Federico Trani: “Robur, ora alziamo l’asticella”

Ormai è fatta. «Quasi, ci manca ancora un punto»: ribatte all’istante il vice presidente della Robur Federico Trani (nella foto); non vuol sentir parlare di salvezza, ancora. Solo una volta raggiunta quota 43, il Siena potrà guardare avanti. «E lo farà», dice. E intanto certe voci che circolano su un brutto gesto che avrebbe rivolto alla curva, dopo il 3-2 di Marotta, le smentisce categoricamente. «Ho rispetto dei tifosi, di tutti coloro che vogliono bene al Siena e di chi lavora allo stadio: non avrei mai potuto, per il ruolo che rivesto e perché sono una persona». 

La vittoria sulla Viterbese ha di fatto avvicinato la Robur alla salvezza… 
«E’ stata una botta di entusiasmo, ma non possiamo permetterci cali di concentrazione: manca ancora un punto e sia contro l’Olbia che contro il Pro Piacenza dobbiamo fare il meglio possibile. Non possiamo permetterci errori e magari vivere nel rimpianto». 

Eppure di rimpianti ne avrete: ok la salvezza, ma non è stata una stagione da incorniciare… 
«No, non è stato certo un campionato da almanacco, ma meglio incontrarle all’inizio di un percorso, le difficoltà, che quando è troppo tardi. Siamo stati sfortunati, ma abbiamo anche commesso degli errori: è ovvio, altrimenti avremmo vinto tutte le partite 3-0 e il campionato a gennaio. Li analizzeremo per non commetterli di nuovo: vogliamo migliorare, poter alzare l’asticella». 

Alzare l’asticella cosa significa? 
«Valutare la rosa, alzarne il livello, creare una squadra competitiva, dotare il Siena di strutture: è solo con la continuità del lavoro, senza dover spendere energie in altre situazioni, che si raggiungono i traguardi». 

La piazza continua a contestare l’area tecnica e il mister: avete già in mente cosa fare? 
«Le proteste sono legittime, ce le siamo tirate. Sono la conseguenza dei non-risultati. Faremo delle analisi lucide della situazione, ma senza farci influenzare. Le nostre valutazioni si baseranno sia sull’aspetto umano che sugli obiettivi. Ma prima la salvezza». 

A proposito di contestazioni: i tifosi sono arrabbiati per un gesto, il dito medio, che lei sembra aver rivolto alla curva… 
«Non è assolutamente vero. Non è successo quello che si vocifera: dopo il gol di Marotta ho abbracciato Dolci, stop. Sarebbe stato uno sfogo senza senso. Sarebbe il caso di smettere con certe illazioni stupide, che casualmente escono sempre dopo un risultato positivo. Io non derido la passione della gente, sono una persona che ha rispetto per le persone, cosa che non è chi mette in giro certi rumors. Rivesto un ruolo importante in una società importante e non potrei cadere in certi comportamenti. Mi spiace anche dover parlare di queste cose, atte solo a mettermi in cattiva luce e destabilizzare l’ambiente. Chiacchiere da bar». 

Il suo comportamento in tribuna già altre volte è stato stigmatizzato. 
«Sono uno molto passionale e vivo le partite, mi ci sento anche male. A volte sono andato oltre e ho chiesto scusa. Ma anche in quei casi non mi sono mai rivolto alla tifoseria, non sono mai stati attacchi personali. Accusarmi per questo, forse, è un modo per sottolineare che ho vent’anni. Credo che la serietà di questa società non sia in discussione: ha sempre pagato, ha sempre rispettato ogni scadenza, ha progetti che vorrebbe concretizzare». 

Tipo il centro sportivo all’Acquacalda? 
«E’ da quando sono arrivato che sento dire ‘E’ il posto giusto’. Ci sono delle questioni da risolvere, ma spero che in breve tempo si possa mettere tutto nero su bianco. L’idea sarebbe intervenire con dei primi lavori in estate, perché la prima squadra possa usarlo da subito, e altri farne in un secondo momento. Pronti, comunque, anche al piano B. Ci piacerebbe, in futuro, far lavorare tutte le nostre formazioni nella stessa struttura: per quanto riguarda le giovanili abbiamo mosso i primi passi, per realizzare un settore all’altezza ci vogliono anni, non mesi». 
Angela Gorellini

Fonte: La Nazione