Galloppa: “A Siena ero giovane e spensierato, non avrei mai voluto andarmene. Spero in un ritorno, e se segno sabato non esulto”

Sabato sera Daniele Galloppa tornerà ad incrociare dopo quattro anni la sua Robur. “E’ una bella attesa perché di Siena ho grandi ricordi. Purtroppo la classifica me la fa vivere con un po’ di ansia, però sono contento. Dispiace solo non giocare a Siena, sul campo del Rastrello” – racconta Galloppa a Mercoledì Robur, su Antennaradioesse.

Cremonese – “Ero a Cremona perché Tesser mi aveva dato l’opportunità di allenarmi dopo il quarto intervento. Avevo anche pensato di smettere. Le condizioni sono salite ma c’erano già 3 Over in esubero, non potevano aspettarmi e ho preso al volo questa opportunità”.

Carrarese – “Sono arrivato da un mese e mezzo, è una società che stava fallendo e ha fatto una programmazione non giusta visto anche il poco tempo. Ora con Firicano abbiamo trovato la quadratura, anche a Piacenza abbiamo fatto bene e non meritavamo di perdere”.

Il Siena di ora – “Faccio fatica ad inquadrarlo. Sapevo del momento difficile, ora ha trovato una vittoria con la capolista. Però ha avuto un cammino troppo altalenante”.

Il Siena di allora – “Ci ho passato gli anni più belli della mia vita. Ero giovane, spensierato, e a livello sportivo sono arrivate tre salvezze, le ultime due col record di punti. I miei genitori tornano a vedere il Palio. Sento spesso Ficagna e Maccarone e si parla spesso di quei momenti”.

L’addio – “All’inizio non l’ho digerito. Ero in vacanza all’estero, mi dissero: ma come, hai firmato col Parma? Ma io non sapevo nulla. Mi ricordo che c’era Leonardi e rifiutai la firma, non mi andava bene. Ero stato convocato in Nazionale, il Parma veniva dalla B e non lo consideravo un passo avanti, preferivo aspettare la mia occasione nel Siena. Invece ricevo una chiamata: ‘Daniele, devi firmare’. E’ stata una mossa societaria, un’operazione da dieci milioni e con quei soldi si iscrissero di nuovo al campionato. Poi a Parma l’anno dopo è stata una bella annata, ma lì per lì l’ho vissuta male”.

Mps – “Già si cominciava ad annusare qualcosa dal Monte dei Paschi. Dopo l’anno strepitoso la squadra è stata smontata in un mese, con Giampaolo che doveva andare alla Juventus e poi tornò trovando un’altra rosa. Il segnale era quello di vendere, ma non puoi liberarti di tanti titolari tutti insieme. C’era qualcosa sotto che non quadrava”.

Gli infortuni – “Cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Avrei potuto fare una carriera diversa ma ho imparato tanto. Sono cresciuto come persona, le soddisfazioni posso trovarle anche in contesti minori”.

Il ruolo – “Adesso faccio il regista, mi piace perché sei nel vivo del gioco e corri meno, anche se è più difficile segnare. Se faccio gol? Di solito sono contrario a chi chiede scusa, però sento che se segno alla Robur non mi tolgo la maglia e non esulto. Neanche la sambuca flambè? No, quella l’abbiamo finita quando eravamo a Siena!”.

Futuro – “Un ritorno al Siena? Perché no. Se non da giocatore, da allenatore”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol