è l'unico senese a vestire la maglia della Robur, portavoce della storia e delle tradizioni della sua città. E' un gioiellino nato e cresciuto sulle lastre, diviso tra l'amore per la contrada, il Valdimontone, i servizi al bar in società, e la grande passione per il calcio, Hernan Crespo a dargli ispirazione. «Lo ammetto, sono sempre stato simpatizzante dell'Inter». Allo stadio lo chiamano per nome, anzi 'Nicco', a ogni giocata un'ovazione: il dna è bianconero e la gente lo sente. «Vestire la maglia della mia città è un orgoglio, ma è anche una grande responsabilità. Ci tengo tantissimo. Non so se questa sarà la mia stagione, la cosa che più mi interessa è che il Siena faccia bene, se ne diventerò protagonista ancora meglio».

Il campo, però, sta dicendo che tra i protagonisti della squadra di Beretta c'è: ha segnato la prima rete stagionale in amichevole, ha firmato il gol vittoria con la Lazio, ha trascinato il Siena contro il Pisa, nell'esordio in Coppa Italia. Da strabuzzarsi gli occhi a sinistra del tridente: «Io ho già coperto la posizione, mi ci trovo benissimo. Faccio solo quello che mi chiede il tecnico sfruttando al meglio i suoi consigli e quelli dei compagni più grandi».

L'umiltà non gli manca, parla poco, meglio i fatti. E tanto che nel suo curriculum vanta, oltre al debutto con il Siena in Tim Cup con Baroni che lo aveva allenato anche in Primavera («A lui dirò sempre grazie») anche gettoni nelle nazionali minori, compresa l'Under 21, e l'esordio in campionato e, con gol, in Europa League con la Juventus di Del Neri. «A Torino ho 'imparato tanto, mi sono fatto conoscere al grande calcio. Quando ho iniziato ad allenarmi con quei campioni, non mi sembrava possibile. Ero incredulo. Del Piero mi ha dato tanti consigli. Poi ho scelto di scendere di categoria pur di giocare e farmi notare».

La gavetta meglio del rischio di guardare gli altri: Gubbio, Alto Adige e Cittadella prima del ritorno a casa. «Eccome se mi mancava Siena, mi mancava tutto, gli amici, la contrada, la famiglia. La prima volta che sono tornato mi sono pure emozionato a rivedere la Torre… Sono state comunque esperienze importanti per la mia carriera, ogni tappa della vita ti insegna qualcosa».

Classe 1991 Giannetti ha l'età giusta per affermarsi: Beretta gli sta dando una chance importante, lui la vuole sfruttare. «Ce la metterò tutta, per me stesso, per il Siena, per la mia città». E c'è chi lo vede come la futura bandiera della Robur. «Sì, le bandiere esistono ancora, ma vengono messe a dura prova dal denaro. A me piacerebbe: sono uno che in campo dà tutto, figuriamoci in bianconero".

Fonte: Corriere dello Sport-Stadio