Esclusiva Il Fedelissimo – Gentile: “Il gol nel derby? Vorrei vivere più spesso giornate del genere. La B col Siena sarebbe un sogno”

Federico Gentile da Napoli era un editore del Novecento che pubblicava classici italiani e latini. Federico Gentile da Roma, invece, è un calciatore millennial che non ha curato opere letterarie ma ha appena scritto un’altra pagina del Libro dei Ricordi della Robur. Precisamente domenica scorsa, al minuto 95 del derby col Livorno. E allora l’intervista non può che cominciare da lì.

Federico, raccontaci il momento in cui Marotta ha preso il palo.

Alessandro ha fatto una grandissima giocata, io sono stato bravo e fortunato a buttarla dentro. E’ stata una vittoria bellissima, ma già dal giorno dopo ci siamo concentrati sul Piacenza.

Sei cosciente del fatto che il tuo gol non avrà una ‘scadenza’ come la maggior parte delle reti? La gente tra dieci anni dirà: “Ti ricordi il gol di Gentile al 95’ nel derby…”

Beh, me ne renderò conto tra un pochino. Adesso penso alla partita singola, poi se verrà ricordato tra dieci anni per l’importanza del derby per me può essere solo motivo di orgoglio.

Al tuo gol e al seguente fischio finale, mi è parso di vedere una riconciliazione totale tra il pubblico e il Siena. Un senso di unità che non si vedeva da tanto tempo.

Era una bellissima cornice, ci hanno sostenuto tutta la partita e per noi è importantissimo. Quando ho fatto gol li ho visti gioire tutti, è stata come una liberazione. In casa non avevamo mai vinto, era il primo gol sotto la curva Guasparri, insomma i fattori erano tanti. Sentire i tifosi vicino, dalla nostra parte, è una marcia in più. Vorremmo vivere più spesso giornate del genere. E poi se il pubblico è dalla nostra magari spinge l’arbitro a dar rigore a Marotta (ride, ndr).

L’arbitro avrebbe fischiato rigore se Marotta si fosse buttato?

No, l’arbitro ha detto che l’avrebbe ammonito, perché il portiere non l’aveva toccato. Alessandro ha fatto bene così.

L’esultanza, il togliersi la maglia e quella rabbia che hai fatto intravedere sotto la curva, erano anche un modo per liberarti di qualche tensione? In fondo hai giocato solo tre volte da titolare.

E’ normale che un giocatore voglia sempre giocare, altrimenti deve cambiare mestiere. Rispetto tutte le decisioni del mister. Da un paio di settimane ho avuto qualche problemino fisico che non mi ha permesso di essere al 100% ma cerco sempre di stare sul pezzo. Adesso sto molto meglio, anche se la condizione ottimale la raggiungi giocando con continuità.

Facciamo un salto indietro: inizio estate, la Spal ti comunica che non rientri nei piani. Quanto ci sei rimasto male?

A Ferrara ho passato due anni bellissimi. Nel primo abbiamo sfiorato i playoff malgrado dei problemi iniziali, nel secondo siamo partiti sulla falsa riga dell’anno precedente vincendo sempre nel pre-campionato. La prima partita purtroppo mi sono rotto il legamento crociato e sono stato fermo cinque mesi. Una volta rientrato le dinamiche erano cambiate e avevano preso un altro giocatore nel mio ruolo. Nell’estate precedente avevo parlato del rinnovo, hanno invece fatto altre scelte ma è andata bene così. Siena è sempre stata la mia prima scelta, ho avuto interessi da tantissime squadre, anche del nostro girone, ma non ho mai avuto dubbi. Ero già stato contattato in precedenza, Dolci mi conosceva perché mi voleva portare a Como.

Spal e Siena sono società blasonate con una storia alle spalle, però fino a 28 anni non hai mai superato la C2. Perché?

Per demerito mio. Magari mi dovevo svegliare un po’ prima, però ognuno fa il suo percorso. In certi momenti potevo fare altre scelte ma non rimpiango niente. In testa c’è solo il Siena.

A gennaio avrai 32 anni. Cosa ti può dare ancora il calcio?

Spero ancora tanto, come anche dall’altra parte di poter dare tanto io. La voglia c’è, il progetto anche. Non mi pongo limiti. La B sarebbe un sogno più che un obiettivo. Sta nella testa di ogni giocatore di vincere, farlo a Siena ha ancora più valore.

Aprilia, Rieti, Savona, Spal… di promozioni te ne intendi eccome. Questo Siena ce la può fare?

Non ci dobbiamo porre obiettivi, se non quello di crescere come gruppo e vedere quello che succede. Mettiamoci in testa che siamo forti, che possiamo mettere in difficoltà chiunque, che possiamo ripetere giornate come domenica scorsa, poi i bilanci li faremo alla fine. Con dei giocatori, uno staff e una società importanti, le carte sono tutte in regola.

La Robur parte dietro a quante squadre?

Ci sono squadre più attrezzate, più rodate e che hanno speso di più. Penso all’Alessandria, la Cremonese, l’Arezzo, lo stesso Livorno. Noi partiamo in sordina, però non abbiamo paura di nessuno. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo