Fabbricini: “Per quanto accaduto dopo la mia decisione, non rifarei la B a 19”.

"Sono stati 9 mesi, praticamente una gravidanza, giorni complessi e interessanti con tante situazioni che abbiamo affrontato anche poi con difficoltà oggettive da parte mia". 

E' il bilancio tracciato dal commissario straordinario della Figc, Roberto Fabbricini, nella giornata dell'Assemblea elettiva della Federcalcio che si riunisce a Fiumicino per eleggere il nuovo presidente, candidato unico è Gabriele Gravina. 

"Il momento più difficile? Forse l'estate quando abbiamo assunto il provvedimento sulla B a 19 squadre, un provvedimento sofferto anche per me che l'ho dovuto prendere -prosegue Fabbricini ospite di 'Radio anch'io Sport' su Rai Radio1-. Poi ha prevalso in me una idea abbastanza radicata: c'è una brutta parola nel calcio che si chiama ripescaggi, a me non piace, credo che i meriti vadano acquisiti sul campo". "Poi c'è stato l'intervevento della Lega e delle squadre di B compatto con tanto di certificazione che mi hanno chiesto questo passaggio. Con un po' di spregiudicatezza ho pensato che potesse essere prodromico passo verso la riforma dei campionati". 

Parlando poi di cosa non rifarebbe guardando indietro a questi 9 mesi, Fabbricini aggiunge: "Per quanto accaduto dopo la mia decisione forse la B a 19".

 

Oggi Roberto Fabbricini lascia il ruolo di commissario straordinario e ritorna a sedersi su qualche poltrona del CONI, come tradizione e abitudine. È stato nove mesi alla guida della FIGC e questo periodo sarà ricordato come il peggiore della storia del calcio italiano, sia in termini sportivi che organizzativi, un vero e proprio fallimento senza alcuna giustificazione di sorta.

L’ex commissario straordinario è il principale responsabile di quanto accaduto; ha ceduto alle pressioni della lega B, di alcuni presidenti ad essa appartenenti, tirando fuori dal suo ammuffito cilindro la più grande ingiustizia sportiva della storia.

Con l’elezione di Gabriele Gravina a presidente della FIGC, il suo compito è finito, rimangono i danni morali, materiali e le ingiustizie subite da quelle società che, seguendo le sue indicazioni, avevano avanzato la domanda di ripescaggio.

Un’ultima cosa, così tanto per non passare da fessi ulteriormente, che ci risparmi l’ennesima dichiarazione e un troppo tardivo pentimento per il suo operato a cui nessuno crede, in altri termini abbia la compiacenza di non prendere in giro tutti coloro che vedevano in lui il garante della regolarità Ci eravamo sbagliati e nemmeno di poco. (Nicnat)

Fonte: FOL