Focus sull’avversario: l’Arezzo

Quello che è certo è che ad Arezzo, negli ultimi anni, non si sono annoiati. Prima il ripescaggio in C, poi il biennio di Capuano – il caso Sperotto, le metafore (“l’Arezzo in D è come Belen che fa la barista”), l’esonero con Ferretti che gli ritira la macchina aziendale lasciandolo a piedi a Roma – ed infine, un campionato a tutto gas senza però aver fatto i conti con il chilometraggio, visto che dopo aver chiuso al quarto posto (ma nel miglior momento erano terzi davanti il Livorno), gli amaranto sono crollati prima del traguardo, con l’immediata eliminazione al primo turno playoff, contro la Lucchese, arrivata nona e ben 14 punti indietro. E mentre Ferretti tentava la cessione societaria a quel galantuomo di Nuccilli (“ho incontrato dei cialtroni tutta l’estate, ma nessuno che avesse le carte in regola per prendere la società che io vendo a zero euro”), in panchina andò contro il ds Gemmi (che aveva bloccato prima Calabro, poi Magi ed infine sondato Pavanel) e scelse un debuttante, Claudio Bellucci, arrivato nell’ambito di un più ampio progetto di collaborazione con la Sampdoria (con annessi i prestiti di Varga, Criscuolo e Di Nardo e il percorso inverso per il classe 2000 Aramini). Risultato: un disastro. K.o. in Coppa Italia Tim contro la Triestina, tre sconfitte nelle prime quattro e cambio necessario in panchina. Stavolta ci mette le mani Gemmi e arriva Massimo Pavanel, anche lui debuttante nei professionisti ma con un più ampio bagaglio d’esperienza in prima squadra nei dilettanti, più cinque anni alla guida della Primavera del Verona. Dal suo arrivo, l’Arezzo ha realizzato un punto in meno del Siena (16), ha pareggiato a Livorno (ma anche a Gavorrano) e sette giorni fa, per la prima volta, non ha preso reti in casa. Una vittoria, quella sul Cuneo, che ha dato tante certezze agli amaranto. Dal nuovo modulo (4-3-1-2) alla rinascita di Foglia, dall’esplosione della linea verde, con Varga (1996) e Yebli (1997) titolarissimi e Di Nardo (1998) che ha giocato più o meno quanto Campagnacci, all’esordio di Cellini, se pur nei minuti finali. Tutto questo mentre si aspettano i punti di penalizzazione (da 1 a 3 per inadempienze di gennaio più un altro paio ad anno nuovo) e sottotraccia si è quasi conclusa la cessione della società. Ferretti ha provato a chiudere con un imprenditore straniero operante in Lombardia, che non ha però rispettato gli accordi facendo cadere il preliminare di contratto. Scartata l’ipotesi Nicola Di Matteo (ex presidente del Mantova), mai considerate le avances di Gianluca Ius e Raffaele Tartaglia (intorno al Siena prima e dopo il fallimento. Tiriamo un sospiro di sollievo dopo quanto visto a Carrara), alla fine la scelta è caduta su un consorzio di aziende con base a Roma, Neos Solution, che come riporta Amarantomagazine.it opera nel settore delle fibre ottiche, dei pannelli solari e del cablaggio. C’è il nero su bianco, manca solo il rogito notarile che verrà siglato lunedì. Il punto di riferimento sul piano tecnico, che potrebbe avere un ruolo ufficiale, è l’ex procuratore di Totti Franco Zavaglia.

Formazione – Il ’95 Daniele Borra, in prestito dall’Entella, ha convinto tutti lo scorso anno, quando partì dietro Benassi e poi giocò 18 partite, e si è meritato la riconferma. In difesa l’esperienza di Michele Rinaldi, 6 presenze in A col Bari, 39 in B col Rimini e tanta C (l’anno scorso 4 gol in 34 presenze a Gubbio) e la gioventù dello slovacco Atilo Varga, classe ’96 portato in Italia dalla Juventus e poi prelevato dalla Sampdoria, che lo ha girato prima al Latina Primavera e poi all’Arezzo. Grande stato di forma per il terzo di difesa, Sergio Sabatino, al terzo anno in amaranto e vicecapitano, che col Cuneo si è allargato sulla fascia sinistra nel 4-3-1-2. Sul lato opposto l’ex Monopoli e Gubbio Alessio Luciani. Problemi fisici per Stefano Ferrario, in A con Lecce e Parma, che è ormai da tempo che non trova la condizione ideale. Doveva andarsene in estate e invece è diventato cardine del centrocampo. Parliamo di Giuseppe De Feudis, due anni fa a Lecce e una stagione prima in A col Cesena. Al suo fianco il francese ’97 Curtis Yebli, in prestito dal Bari dove ha esordito in serie B. Yebli ha fatto tanta panchina ma ormai da tre giornate si è insediato nell’11 di Pavanel. L’altro centrocampista è Mattia Corradi, vera sorpresa dello scorso anno dopo le esperienze al Mezzacorona, Albinoleffe, Pro Vercelli e Cuneo, che nel 3-5-2 faceva invece l’esterno sinistro. In mezzo per 8 volte ha giocato titolare Giacomo Cenetti, chiamato a gennaio da Sottili che lo aveva avuto a Carpi, Venezia e Bassano. Sta trovando più spazio dell’anno scorso il ‘96 Eugenio D’Ursi, che ha giocato solo 4 partite da titolare ma ha comunque realizzato tre reti (Arzachena, Piacenza e Livorno). Il nuovo ruolo nel nuovo modulo ha rigenerato Fabio Foglia, che dopo lo splendido biennio tra Macerata e Arezzo stava passando un momentaccio. Col Cuneo il primo gol dell’anno lo ha sbloccato mentalmente. In avanti facile dire Davide Moscardelli, trascinatore lo scorso anno (16 reti più una ai playoff) e già in gol cinque volte adesso. In A con Chievo e Bologna, popolare per la lunga e folta barba e per le sue giocate balistiche ‘social’, scelse di scendere direttamente in C col Lecce nel 2014 ma adesso ad Arezzo è un’istituzione, nonché capitano. Accanto a lui sette volte abbiamo visto giocare Aniello Cutolo, tornato ad Arezzo dopo la parentesi di sei mesi nel 2005 in serie B, dove ha poi giocato con Verona, Crotone, Padova, Pescara, Livorno ed Entella, realizzato 56 reti. Per cinque volte invece il partner è stato Antonio Di Nardo, anche lui come Varga di proprietà Samp e girato prima di Arezzo al Latina, col quale ha segnato 14 gol in Primavera e giocato anche 6 volte in B. Di Nardo ha segnato il 2-0 col Cuneo e soprattutto l’1-0 che ha deciso la partita di Alessandria. (Giuseppe Ingrosso)

Probabile formazione (4-3-1-2): Borra; Luciani, Varga, Rinaldi, Sabatino; Yebli, De Feudis, Corradi; Foglia; Moscardelli, Cutolo (Di Nardo). Allenatore: Massimo Pavanel.

Fonte: Fol