ESCLUSIVA FOL – Radice: “Con lo Youth Project vogliamo creare un’identità ben precisa. Al centro del progetto c’è sempre il ragazzo”

La Robur Siena ne ha annunciato la partenza ormai due anni fa, da allora le società entrate a farne parte sono oltre quindici. Lo Youth Project è nato come apparato del settore giovanile e si pone l’obiettivo di istruire tecnici aiutandoli a migliorarne le competenze tecnico-tattiche. Per avere una panoramica più ampia sull’intero progetto, abbiamo deciso di contattare Ruggero Radice, responsabile dello Youth Project.

Per uno che non ne è a conoscenza, che cosa rappresenta lo Youth Project?

"Innanzitutto lo Youth Project è una costola del settore giovanile della Robur. La finalità è quella di coinvolgere all’interno del network della Robur Siena le società interessate a migliorare i loro tecnici e sviluppare una metodologia all’interno del loro settore giovanile come linea guida fornita da noi come Robur Siena. Noi proponiamo alle società il nostro modello di direzione tecnica e io ho un rapporto diretto con i responsabili tecnici delle società del network con cui creiamo un percorso contestualizzato, perché ogni società ha il suo contesto ben preciso; ad esempio il numero di squadre o i gruppi sono diversi anche se magari le fasce di età sono le stesse. Per cui si cerca di stabilire dei percorsi finalizzati alla crescita degli istruttori, ma perché l’obiettivo è quello di far crescere i ragazzi, al centro del progetto c’è sempre il ragazzo".

Quindi la funzione è prevalentemente didattica ma il fine vero e proprio è comunque sempre la crescita del ragazzo. Come viene impostato il percorso?

"Assolutamente sì. Il percorso si sviluppa attraverso degli incontri proposti da noi che si svolgono mensilmente al campo dell’Acquacalda di natura teorico-pratica. Con le società nello specifico, io o gli altri allenatori del settore giovanile andiamo a sviluppare una parte pratica con le società che richiedono gli affiancamenti. Questa è la parte più stimolante e didattica di tutte, per una categoria che richiedono loro si fa un lavoro specifico e si cerca di individuare un allenamento tipo che di riflesso lasci dei contenuti e dei concetti agli allenatori. Al momento me ne sto occupando io ma col tempo poi tutti quanti saremo coinvolti".

Che differenza c’è, se c’è, con un’Academy come quella del Cagliari? L’obiettivo in futuro è quello di ispirarsi a questo modello?

"Non esattamente. Il nome Youth Project, voluto da Roberto Pierangioli e Stefano Argilli, è stato scelto proprio perché non ci ispiriamo ad un Academy. Noi abbiamo l’obiettivo di fornire un servizio alle società che ne fanno parte e di condividere i nostri valori. Chi ne fa parte, chi sposa il mondo Robur, sposa anche quelle che sono le iniziative rivolte ai ragazzi, ad esempio tornei tra le società del network, raduni, allenamenti con noi. È molto territoriale, per cui cerchiamo di dare un’identità ben precisa. Non è che l’Academy non ci piaccia, ci sono anche altre società che la stanno sviluppando bene, ma noi abbiamo un’idea di progetto perché vogliamo che sia dinamico e che sia fatto insieme agli altri. A nostro avviso ogni società ha delle particolari esigenze, quindi non vogliamo proporre un pacchetto unico a tutti ma anzi cerchiamo di essere molto flessibili andando incontro alle richieste di ciascuno. Ogni anno cerchiamo di migliorare questo progetto e anche le due nuove aree nate quest’anno sono finalizzate a questo".

L’introduzione dell’area international tuttavia vi ha permesso di allargare i vostri orizzonti. Proprio Domenica è stato sancito l’accordo con la Fgura United, società maltese che è entrata a far parte delle vostre affiliate.

"Conosco personalmente le persone coinvolte, sono di livello tecnico molto elevato. È interessante perché, oltre a dare l’opportunità ai loro ragazzi di fare degli stage qui, abbiamo la possibilità di avere uno scambio culturale e di creare una sinergia col nostro settore giovanile. Il nostro motivo di lavoro è anche quello di crescere noi come staff, senza la presunzione di avere in mano tutti gli strumenti. Attraverso questa nostra apertura noi puntiamo a migliorarci e a migliorare il nostro sistema, chiaramente dove c’è la richiesta e la consapevolezza di voler imparare qualcosa anche da noi".

Cosa ci guadagna concretamente il Siena?

"Voglio sottolineare che il progetto è totalmente gratuito verso le altre società, poi ci sono dei servizi a pagamento già concordati. Mi fa piacere rimarcare la lungimiranza della Presidente che ci ha fatto sviluppare questo tipo di lavoro senza obblighi di nessun tipo da parte delle altre società, e questo penso rappresenti una sorta di unicità di questo progetto. Trovare una società che ti dà l’opportunità di partecipare a stage ed incontri formativi senza dover pagare nulla non è cosa da poco. Quindi è giusto allargare il merito di questa iniziativa anche alla proprietà".

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, qualora la società dovesse ritenere particolarmente futuribile qualche ragazzo che si è messo in mostra durante gli stage, può godere di una corsia preferenziale e quindi esercitare una sorta di prelazione nei suoi confronti?

"Certamente, il rapporto è finalizzato anche a questo. È ovvio che per i ragazzi del territorio la prima opportunità deve essere quella di giocare per la Robur, se poi ci sono ragazzi che hanno prospettive migliori noi non abbiamo nessun tipo di preclusione, non togliamo a nessuno la possibilità di andare a giocare anche in club più blasonati. In questo momento però il settore giovanile più vicino e dove c’è un’identità ben precisa è quello della Robur, in primis perché è diretto bene e poi perché ci sono allenatori bravi. Voglio precisare: la Robur non ruba ragazzi a nessuno, anzi dà la possibilità di giocare in un settore giovanile professionistico. Però come è giusto che ci siano rapporti buoni tra le società di Siena e la Robur è anche giusto che la Robur stessa possa lavorare in maniera tale da creare un valore per la proprietà. Un discorso un po’ diverso vale per il Siena Nord, che è molto più legata rispetto alle altre per ovvi motivi, anche logistici (le giovanili si allenano all’Acquacalda), il che porta ad un confronto quasi costante con il responsabile del progetto tecnico del Siena Nord (Fabio Bonfiglio, ndr). È normale che sia la società ad aver abbracciato di più questo progetto".

Come può essere relazionato lo Youth Project al settore giovanile?

"Il progetto è naturalmente vicino all’attività del settore giovanile perché comunque è un lavoro condiviso con Roberto, Stefano e con tutti gli altri allenatori del settore giovanile. Siccome noi lo abbiamo fatto e abbiamo l’esperienza di un modello di riferimento di queste attività di base, sappiamo che se i ragazzi vengono allenati in un certo modo e intraprendono un certo tipo di percorso possono essere più pronti nel momento in cui arrivano alla Robur".

C’è un numero massimo programmato di affiliate che puntate a raggiungere o cercherete di coinvolgere il maggior numero possibile di società?

"Non ci sono limiti, sarebbe incoerente con quanto detto. Noi dobbiamo riuscire ad assicurare un servizio di qualità a chi ne vuol far parte, non ci sono vincoli e quindi con noi ci sta chi vuole partecipare e vuole crescere; chi lo vuole utilizzare solo come specchietto per le allodole a noi non interessa". (Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol