GEROLIN: NEL SIENA MOLTI GIOCATORI DA JUVE

Legrottaglie nel 2006, Molinaro nel 2007, De Ceglie nel 2008: e nel 2009 chi passerà dal Siena alla Juve? I dirigenti di Corso Galileo Ferraris domani potranno dare un’occhiata ai gioielli di Giampaolo direttamente dagli spalti dell’Olimpico e avranno l’imbarazzo della scelta: parola del direttore sportivo dei toscani, Manuel Gerolin.
«Abbiamo davvero molti giovani di valore, la nostra squadra è un ottimo trampolino di lancio: ragazzi come Zuniga (che però contro la Juve potrebbe non giocare perché rientrato in ritardo dopo un impegno con la nazionale, ndr), Rossettini, Galloppa, Ghezzal, Kharja e Curci meritano grande attenzione».
Zuniga in particolare sembra nel miri­no della Juve: è una delle rivelazioni della stagione, anche se c’è chi avanza dei dubbi sulle capacità difensive.
«Zuniga ha grande corsa e un dribbling eccellente, ma anche in difesa c’è sempre: tanto che dalla sua parte non prendiamo mai gol. Può crescere ancora, ma parliamo pur sempre di un nazionale colombiano, quindi di un giocatore che pur essendo del 1985 ha già anche una certa esperienza in­ternazionale ».
Intanto nella Juve si stanno afferman­do con sempre più forza Molinaro e De
Ceglie.
«Mi fa piacere, sono due ottimi giocatori, dotati di grande umiltà e degni della Ju­ve. Molinaro, nonostante lo scetticismo, ha dimostrato di avere non solo grinta, ma anche grande qualità e un ottimo sini­stro ».
I due dovevano giocarsi il posto da ter­zino sinistro, invece De Ceglie ha fatto benissimo da vice Nedved. Qual è il suo vero ruolo?
«E’ ancora preso per dirlo: è duttile e gli ho visto fare grandi partite in tutte e due le posizioni. Ha un allungo devastante e può giocare benissimo su tutta la fascia. In più ha dentro la cultura della Juve».
Oltre a Molinaro e De Ceglie, nella Ju­ve c’è un altro ex senese protagonista: Legrottaglie. Lei è arrivato a Siena do­po che il difensore era già tornato a Torino, ma che ne pensa della sua rina­scita?
«E’ la prova che bisogna aspettare prima di dare giudizi. Legrottaglie lo seguivo quando era al Modena (stagione 2000-01, ndr), è arrivato un po’ tardi alla ribalta e poi ha avuto un periodo difficile, ma è sta­to bravo a non mollare e ha saputo rita­gliarsi un grande spazio».
A parte il triplo rischio di gol dell’ex, chi temete di più di questa Juve?
«La forza dei bianconeri è collettivo, che si è dimostrato all’altezza del blasone. La Ju­ve è una delle squadre e delle società più forti del mondo: mi esalta vederla, per il suo stile. E’ una squadra giovane, grinto­sa, fortissima: in casa il suo cammino è schiacciante».
Il Siena cosa farà per non farsi schiac­ciare?
«Ripartire a Torino contro la Juve dopo le vacanze è difficile, ma veniamo da una grande prova con l’Inter, non abbiamo rac­colto punti solo per colpa di sviste eviden­ti.
Speriamo che domani siano tutti più in forma…».
Oltre al collettivo, a riportare in alto la Juve dopo il momento difficile sono stati anche i suoi fuoriclasse.
«Del Piero su tutti. E’ un campione, quan­do sentivo le critiche sul suo conto mi met­tevo a ridere. E’ un uomo squadra e un uo­mo vero: uno che ha sempre dimostrato di avere classe e personalità sia in campo sia fuori, soprattutto nei momenti difficili. E’ un grande uomo prima ancora che un grande campione e questo è importante».
Accanto a Del Piero si è esaltato Amauri.
«Accanto a Del Piero si esaltano tutti: Tre­zeguet, Iaquinta, Amauri… La Juve ha un attacco veramente fortissimo».
Si aspettava che il brasiliano si impo­nesse in bianconero così presto?
«Sì, tecnicamente e fisicamente è un gran­de giocatore e in carriera ha fatto le tappe giuste, la vera gavetta, arrivando alla Ju­ve dopo aver fatto benissimo a Palermo».
Il Siena gioca con il Kharja alle spalle di due punte, modulo che la Juve po­trebbe adottare se arrivasse Diego. Che ne pensa del brasiliano?
«E’ il classico numero 10, un giocatore mol­to offensivo: non come Del Piero, ma qua­si. Giocando insieme dovrebbero essere bravi a trovare gli equilibri: Kharja inve­ce è un giocatore che sa attaccare e difen­dere ».
Il marocchino è un giocatore da gran­de club?
«E’ cresciuto molto e credo che tutti do­vrebbero guardarlo attentamente. Il tre­quartista è il dilemma di molti allenatori perché spesso è un giocatore che rientra poco quando la squadra non è in possesso di palla. Kharja è forte sia in fase offensi­va che in fase difensiva
».
Fonte: Tuttosport