ESCLUSIVA FOL – Russo: “Morgia un secondo padre. Indimenticabile la partita vista in Curva Robur”

Nella storia recente del Siena non si ricordano molti giocatori in grado di spaccare le partite in qualsiasi momento. Di questa cerchia, uno dei maggiori esponenti è senza dubbio Nicola Russo. L’esterno tarantino, arrivato nell’ottobre 2014 a Siena, impressionò da subito per le sue qualità tecniche e per la sua capacità nel trovare la giocata risolutrice nei momenti decisivi. Venne naturale chiedersi il perché della sua mancata riconferma l’anno successivo, così come il motivo per cui non giocasse in pianta stabile in categorie superiori. La Serie B è riuscito a guadagnarsela qualche anno dopo, con la chiamata del Pescara nell’estate del 2018. Un’esperienza che però non ha dato i frutti sperati. “Quando non mi trovo bene in un posto io non ci resto. Dopo pochi giorni ho lasciato perché l’ambiente non mi piaceva”, racconta Russo al Fedelissimo Online.

Nicola, come hai vissuto il fallimento del Siena quest’estate?
“Molto male. Avendo conosciuto la Durio durante l’esperienza di Rapallo, mai mi sarei aspettato che potesse portare il Siena al fallimento. Probabilmente ci sono state delle situazioni particolari, non conoscendo bene i fatti faccio fatica a giudicare. Però ci sono rimasto davvero male”.

Quando arrivasti a Siena eri ancora sotto contratto con il Parma. Per firmare con la Robur hai dovuto svincolarti dai ducali, una scelta non banale.
“Non è da tutti rescindere con una squadra di Serie A, ma ad avermi dato una spinta in più è stato mister Morgia. Avendo sempre fatto la C non era una scelta scontata, però si trattava del Siena e quindi ho accettato subito. Al mio arrivo ho trovato una squadra già consolidata, ma col tempo mi sono integrato e mi sono ritagliato il mio spazio”.

Come ci aveva detto il mister in una recente intervista, al pari di tutti gli altri eri stato sottoposto ad un periodo di prova.
“Quando non conosci un giocatore è normale volerlo prima vedere. Nessuno ti prende a occhi chiusi, sarebbe da folli. Io mi stavo allenando da un paio di giorni, poi in una amichevole feci benissimo e da lì Morgia mi volle trattenere a tutti i costi”.

Dopo un breve periodo di adattamento arrivarono le prime reti: segnasti consecutivamente contro San Donato, Trestina, Spoleto e Villabiagio.
“Feci quattro gol di cui due subentrando. Per il mister quelli che entrano dalla panchina sono fondamentali, per il gruppo farebbe qualsiasi cosa. Vedendo che entravo sempre con la testa giusta ero diventato quasi un portafortuna. Quando un giocatore sta bene mentalmente può fare la differenza in qualsiasi momento, e da lì infatti ho iniziato a giocare sempre titolare”.

Ad inizio anno solare arriva però una tegola: l’infortunio alla tibia rischiava di compromettere la restante parte di stagione, fortunatamente riuscisti a rientrare per il finale di campionato.
“È vero. Mi feci male nell’amichevole del giovedì. Risultò essere un problema serio, un infortunio grave. Andai a fare la risonanza, e il dottor Di Mambro mi disse che prima di 4 mesi non sarei tornato in campo. Lì mi cadde un po’ il mondo addosso, anche perché stavo facendo davvero bene. In quel momento fu il mister a fare la differenza. La sera stessa Morgia mi chiamò e mi disse: segnati queste parole. Stai tranquillo che dovunque vado io ti porto con me. Mi ha trasmesso un’adrenalina incredibile e alla fine, non so se per merito suo, dopo un mese e mezzo ero già tornato. Rientrai nella gara casalinga col Rieti con tutto lo stadio ad applaudirmi”.

Solitamente un giocatore squalificato segue la partita dalla tribuna. Tu però infrangesti questa regola e, nell’ultima sfida casalinga contro il Gavorrano, ti posizionasti sui gradoni della Curva Robur insieme ai tifosi. Che ricordi hai di quella giornata?
“Come faccio a non ricordare… ero squalificato perché fui ammonito per simulazione a Sansepolcro. Tra l’altro mi avevano fatto fallo, ma l’arbitro, forse avendoci fischiato poco prima un altro rigore, tirò fuori il cartellino. Mi dispiacque molto perché quella col Gavorrano era una partita importante. Comunque, durante il riscaldamento un gruppo di tifosi mi chiamò e mi chiese se volessi andare a vedere la partita in curva, e io non ci pensai un secondo. Ho saltato e cantato tutto il tempo; sfortunatamente la partita andò male, ma quel giorno mi sono divertito tantissimo. La gente di Siena è una cosa favolosa, le persone mi hanno lasciato tantissimo”.

Qual è stato il momento più bello di quella stagione?
“Quando l’arbitro ha fischiato la fine a Massa. Non vedevamo l’ora di festeggiare con i nostri tifosi, è stata una liberazione”.

L’ipotesi di un tuo ritorno a Siena si era fatta campo nell’estate del 2016, in concomitanza dell’acquisizione della Robur Siena da parte della famiglia Durio-Trani.
“Quando ero a Rapallo si era iniziato a vociferare che la Durio avrebbe comprato il Siena e sembrava che io ed altri potessimo tornare. Alla fine però la società prese altre strade e quindi Morgia non firmò più. Mi è dispiaciuto perché ci tenevo tanto, per me Siena era diventata una seconda casa”.

Il rapporto con Morgia negli anni si è ulteriormente consolidato tanto che, dopo le esperienze di Siena e Rapallo, siete andati a braccetto anche a L’Aquila e Nocera.
“Lo seguo perché è lui che mi chiama sempre (ride, ndr). Devo solo accettare perché con lui mi trovo benissimo. Per me è come un secondo padre”.

E adesso a Lamezia Terme, in Eccellenza, per tentare una nuova scalata insieme.
“Quella di scendere in Eccellenza è stata una scelta ponderata. Ho 29 anni, sono nel limbo tra giovane età e anzianità calcistica, e avendo anche un figlio a cui pensare ho preferito sposare un progetto solido scendendo di categoria anziché andare in posti in cui non ti danno certezze. Qui a Lamezia c’è un presidente molto giovane che ha voglia di emergere e di fare grandi cose nel calcio. Poi la presenza di Morgia per me è una garanzia, quando chiama io rispondo sempre presente. E come me anche altri. Al momento non possiamo giocare, ma già ricominciare ad allenarsi sarebbe una cosa in più. Spero di poter scendere in campo il prima possibile”.

Rivedremo Russo a Siena in futuro?
“Io lo spero. Siena è il posto migliore dove poter fare bene, è una città piccola ma dove si respira calcio di Serie A. Sarebbe bellissimo poter incontrare di nuovo gente con cui ho condiviso tanti bei momenti. Per me è tutto, io a Siena sono grato perché mi ha lanciato nel calcio a certi livelli. Nella vita mai dire mai”.

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol