Esclusiva Fol – Sartor: “Siena è qualcosa di straordinario. I gol? Mi ispiro a Martin Palermo”

Dalla Patagonia alla città del Palio, passando per la Spagna e la Sardegna: Marcos Sartor, attaccante argentino con passaporto spagnolo (e origini italiane), è il capocannoniere del nuovo Siena. I sei punti in classifica sono frutto delle sue tre reti, due all’Ostiamare e una allo Scandicci. “Quando entro in campo penso sempre al fatto che avrò almeno un’occasione, e che in quell’attimo dovrò essere pronto a buttarla dentro. Devi crederci sempre, andare su tutti i palloni ed essere reattivo nella respinta del portiere”, racconta Sartor al Fedelissimo Online.

Marcos, come è andata la quarantena?

È stata dura, perché il campo e la routine mi mancavano, ma in fondo a me piace stare in casa, non sono uno che va molto in giro. Abito con De Angelis e Ilari, ne ho approfittato per allenarmi, guardare partite e leggere. Mi appassionano le biografie, l’ultimo libro che ho finito è quello di Pep Guardiola.

Timori li avete avuti?

Il timore c’è sempre, soprattutto per i familiari. Ma più che altro c’è la paura che sospendano il campionato. Il calcio è il nostro lavoro, e lavoriamo per un obiettivo chiaro: arrivare primi.

La tua famiglia è in Argentina?

Sì. Sono nato a Ingeniero Jacobacci, in Patagonia. Andai via di casa a 14 anni, all’Atletico de Rafael, per inseguire un sogno. Il mondo del calcio è la mia vita e mi ha portato in Europa. Un anno in Serie D spagnola, a Madrid, e poi la Sardegna. Mi piace tanto l’Italia, ne sono innamorato.

Hai origini italiane?

Sia italiane che spagnole. Mio bisnonno era veneto, mio nonno da parte di mamma è spagnolo. Ho preso il passaporto spagnolo perché era più facile da ottenere. Non sono ancora andato in Veneto, ma devo farlo. Conosco uno zio è venuto a vedermi l’anno scorso.

Come sei arrivato in Sardegna?

Nel 2016 mi ha chiamato il Budoni e ho detto subito di sì. Sono arrivato ed era tutto nuovo, non sapevo una parola di italiano. Mi sono messo a studiare la lingua di sera, da solo. La Sardegna è bellissima, me ne sono innamorato perché il sardo ti dà tutto. La gente è la più buona che abbia conosciuto. È la mia seconda casa, sono tutt’ora residente nell’isola e lì ho conosciuto la mia attuale ragazza.

Primo anno in Eccellenza, a suon di gol (19), il secondo in D (9 reti). Poi ancora altre due stagioni in Sardegna.

Nel Latte dolce ho avuto un problemino al ginocchio, mentre l’anno scorso alla Torres è stato il boom. Ero deciso a fare bene e ho segnato diversi gol.

12 gol in 24 partite. Che ti valgono la chiamata al Picerno.

Volevo giocarmela in Serie C, ho firmato due anni di contratto e ho fatto una settimana in ritiro, poi è arrivata la notizia della retrocessione. Mi avrebbero tenuto ma io volevo andarmene. Per la C era troppo tardi, ho pensato allora di fare di nuovo bene in D.

E il tuo inizio col Siena non poteva andare meglio: tre gol in tre partite

Mi sono preparato tutta l’estate per affrontare qualcosa di straordinario. Quando il mio agente ha fatto il nome del Siena ho detto subito di sì. Il mister è preparato, un campione, ho tanto da imparare da lui.

Sei il primo marcatore della nuova società.

Me l’hanno detto, che rimarrò nella storia. Per me è un orgoglio, sono piccole cose che ti gratificano e ti spingono ad andare avanti.

Guidone non è mai stato un gran finalizzatore, Forte lo stesso. Aspettando Mahmudov, in molti si aspettano di vedere te come capocannoniere.

Guidone è un giocatore vero, è importantissimo per noi. Si inventa qualcosa davanti, ti dà la palla gol. Io cercherò di dare il massimo. Se segno meglio, se segna il compagno di più. L’importante è vincere.

Mi ha colpito il tuo vizio del gol, il tuo opportunismo. Non a caso sei quello che gravita più vicino alla porta avversaria.

Non sono un giocatore che va molto fuori dall’area. In entrambi i moduli ho sempre giocato prima punta, chi tornava più indietro era Guidone. Tendo a stare dentro l’area per finalizzare la giocata.

Hai un idolo?

Mi piaceva Batistuta. E poi Martin Palermo, per i tanti gol che faceva, spesso ad un metro dalla porta, e perché ci credeva sempre. La gente lo criticava, ma lui continuava a segnare.

Intanto domenica (per ora) si torna in campo a distanza di un mese.

Visti i precedenti incrociamo le dita. L’avversario l’abbiamo studiato un bel po’ di volte (ride, ndr). La gara la prepariamo come tutte le altre, con voglia ed entusiasmo.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol