Ferranti: “Sempre legato ai colori bianconeri. Spero di tornare presto a Siena”

È stato uno degli attaccanti più prolifici nella storia della Robur, e anche uno dei più amati. Nel giorno del suo 71esimo compleanno, il Fedelissimo Online ha contattato Emilio Ferranti, indimenticato protagonista del campionato 75/76, culminato con la promozione in Serie C.

Emilio, che effetto ti ha fatto vedere il Siena nuovamente in Serie D?
“Come molti appassionati senesi, non avrei mai pensato si arrivasse ad un simile epilogo. Pensavo che la signora Durio alla fine riuscisse a trovare un via per evitare al Siena di tornare in Interregionale. Mi è dispiaciuto perché Siena merita grande rispetto, io la seguo sempre e so bene che tra le società professionistiche era una di quelle con il maggior numero di tifosi al seguito. Questo significa che i senesi hanno sempre aiutato la società. Ci sono rimasto molto male”.

Oggigiorno la quarta serie deve anche fare a meno dei tifosi sugli spalti. Cosa ne pensi di questo calcio a porte chiuse?
“Il calcio con l’assenza del pubblico perde tanto, soprattutto per la gente che aspetta la domenica per sostenere la sua squadra. Il Siena, anche nelle annate un po’ tristi, veniva seguito da oltre 4000 persone, a volte siamo arrivati anche a 8000 l’anno della vittoria del campionato. E in una città come Siena, che è legata ai suoi colori per via della sua storia e delle contrade, la partita rappresentava un senso di aggregazione ulteriore per i cittadini in un momento dell’annata che li vedeva rivali”.

Qual è a tuo avviso l’aspetto che nel calcio moderno si è perso di più?
“Per esperienza diretta, essendo responsabile di un settore giovanile qui a Cremona, vedo che negli allenatori e nei ragazzi manca lo spirito che avevamo noi. Al di là di tutte le cose buone – come la preparazione – che il calcio moderno ha portato, mancano un po’ di genuinità e i valori di una volta. Penso si debbano stemperare le cose negative, e tornare a vivere il calcio come lo vivevamo da ragazzini. Nel calcio di oggi però contano molto i risultati perché gli interessi sono altissimi”.

Nonostante sia passato molto tempo, sei tuttora uno dei giocatori ricordati con più affetto.
“Ho giocato sette stagioni e gli ultimi anni ho avuto la fortuna di farli da capitano, e soprattutto aver riportato il Siena in Serie C all’epoca è stata quasi come una rinascita. Credo che il mio attaccamento sia ricordato anche perché la mia venuta è coincisa con la nascita dei Fedelissimi. Abbiamo legato molto con i tifosi di allora alle varie riunioni che facevamo per conoscerci meglio. Al di là dei risultati che sono riuscito a raggiungere, penso di aver lasciato qualcosa dal punto di vista umano. Molte persone, come Mario Brandini, la famiglia Gagliardi, e la figlia del dottor Biondi, pur vedendole meno mi sono ancora legate”.

Negli anni hai sempre provato a seguire il Siena quando si giocava dalle tue parti: l’ultima volta un anno fa, a Crema contro la Pergolettese, ma anche qualche anno prima nella tua Cremona dove seguisti la partita nel settore ospiti insieme ai tifosi bianconeri.
“I colori bianconeri mi attraggono sempre quando sono nelle vicinanze. Per un po’ avevo abbandonato l’idea di seguirlo perché, quando lo andavo a vedere, il Siena perdeva sempre (ride, ndr). L’anno scorso con la Pergolettese spero di aver invertito questa tradizione”.

Delle sette stagioni passate con la Robur, qual è il momento che ricordi con più piacere?
“Senz’altro il campionato 75/76. Però il primo grande ricordo è legato all’anno prima, quando finalmente riuscimmo ad andare in testa alla classifica dopo aver vinto la partita in casa contro il Montevarchi, tra l’altro grazie ad una mia rete. Purtroppo quella gara fu seguita da una delusione, perché a Carrara con il Pietrasanta la partita fu tragica. Però non posso dimenticare quella settimana, quei preparativi, vedere lo stadio per la prima volta così pieno di entusiasmo fu emozionante. Alla fine arrivammo secondi, ma mettemmo le basi per vincere il campionato l’anno successivo”.

Oggi è il tuo compleanno, pochi giorni fa invece c’è stato un avvenimento storico come i 50 anni dalla nascita del Siena club Fedelissimi.
“È veramente un grandissimo traguardo. Ricordo ancora la festa dei quaranta anni dove erano stati raggruppati i giocatori nati negli anni ’40 e ‘50. Mi fa piacere vedere ancora le persone che c’erano dalla nascita dedicare tempo e passione per questi colori, bisogna dargli atto dei molti sacrifici che hanno fatto. Mando un saluto ai Fedelissimi e a tutti i tifosi del Siena, e grazie per avermi dedicato sempre un pensiero”. (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol