Giampaolo sul Cagliari:”Svolta iniziata con me”

Così ci togliamo subito il dente, confidò al suo vice appena stilato il calendario della Serie A. ‘Del resto Cagliari-Siena alla seconda giornata non vale la salvezza’. Magra consolazione per Marco Giampaolo che in Sardegna ha vissuto una stagione e mezzo travagliata, una salvezza sofferta e un addio clamoroso (‘la dignità non ha prezzo’, disse a Cellino che lo richiamò dopo averlo esonerato due volte). Eppure – precisa il tecnico di Giulianova – ‘nell’Isola ho lasciato tanti amici. Ho avuto il coraggio di portare avanti le mie idee, stravolgere abitudini radicate nel tempo. Non ho ottenuto risultati eccezionali, ma la svolta è iniziata proprio con me. Poi sono stati bravissimi Ballardini e Allegri a fare ciò che hanno fatto’.
No, non sarà una domenica come tutte le altre. ‘Ormai il Sant’Elia lo porto nel cuore’. A dir il vero questa partita (da ex) l’avrebbe potuta (o dovuta) giocare il 29 novembre. Con la Juventus. ‘Lasciamo stare. Sono l’allenatore del Siena’. Ogni volta che qualcuno glielo ricorda, lui si irrigidisce e cambia subito argomento. Come se avesse ancora il magone. Giugno 2009, e chi se lo scorda più. Per qualche ora, infatti, Giampaolo è stato l’allenatore della Signora. Accordo raggiunto in tutto e per tutto. Poi l’improvviso cambio di rotta del club torinese e l’annuncio di Ferrara.
Giampaolo, subito i rossoblù al Sant’Elia.
‘Il gran ritorno l’abbiamo già consumato lo scorso anno. Vivrò comunque una serata speciale. In Sardegna ho lasciato tanti amici. Amici veri. Ho avuto sempre un rapporto sincero’.
La dignità non ha prezzo, disse a Cellino. Lo rifarebbe?
‘Lo rifarei perché in tutti i campi, e non solo nel calcio, ognuno deve avere la propria credibilità nel momento in cui viene chiamato ad avere delle responsabilità. Le mie scelte sono sempre state dettate dal sentimento e non dall’opportunismo’.
C’è ancora una sua traccia nel Cagliari di oggi?
‘Sono cambiati molti giocatori, ma penso di avere contribuito nella svolta. Non è semplice stravolgere certe abitudini radicate nel tempo, dai calciatori allo staff di lavoro’.
Si riferisce a qualcuno in particolare?
‘Andando via Suazo, Esposito e Langella – che avevano fatto la storia del Cagliari – c’era tanta sfiducia, come se non ci potesse essere più un futuro. Ho iniziato un cambio di mentalità. E questo ha comportato scontri e attriti. Cellino mi diceva sempre: “quando uno è abituato a parcheggiare l’auto in un certo modo…”. Ma io ho avuto il coraggio di sostenere le mie idee. Poi sono stati bravi Ballardini e Allegri a fare quello che hanno fatto. Anzi, sono stati più bravi di me visti i risultati’.
Ha più parlato con Cellino?
‘C’è stata giusto una stretta di mano quando ci siamo incrociati l’anno scorso. Resta la stima reciproca’.
I risultati continuano a dargli ragione. ‘E’ un grande dirigente, con il pelo sullo stomaco. Arriva prima degli altri. È intelligente, ha intuito e non è uno sprovveduto. Ma vuole avere il potere decisionale su chiunque, come è giusto che sia visto che è il capo’.
Come tutti i presidenti.
‘No, più di tutti. Una volta gli dissi: “se lei respira gli altri respirano, se lei non respira gli altri non respirano’. E questo modo di fare, ogni tanto, va a scontrarsi con la personalità di un allenatore’.
Allegri ha resistito.
‘Max ha dimostrato di essere preparato e intelligente. È una persona di spessore, già da calciatore aveva una marcia in più. È stato bravo a ottenere i risultati, far giocare la squadra in un certo modo e avere la giusta visibilità’.
Il momento rossoblù che ricorda con più piacere?
‘Non ce n’è uno in particolare. Viste le condizioni, ogni volta che guadagnavo un centimetro di credibilità era un piacere’.
Il più brutto?
‘Alcune situazioni nei rapporti con il club e i due esoneri’.
Più amaro il primo o il secondo?
‘Quando vieni esonerato è sempre e comunque una sconfitta. Per tutti’.
Dove può arrivare il Cagliari quest’anno?
‘È alla stregua del mio Siena. Ha perso Bianco, Fini e Acquafresca, la novità è Barone, gli altri già c’erano. Così noi abbiamo ceduto Kharja, Frick, Galloppa, Zuniga, Portanova e inserito solo Fini. Ciò significa che in entrambi i casi ci sono state soluzioni interne e quelli che c’erano sono cresciuti. Il nostro obiettivo è la salvezza, idem quello del Cagliari più forte, però, sul piano psicologico per quel che ha fatto l’anno scorso’.
A proposito: Giampaolo ricomincia ancora da Fini.
‘Se Michele avesse qualche anno in meno sarebbe da Nazionale. Ha intelligenza calcistica e tecnica sopra la media’.
Eppure va spesso in scadenza di contratto.
‘In effetti io l’ho sempre preso da svincolato. Ad Ascoli prima, a Cagliari poi, ora a Siena. Evidentemente non ha trovato una società che gli desse fiducia e continuità. Buon per me’. (Fausto Orrù)
Fonte: L’Unione Sarda