Fabio Caselli: “Ora, domani e sempre, noi ci saremo”

Sono dodici i soci senesi che hanno deciso di continuare la propria avventura nonostante la forte ricapitalizzazione imposta da Antonio Ponte a febbraio: Pietro Mele, Fabio Caselli, Jacopo Norelli, Renato Romei, Luciano Ghezzi, Luigi Fumi Cambi Gado, Laura Bicchi, Duccio Panti, Cesare Lazzeroni, Mauro Berrettini, Stefano Bisciarri, Lorenzo Turillazzi e Ted Kelly. Abbiamo fatto il punto della situazione con uno di loro, Fabio Caselli.

Partiamo dalla vostra decisione di partecipare alla ricapitalizzazione.
Credo che la cifra era superiore al fabbisogno della società. Si poteva fare in due tranche, invece si è voluto spazzar via dall’oggi al domani quello che avevamo fatto di buono. I soci senesi comunque non hanno voluto farsi buttare fuori investendo una cifra significativa. E’ dagli anni di Nannini e Beneforti che il Siena non è dei senesi, volevamo essere degli apripista per allargare la sfera. Si era detto a Ponte, ma non ha voluto accettare.

L’aumento di capitale vi ha ulteriormente indeboliti?
Siamo diminuiti molto ma ci siamo. A questo punto ha poca importanza la percentuale delle quote, siamo soci e possiamo fare tante cose, come richiedere un’assemblea o guardare i bilanci.

Tra chi non ha aderito spicca D’Alessandro, secondo azionista col 10%.
I romani, come qualche socio senese, non hanno ricapitalizzato. La cifra che dovevano mettere era troppo grossa e hanno perso quello che avevano messo inizialmente. Era l’intento del presidente. Sia con D’Alessandro che con D’Andrea c’era un ottimo rapporto. Ormai sono usciti, D’Alessandro ha dato le dimissioni dal Cda. Facevano un ottimo lavoro, gratuito, curando il sito e i manifesti attraverso una società di Roma. Tutto vanificato.

I rapporti col presidente si sono decisamente deteriorati.
Ponte ci ha detto che non aveva mai avuto trattative, il che non è vero. Un’alternativa era un pool di senesi, ci stavamo lavorando. Cinque imprenditori avrebbero preso il 20% ciascuno, ma lui non ha voluto e di punto in bianco è andato in Inghilterra. Era una proposta fattibile, valida. Poi ha fatto un cambiamento radicale e ha pensato alle proprie cose.

Della famiglia Durio che ne pensa?
Mi dicono sono persone per bene, non so altro. Lo spero per il bene del Siena. La Durio è venuta 2-3 volte e non ci ha mai incontrato, si vede non siamo all’altezza. Noi comunque siamo propositivi, se lo desidera siamo disposti a sentire che dice.

Alessandra Amato?
Non so chi sia. Non è il direttore generale del Siena non essendo nominata dal Cda. Si è presentata come dg ma non ha senso. Ci si può parlare cortesemente, è una persona affabile però ha una nomina a mezzo.

Spostiamoci al campo. Il Siena è ormai destinato ad un campionato anonimo.
La cosa che più mi dispiace è la Coppa. Se non avessimo fatto delle sciocchezze come a Foggia, tenendo i titolari in panchina, in finale ci si poteva arrivare.

Tra le prime nove il Siena è l’unica ad aver cambiato allenatore a campionato iniziato. La staffetta Atzori-Carboni l’ha convinto?
Atzori è una brava persona, competente, però si copriva troppo col 3-5-2. Aveva altri giocatori, è difficile far paragoni. Carboni è riuscito a gestire la squadra in un momento delicato. Il suo difetto è stato di stravolgere la formazione ogni domenica.

Un opinione sul mercato di gennaio?
L’unico rimpianto che ho è Sacilotto, per il resto dal mercato ci abbiamo rimesso poco. Matteo Materazzi, che non è a libro paga come il padre, aveva il compito di rescindere i contratti pesanti e prendere parametri zero. C’è stato un ringiovanimento perché i giovani non costano. Peccato perché con 2-3 innesti potevi dire la tua. Noi all’inizio eravamo per un campionato di assestamento, Ponte invece ha sforato il budget di parecchio e ha dovuto tagliare. Se non diceva niente, pensando solo a mantenere la categoria, sarebbe stato meglio.

I soci senesi ci saranno anche in futuro?
Siamo disponibili a tutto per la Robur. Mi auguro riceva tutto il bene possibile. Ora, domani e sempre, noi ci saremo.

Giuseppe Ingrosso

Fonte: Il Fedelissimo