FORESTIERI INTERVISTATO DA LA GAZZETTA

Siena Genoa sarà un’emozione speciale. Fernando Forestieri vivrà la sfida di domenica con il cuore in gola: «Perché — pensa ad alta voce — a Genova sono arrivato giovanissimo ed ho trovato tanto affetto, tanta amicizia. A Siena tutto si è ripetuto, in tanti hanno fatto cose incredibili per aiutarmi. Sono in comproprietà tra le due società. Io proprio non saprei decidere dove andare».
Eppure lei si è creato una carriera attraverso scelte difficili. Lasciò il Boca per il Genoa prima di compiere 16 anni.
«Io non decisi, fu la famiglia unita a farlo valutando tante cose. Ero infortunato a un ginocchio, mi operai a Roma, feci le cure alla Lazio, poi corsi a Genova ».
Preziosi la voleva a tutti i costi.
«Ed io ho scoperto in lui una persona incredibile. Il Preziosi che conosco io è umile, semplice, disponibile. Ha fatto tanto per me».
La sua prima volta con il Genoa fu particolare: tunnel in serie, la rabbia dei difensori, la sostituzione per salvarle le gambe.
«Era un torneo, qualcuno se la prese. Ma il mio calcio era quello. Perché uno dovrebbe pagare il biglietto se non per vedere un dribbling, un tunnel?».
Magari perché preferisce vedere un gol, una vittoria.
«Questo me lo ha insegnato Torrente, l’allenatore della Primavera rossoblù. Mi diceva: ricordati che nel calcio i numeri che contano non sono quelli che fai, ma quelli che restano negli almanacchi. Un gol resta per sempre, un tunnel viene dimenticato. Io però un bel tunnel me lo ricordo».
Da Torrente a Gasperini, Mandorlini, Beretta.
«Tutti mi hanno insegnato qualcosa, anche se la frase che mi rimbomba in testa è ancora di Torrente: “Ricordati che un bel movimento spesso fa più danni di un bel dribbling”».
Tornando alle sue scelte: lei ha deciso di giocare per l’Italia e non per l’Argentina, perché?
«Qui ho trovato una cosa straordinaria: la possibilità di vivere serenamente. In Argentina spararono a mio fratello Ezequiel per rapinarlo. Quando mi sono accorto che qui puoi camminare per la strada tranquillo ho deciso che era il luogo dove volevo vivere».
E l’Argentina?
«Ci tornerò per vedere i miei nonni. Ma il mio sogno è giocare un Mondiale e diventare campione del Mondo con l’Italia come Camoranesi».
Il campione con cui vorrebbe giocare?
«Ronaldo, sogno un triangolo con lui».
Il più forte con cui ha giocato?
«Leon, Di Vaio, Locatelli. Eppoi Chiesa, ha un piede incredibile. Lo vedo calciare e penso: quanti gol avrà fatto?».
Lei fa parte della generazione del ’90 che sembra ricca di campioni: Balotelli, Paloschi, Bojan. Guardandoli che cosa pensa?
«Che sono forti, al punto da trovare spazio in grandi squadre, quello che ancora manca a me».

Fonte: la gazzetta dello sport