GIAMPAOLO: HO FIDUCIA NEI MIEI RAGAZZI

Nei momenti delicati di una stagione, quando le cose girano storte, il compito di un allenatore è anche quello di non addossare troppe colpe alla squadra. Marco Giampaolo non lo fa. Il rischio di un circolo vizioso è sempre dietro l’angolo. Il suo Siena è giovane, ha caratteristiche diverse rispetto all’anno scorso. Ma a oggi questo è e questo deve salvarsi. Il mister, allora, chiede tempo, per far maturare chi deve ancora crescere. Mantenendo inalterata la fiducia nella ciurma.

Mister, cosa ha detto ai ragazzi alla ripresa?
“Lunedì ho detto alla squadra di mettersi la sconfitta alle spalle. Oggi di farlo al cubo, perché ho rivisto meglio la partita. E’ difficile giustificare una sconfitta con quattro gol al passivo, non cerchiamo alibi né giustificazioni, non ne vogliamo, ma la squadra ha avuto un ottimo approccio alla gara, migliore di tante altre volte. C’eravamo sul piano fisico, tatticamente abbiamo concesso poco agli avversari, siamo ripartiti bene. Abbiamo giocato venti minuti perfetti. Ci ha condizionato un errore individuale. Cosa che è successa sul secondo gol, e a maggior ragione sul terzo. Nell’immediato dopo partita avevo dichiarato che non era tutto da buttare, oggi lo confermo. Domani ci aspetta un’altra partita, un’altra storia”.
Come correggere allora questi errori?
“Ci stiamo lavorando su, ma sono talmente sottili che rimangono fini a se stessi. Come fare per gestirli? Con il giocare, con il disputare buone partite, buone prestazioni, accrescendo l’autostima, avendo fiducia nelle nostre possibilità. I tre insuccessi non mi calano: la squadra meritava molto di più. Ripeto: a Genova abbiamo subito quattro gol e non abbiamo giustificazioni, ma da dare agli altri. Non da dare a noi stessi. Siamo andati a Marassi a giocarci la partita, non con spirito rinunciatario, non a difenderci, non a fare ostruzionismo. E così dobbiamo continuare, con lo steso spirito. Ho assoluta fiducia in questi ragazzi: i dettagli ti fanno perdere, ma se giochi con ripetitività, con impegno, con la voglia di migliorare alla fine ce la fai”.
Gli errori, però, si pagano…
“Chi sta fuori è solito guardare solo alla parte finale dell’azione e a dire: ‘ha sbagliato Tizio, Caio o Sempronio’. Io, invece, devo fare un’analisi più attenta della partita e guardare dove parte l’azione o dove comunque è stato commesso l’errore a monte. Se marcassi a uomo sarebbe facile capire l’indiziato. Ma non marco a uomo: la mia deve essere una lettura più complessa”.
Non crede che al suo Siena manchi personalità?
“Bisogna crescere sotto questo aspetto e anche le batoste possono servire. Ogni incontro ti mette davanti particolari situazioni che credevi battezzate e che invece al momento, ti mettono in difficoltà. Quando, la scorsa settimana, parlavo di freddezza, mi riferivo proprio alla capacità di gestire non la partita, ma i momenti della partita. E’ in quelli che dobbiamo ancora migliorare: non dobbiamo mai dare niente per scontato”.
Che Chievo si aspetta?
“Il Chievo non ha cambiato nulla rispetto all’anno scorso. Ha costruito la salvezza nel girone di ritorno. In diciannove-venti partite ha ribaltato i pronostici, centrando pure risultati importanti. Alla squadra di base si è aggiunto Granoche, che ha fatto molto bene in serie B. I clivensi sono bravi a sagomarsi sugli avversari, a interpretare le partite allo stesso modo, lavorano a tutto campo con grande spirito di sacrificio. Noi dovremo disputare una grande gara”.
Ci saranno cambiamenti di formazione rispetto all’undici di Marassi?
“Rientrerà Codrea, giocherà dall’inizio Ghezzal”.
Quanto manca alla squadra la ‘vittoria della fiducia’?
“Le vittorie sono vagonate di entusiasmo, infondono sicurezza, ma questo vale anche per le grandi squadre. E’ la vittoria che rimette in linea. Se non arriva, però, devi essere bravo a non perdere la testa e il tuo equilibrio. I risultati si costruiscono con la continuità, nel tempo. Lo so, dopo qualche partita a vuoto devi fare risultato, è la legge del campionato. Ma un successo lo centri soltanto attraverso quello che sei e non attraverso quello che non sei. Con tranquillità, con forza, con in testa l’obiettivo finale e la sicurezza di ciò che hai per raggiungerlo. A piccoli passi, con il lavoro e un clima giusto”.
E’ giusto, secondo lei, interrompere una partita in caso di cori razzisti?
“Già l’anno scorso ne avevamo parlato. E’ nella facoltà dell’arbitro interrompere l’incontro. E’ a sua discrezione, ma il problema di fondo è sempre un altro… Ricordiamoci però una cosa: un conto è stare a casa, un conto è vivere la partita dal campo, quando entrano in gioco le emozioni. Non a caso, le partite le rivedo sempre senza audio…”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fedelissimo on line