GIAMPAOLO: DATEMI UN TERZINO E SALVO IL SIENA

E’ tornato ra­gazzino a L’Avana dove ha fat­to una vacanza tra cultura, im­pegno e sigari, la sua passione: «Mi sono messo a giocare in strada con 10 ragazzi cubani con le porte fatte con le pietre, come quando ero piccolo a Giu­lianova. E ci ho messo entusia­smo ». Prima di immettersi per un’ora abbondante nel pianeta calcio, di raccontare la sua idea, i suoi studi, Marco Giam­paolo, rimasto a Siena, dopo le avances della Juve, per costrui­re un nuovo miracolo, ricorda le vacanze: «America e Cuba, niente pallone, solo questa di­vertentissima parentesi». E ora è a Dimaro, a sudare coi suoi di ragazzi, 33: «Troppi. Oggi la cosa più difficile per un tecni­co è l’organizzazione del lavo­ro. Non è semplice allenare 33 persone, motivarle, non discri­minarle, fare i gruppi, le parti­telle. A calcio si gioca 11 con­tro 11, ne abbiamo parecchi in più. Il gruppo ideale? 23-24».
Tradotto significa sfoltire velo­cemente la rosa. Alla quale, pe­rò, sono stati levati i tre pezzi più pregiati: Zuniga (che Giam­paolo ha fatto esplodere e ven­dere a 8 milioni e mezzo al Na­poli), Galloppa e Kharja.
«Con la società eravamo d’ac­cordo che ne sarebbero stati venduti due, invece sono parti­ti in tre. Sono perdite doloro­se, comunque in ritiro mi i so­no messo a lavorare per cam­biare modulo».
Come si cambia?
«Si passa al 4-3-3 perché Kharja non c’è più e quindi pro­viamo questa soluzione (Ghez­zal o Reginaldo a destra, Cala­iò o Paolucci al centro e Macca­rone a sinistra ndr). I ragazzi stanno cercando di adattarsi, ma qui hanno capito tutti che devono correre tanto, fare mo­vimento, pressione, essere ag­gressivi. Oggi gli attaccanti non possono più aspettare la palla. Va praticato un calcio in­tenso per colmare il gap».
Sono partiti uomini importanti, ma sono arrivati Reginaldo, Parravicini e Fini che lei ha già allenato, Paolucci e il talento Jajalo. La società l’ha anche ac­contentata.
«Reginaldo lo volevo già a gen­naio, è veloce, potente e gene­roso, avevamo bisogno di un giocatore con le sue caratteri­stiche. Fini è un peccato che ab­bia 35 anni, avrebbe meritato altri palcoscenici perché ha una qualità straordinaria ed è affidabile. E’ arrivato a parame­tro zero. Parravicini può darci una mano in mezzo, è un ragaz­zo che ha bisogno di rilanciar­si. Paolucci rientra nella politi­ca dei giovani. Io non inseguo il nome. Jajalo ha talento, sem­bra un bel colpo».
Cosa le manca?
«Un terzino destro che sostitui­sca Zuniga. Io non sono un ti­po assillante e non chiedo mai tanto, ma quello mi serve».
Lei ha fatto bene ad Ascoli, Ca­gliari e Siena, facendo incassa­re tanti soldi ai club. E’ stufo di lottare per la salvezza? «Oggi è sempre è più difficile dare continuità al proprio lavo­ro. Quindi mi ritengo fortuna­to, c’è tanta gente a spasso. Ho tanti giovani e i giovani mi dan­no entusiasmo».
Tanti tecnici alla prima espe­rienza, qualcuno neppure face­va l’allenatore. L’eccessivo «Guardiolismo» la spaventa?
«Io credo che la differenza la faccia sempre la qualità della squadra. La responsabilità non è degli allenatori. Quando un club fa un certa scelta significa che la decisione è ponderata».
Torniamo al campionato che parte il 22 in casa col Milan: il Siena con chi lotta per soprav­vivere?
«Con le tre neopromosse, con Catania, Chievo, Cagliari, Bolo­gna e Atalanta, ma da qui esce una sorpresa. Inter, Milan , Ju­ve e Roma sono in prima fa­scia, tutte le altre in seconda». (Francesco Velluzzi)
Fonte: La Gazzetta dello Sport