Fantasmi e poesia di Andrea sordi

La partita casalinga con il Palermo mi ha fatto tornare alla mente certi passati e non dimenticati fantasmi.

Comunque se un senese dovesse venire allo stadio per scacciare, seppur per un po’,  la preoccupazione per l’allarmante situazione economica e sociale  (eufemismo per non dire allucinante!) della città, è bene dirgli che forse ha sbagliato indirizzo.

La Robur non solo non ha divertito, meno che mai entusiasmato: addirittura non ha neanche infastidito l’estremo difensore ospite. Se le valutazioni sulla difesa e sul centrocampo bianconero non possono che essere positive, quando ci avventuriamo in attacco il giudizio cambia e non di poco!. A me, semplice spettatore, sembra che si prosegua con un equivoco tattico che, solo raramente, ha saputo dare qualche risultato.

Calaiò, come anche a suo tempo Maccarone, non è una prima punta, rispetto ad essa, infatti, difetta quanto ad immediatezza e rapidità. Non appare, neanche, in grado di fare la boaovvero di far salire la squadra e quindi di aprire varchi per chi viene da dietro. Non ha, infatti, la possanza per giocare spalle alla porta. Le palle alte non le intercetta, quelle basse non può controllarle poiché i centrali avversari, birbanti marcantonipronti a tutto, lo sovrastano fisicamente, portandolo via di peso. E allora? Forse andrebbe servito in movimento, preferibilmente su tagli da destra visto che è un mancino. Potrebbe giocare in appoggio ad una punta di peso in grado di fare a sportellatecon i ricordati marcantoni. Rinunciare alla qualità di Calaiò non mi sembra opportuno. Rinunciare, invece, ai compagni di vacanzedell’altra sera appare oltreché opportuno, sicuramente salutare.

E’ormai arcinota la difficoltà di trovare lagiusta collocazione in campo di D’Agostino: grande tecnica, ma dinamismo pari allo zero. Se gioca davanti alla difesa i rischi non sono marginali, la perdita di un pallone è un’occasione da rete per gli avversari; e se andasse, invece, a ricoprire il ruolo che gli affidò Sannino a Milano contro l’Inter? Si, dietro alle punte, a deliziare la platea con passaggi ed assist incredibili, sciorinando gran calcio e tirando anche in porta da lontano. Il tutto senza l’angoscia di rincorse o ripiegamenti per lui complicati. Insomma potremmo rivedere un altro Locatelli, giocatore che non abbiamo mai finito di amare per quella qualità ed intelligenza che ha sempre messo in campo, proprio lui che non ha mai brillato per dinamismo e corsa.

In fondo il calcio può essere anche poesia!

 

Andrea Sordi