Galloppa: “Siena-Carrarese sarà una partita bella, intensa e per niente scontata”

Due esperienze diverse, per Daniele Galloppa, quelle vissute con la maglia della Robur e della Carrarese. Entrambe importanti: in bianconero si è fatto conoscere al grande calcio, in azzurro si è rimesso in gioco. E ci è voluta la forza di un leone, per tornare in piedi dopo quattro rotture del crociato. Ancora non molla (di proprietà della Cremonese, si sta allenando con il Santarcangelo), ma la testa cerca nuovi stimoli: è pronto a intraprendere un nuovo cammino, lo stesso di Mignani e Vergassola. 

Che partita si aspetta domani sera? 
«Bella e intensa. Dal risultato affatto scontato. La Robur è forte e ha una sua identità: la mano di Michele si vede, nelle squadre che allena. L’anno scorso a Cremona ho visto all’opera l’Olbia, fu una delle poche avversarie che riuscì a metterci sotto a livello di gioco. Anche Baldini è un tecnico che dà una bella impronta alle sue squadre e questa Carrarese va a giocarsela su tutti i campi». 

Il ‘suo’ Siena e la ‘sua’ Carrarese? 
«Come ho sempre detto, della Robur ho ricordi incredibili, è stato il periodo più bello della mia carriera, quello che mi ha consacrato. Siena ha un sapore tutto suo, lì ho trovato una famiglia e ho anche pensato di fermarmi. Poi il destino mi ha portato altrove. Anche di Carrara ho ricordi positivi. Un’avventura nata quasi per caso che mi ha dato tanto: mi sono rimesso in discussione, in un momento non semplice sia dal punto di vista mentale che fisico, in un gruppo che mi ha dato fin da subito la responsabilità di guidarlo verso la salvezza. Arrivata ai play out, ma arrivata». 

Che dice di ‘capitan Vergassola’ in panchina? 
«Mi fa piacere per lui. E’ un professionista preciso e affidabile. Adesso sta facendo il secondo, non so se vorrà fare il primo, in futuro. Ma riuscirà in quel che vuole. Sono contento anche per Michele: a Siena non ci siamo incrociati, ma l’ho conosciuto alla Triestina, avevo 19 anni. Poi è capitato di incontrarci sui campi. Bello anche che questa esperienza la condividano insieme una piazza che è la loro casa».

E lei? 
«Io amo ancora stare in mezzo al campo ma credo sia il momento di guardare oltre: non è facile doversi rimettere sempre in gioco, andare in qua e là, scendere di categoria, doversi gestire fisicamente. Voglio iniziare qualcosa di nuovo. Mi piacerebbe allenare». 

Alla Robur cosa augura? 
«Di rivederla il più in alto possibile. Di tornare grande. Magari, un giorno, con me seduto in panchina». (Angela Gorellini)

Fonte: La Nazione