Favalli: un addio su cui riflettere

Se era stato abbastanza soft l’addio al calcio giocato di Ivan Lanni, fino a pochi mesi fa osannato portierone della Robur in Serie C, aver letto quello di Alessandro Favalli fa decisamente male. Perché ha il sapore di un definitivo distacco dal mondo del calcio e nelle sue parole pare di sentire quasi un grido di dolore e tutta la cocente disillusione di un innamorato tradito.

Alessandro era – e nonostante i suoi 31 anni potrebbe esserlo ancora per un po’ – un buonissimo giocatore, efficace quanto basta nel difendere, instancabile a spingere sulla fascia e crossare per la gloria di qualche compagno capace di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Senza dubbio un campione di altruismo, correttezza ed umiltà il nostro Favalli!

Ma purtroppo (e lui lo fa capire molto bene senza ipocriti giri di parole) l’ambiente del calcio è ad ogni livello una piscina dove nuotano più squali che prede, con ragazzi che spesso sacrificano la loro adolescenza, lo studio ed il periodo in cui si è giovanotti di belle speranze ad uno sport, appassionante quanto si vuole, che un po’ sì li esalta ma molto di più li sfrutta ed alla fine non pochi ne distrugge lasciando persone “senz’arte né parte” i meno previdenti È da sempre così, specie nelle categorie inferiori, ma oggi si è superato il livello di guardia reclutando perfino calciatori in erba sradicati da continenti lontani.

Tanti sono i responsabili di questa situazione: avidi procuratori, addetti ai vivai con pochi scrupoli, disinibiti direttori sportivi e naturalmente presidenti come l’innominabile di cui adesso può considerarsi a ragione una vittima anche il buon Favalli.

Federazione e Lega, peraltro, non possono certo chiamarsi fuori soprattutto se pensiamo alla distorsione procurata dalle cosiddette “quote” da impiegare obbligatoriamente (ne parlavamo con Gil Voria durante la pulizia dell’esterno dello stadio) che alla fine ottengono l’effetto contrario alla promozione dei talenti perché fanno assurgere a pezzi pregiati anche calciatori di non grande caratura i quali, appena perso questo “status” che temporaneamente li pone davanti a colleghi magari più bravi, terminano anzitempo la propria carriera o sprofondano nell’anonimato delle più basse categorie.

Noi tifosi siamo abituati a soffrire e gioire in partita con i nostri beniamini, immancabilmente anche a criticarli e qualcuno di loro lo eleggiamo ogni tanto nella ristretta schiera delle cosiddette “bandiere” di cui però poche, alla lunga, dimostrano di resistere al passare del tempo.

Forse, insomma, il messaggio che ci manda Alessandro Favalli è quello di farci riflettere maggiormente ed imparare a guardare con occhi diversi tantissimi ragazzi come lui che, assieme a tante belle giocate vincenti, ci regalano anche un pezzo del loro futuro e per molti dei quali notorietà e ricchezza sono destinati a rimanere irraggiungibili miraggi.

Sarebbe bello, per approfondire questo argomento non certo banale ed in segno di riconoscenza, ospitare Favalli in una puntata di “Al Club con la Robur”. Magari anche per farci perdonare, nel nostro piccolo, che il nuovo Siena FC non abbia saputo trovargli un posticino nell’agguerrita pattuglia di mister Magrini. (Mario Lisi)

Fonte: FOL