Gazzetta: Iscrizioni teramano tre big, Brescia, Siena e Varese a rischio

BRESCIA: Tre giorni per una risposta che potrebbe arrivare già oggi. Entro mercoledì Gino Corioni deve dire sì o no a Marco Bonometti, il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana che guida la cordata interessata all’acquisto del Brescia. Il tempo stringe. Mentre si accavallano le suggestioni, come quella ciclica di un possibile ritorno in veste dirigenziale di Roberto Baggio, le scadenze non aspettano.
Il Brescia ha già evaso quelle del 25 giugno (stipendi dei dipendenti relativi al 30 aprile) e del 30 giugno (Enpals, Irpef e fidejussione): -3 in classifica e ultima chiamata per mettersi in regola il 15 luglio. Servono 4 milioni di euro per saldare questi conti e avviare la stagione. John Gaethe Visendi, il manager che rappresenta il fondo asiatico alternativo alla proposta bresciana, non ha ottenuto da Ubi Banca il congelamento del debito del club (ci riproverà oggi), quindi non li ha ancora anticipati. Può farlo subito invece Bonometti con la sua cordata salva-Brescia. In questo caso non è in discussione il sostegno di Ubi Banca (creditore e sponsor della squadra attraverso il Banco di Brescia): il responsabile delle operazioni straordinarie Antonello Cestelli sedeva all’incontro con Bonometti e Corioni venerdì con il sindaco Del Bono, all’indomani della manifestazione per il cambiamento promossa dai tifosi della Curva Nord che aveva portato in piazza tremila bresciani. La formula per l’operazione è in via di definizione con il contributo di Triboldi, direttore generale del Comune. Data l’impossibilità di trasferire il titolo sportivo a una nuova società senza il fallimento, è allo studio la nascita di una newco con un’opzione di acquisto sul club: esercitarla significherà prendersi il Brescia con tutti i debiti (oltre 20 milioni). Corioni resterebbe col 5 per cento ed è ottimista: «Credo che ce la faremo».

SIENA: Qualcosa si muove, ma salvare il Siena rimane un’impresa complicata. Le dimissioni del presidente Massimo Mezzaroma sembrano aver aperto uno spiraglio, anche se rischiano di essere tardive: il numero uno era rimasto ormai isolato e dunque incapace di portare avanti qualsiasi tipo di soluzione per evitare il fallimento. Ma i problemi legati al reperimento del denaro per l’iscrizione, uniti allo spaventoso debito (70 milioni di euro), rimangono.
Il compito di risolverli è stato affidato dal cda bianconero ad Alberto Parri, costruttore edile senese, membro dei soci di minoranza all’interno di Progetto Siena spa, socio unico del Siena. Nominato consigliere delegato, Parri ha il compito di gestire la fase di transizione da qui a metà mese, per trovare la via per iscrivere la squadra al campionato. Nonostante le dimissioni di Mezzaroma il problema è reperire i 7 milioni necessari a saldare tutte le pendenze. Parri conta di limare questa cifra attraverso un piano di rateizzazione e decurtazione degli stipendi, che deve essere sottoscritto dai giocatori: fin qui solo 8 hanno dato disponibilità,il resto del gruppo pare voler procedere solo dietro precise garanzie di un addio definitivo di Mezzaroma, con il quale è rottura completa. Una soluzione è riaprire immediatamente le trattative per un cambio di proprietà, con l’avallo però del Monte dei Paschi, maggiore creditrice nei confronti del Siena (51 milioni) e in possesso delle azioni di Mezzaroma, date in pegno proprio a garanzia del debito. Fin qui le manifestazioni di interesse (Raffaele Tartaglia e un fondo con sede in Svizzera) non hanno convinto. Nel frattempo mercato bloccato e penalizzazioni in vista per i ritardi nei pagamenti. Ma sono problemi minori. Se la banca ha mollato il basket che farà con il calcio?

VARESE: Il Varese è sempre in alto mare, senza gli 800 mila euro della fideiussione per l’iscrizione in B e alla ricerca di una cifra di poco inferiore per pagare le ritenute Irpef di marzo e aprile. Il 30 giugno Nicola Laurenza aveva sfoderato ottimismo, confidando nell’aiuto degli imprenditori varesini, ma in 7 giorni nulla si è mosso e il presidente è con il fiato sospeso perché balla quel milione e mezzo che potrebbe essere fatale. Dieci anni dopo il fallimento del 2004, tutta la città trema e i tifosi lanceranno a breve una lotteria che punta a raccogliere 40 mila euro per il Varese, con 20 mila biglietti in vendita a due euro l’uno.
Alla società serve però ben altro, come sottolinea Giuseppe D’Aniello, il segretario promosso direttore generale: «Aspettiamo con fiducia la delibera della banca: la pratica è avviata da tempo ma non è stata autorizzata. Eppure le garanzie ci sono: la cifra che manca è coperta dal milione incassato per le cessioni di Lazaar e Pavoletti e dai titoli personali di Laurenza». L’intervento di un garante potrebbe facilitare le cose: «La banca – continua D’Aniello – ci ha chiesto di portare un imprenditore in grado di offrire un’ulteriore garanzia: lo stiamo aspettando e ricordo a chi sarà disposto ad aiutarci che a ottobre si sbloccheranno gli 800 mila della fideiussione dell’anno scorso». La rassicurazione non è bastata a Claudio Milanese, l’ex patron che si è tirato indietro perché il Varese ha oltre nove milionidi debiti: «Cercheremo – dice D’Aniello – di spalmare nel più lungo tempo possibile i 7,7 milioni che spettano all’erario e pagheremo gli altri creditori grazie a una gestione virtuosa, all’insegna del risparmio e valorizzando al massimo i giovani del vivaio». Se riuscirà a sistemare le cose, il Varese, che partirà da -3, dovrà stringere i denti in un campionato di risparmio e sacrificio.

Fonte: La Gazzetta dello Sport