Fortin: “Con Siena è stato amore reciproco. Periodo sportivamente fantastico, ma a livello umano ancora di più ”

Scherzando dice sempre che, nella sua lunghissima carriera da calciatore, chiusa in età avanzata nella squadra del suo paese nativo, è stato forse ricordato più per il numero sulla maglia – il 14, scelto per l’incredibile assonanza tra la pronuncia in inglese ed il suo cognome – che per le parate. Ammesso che questo sia vero, a Siena fa sicuramente eccezione, perché Marco Fortin è per tutti il portiere della prima storica promozione in Serie A della Robur. «Lo dico sempre, se devo fare una classifica delle squadre dove sono stato, Siena è prima per distacco – ammette Fortin, intervenuto durante la trasmissione Minuto per minuto su RadioSienaTv –. Con la Robur è stato amore reciproco per tutta una serie di componenti. Il primo anno siamo rimasti nella storia per aver portato il Siena per la prima volta in Serie A. I tre anni successivi sono stati più complicati a livello personale ma ugualmente belli perché culminati con tre salvezze. A livello sportivo è stato un periodo fantastico ma a livello umano ancora di più: innanzitutto perché ci sono nati i miei primi due figli, e poi perché avevamo creato una sinergia incredibile con la città. Tra l’altro io ho sempre abitato in centro, ed il mio essere particolarmente espansivo di carattere mi ha consentito di entrare subito in empatia con i senesi. Ero ritornato poco prima del lockdown, perché almeno una volta all’anno cerco di fare un salto; l’atmosfera che ho vissuto con gli amici storici è stata emozionante come sempre».

Nel calcio attuale si parla continuamente dell’importanza di avere un estremo difensore bravo con i piedi, e Fortin è stato un precursore della categoria dei portieri come undicesimo giocatore di movimento. «Il gioco con i piedi è sempre stata una mia caratteristica. Avevo un ottimo lancio lungo ma anche padronanza. Già all’epoca i portieri stavano diventando l’undicesimo uomo aggiunto, e questo ha portato dei vantaggi nella mia carriera. A dire il vero, l’anno di B e il primo di A con Papadopulo per scelta impostavamo poco dal basso, ma il rinvio più volte ci ha dato delle agevolazioni». L’aver smesso di calcare i campi da gioco in tarda età dimostra quanto grande fosse il suo attaccamento a questo sport, ma una volta terminata la carriera da calciatore l’ex bianconero ha preferito dedicarsi ad altro: «Sapevo che il mio futuro non sarebbe stato nel calcio, infatti ho iniziato da tempo un’attività di marketing online. Guardo qualche partita ogni tanto, il Siena ovviamente lo seguo da sempre perché ne sono rimasto tifoso. Il mio più grosso augurio è che torni nelle categorie che merita al più presto». (J.F.)

Fonte: Fol