Gastaldello: “Siena tappa fondamentale della mia carriera. Che emozione quel gol a San Siro”

Daniele Gastaldello, ex difensore bianconero e attualmente assistente del ct dell’Under 21 Paolo Nicolato, è stato ospite di Canale 3. Il video completo si trova qui, questa invece una sintesi delle sue dichiarazioni:

Siena – “È stata una tappa fondamentale della mia carriera. Stavo facendo un percorso di crescita, venivo dalle giovanili prima del Padova e poi della Juve, ero andato in prestito a Crotone prima in C e poi B e quando arrivò la chiamata dalla Serie A fui felicissimo”.

Addio – “Ero in comproprietà, l’altra metà ce l’aveva la Juventus che andò in B e non aveva intenzione di puntare su di me. Dovevo andare al Genoa perché Gasperini era stato mio allenatore a Torino e Crotone, un giorno ero in vacanza, mi chiamò il procuratore e mi disse che stavo per firmare con la Samp”.

Il gol a San Siro con l’Inter – “Fu la mia prima rete in A, a 23 anni, una grande emozione. Dopo il gol non capii più niente, ricordo solo che i compagni mi davano schiaffi e calci. Da bambino ero interista, ho fatto gol alla mia squadra del cuore”.

Vergassola – “È stato un esempio nella mia carriera, un punto di riferimento. A chi mi chiedeva quale giocatore mi ha insegnato qualcosa, rispondevo Vergassola. Magari non è stato un grandissimo campione e non ha giocato in grandi squadre, ma era un professionista esemplare, educato, rispettoso”.

Legame con la città – “I giocatori che passavano da Siena e incrociavo in altre squadre dicevano che erano rimasti molto legati a questa città, che appena potevano ritornavano. Eravamo molto attratti dal Palio, dalla sua storia”.

Differenze col calcio di oggi – “Ho trovato tanti giocatori forti: Chiesa, Portanova, Negro, Colonnese, Mignani, Tudor. La differenza che c’è tra oggi ed allora è che io ventiduenne dovevo confrontarmi con gente che aveva famiglia e 200 o 300 partite in A e quindi o crescevo in fretta oppure non avrei mai giocato. Ora invece ci sono tante squadre formate da ragazzini che non si confrontano con degli uomini ma con dei coetanei. Adesso di vecchi ce ne sono 5 o 6, prima ce n’erano 15”.

Allenatore – “Avevo 37 anni, ero in serie A, giocavo poco e nella mia testa c’era già l’idea di smettere di giocare. Fu il presidente del Brescia Cellino a darmi la possibilità di iniziare ad allenare”.

Destino – “L’ultima partita è stata Brescia-Samp, ho smesso di giocare contro la squadra che è stata il fulcro della mia carriera. Un altro segno del destino è Perinetti: mi fece esordire in A a Siena e c’era sempre lui a Brescia quando feci la prima partita da allenatore”.

Under 21 – “L’estate scorsa il Brescia aveva preso Inzaghi e non facevo più parte dello staff. Conoscevo Nicolato dai tempi di Chievo Verona, allenava la Primavera. Mi chiamò perché andò via un collaboratore, ho rescisso il contratto e sono andato in Nazionale. Riesco molto di più a dedicare tempo alla mia famiglia”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol