Esclusiva Fol – Nell’universo della match analysis con Andrea Fardone

Dati, numeri, video, software, analisi. La figura del match analyst, sempre più influente nel mondo del calcio, è anche forse la meno conosciuta ai più. “Eppure c’è sempre stata, magari prima se ne occupava il collaboratore diretto dell’allenatore”, spiega al Fedelissimo Online Andrea Fardone, che ha conosciuto Pasquale Padalino a Foggia e lo ha seguito prima a Castellammare di Stabia e poi a Siena. Domenica è rientrato a casa, in Molise, e “diciamo che adesso faccio i compiti a casa (ride, ndr). Il mister mi chiede qualche lavoro, ci confrontiamo, analizziamo l’annata. Una sorta di bilancio che teniamo in archivio. Si cerca il pelo nell’uovo, quello che si può migliorare”.

Ci racconti il tuo ruolo? Quali compiti hai avuto nel Siena?

Durante la settimana c’è lo studio dell’avversario e gli allenamenti dove si mostra tramite immagini video quello che si fa di giusto o sbagliato. Poi c’è la partita e il giorno dopo devi analizzarla per cercare di trovare gli errori, portarli alla squadra e lavorarci su.

Quali strumenti utilizzi per studiare l’avversario?

Ci sono diverse piattaforme, come Wyscout. Lì reperisci i video della gara, poi serve un software che ti permette di “tagliare” video e azioni – le due grandi categorie sono fase di possesso e fase di non possesso – in modo da vedere punti deboli e punti di forza.

Facciamo un esempio: immaginiamo che tra pochi giorni il Siena giochi col Modena.

Analizzo le ultime quattro partite del Modena, distinguo la fase di possesso e quella di non possesso, e le palle inattive. Poi non c’è solo il video ma anche un lavoro coi dati. E quelli che si vedono alla tv (tiri in porta, possesso…) sono soltanto una piccolissima parte.

A quel punto prepari un video? Di quanti minuti?

Intorno ai 10-12 minuti, e lo presento al mister. Lui poi decide cosa tagliare, cosa aggiungere e cosa presentare alla squadra.

Negli allenamenti invece?

Riprendiamo tutte le sedute. Se il mister si rende conto che qualcosa non è andata bene, mi dice: tagliami questa parte e l’analizziamo. Quest’anno abbiamo avuto un sacco di partite ravvicinate quindi il lavoro è stato un po’ frammentato.

Il giorno della partita intervieni anche in diretta?

Sì, se vedendo la partita dall’alto, in tribuna, mi rendo conto che c’è qualcosa da far presente all’allenatore. Ad esempio, se gli avversari ci vengono a prendere in un modo diverso rispetto a quello che ci aspettavamo.

C’è qualche particolarità che è emersa durante la stagione del Siena?

Siamo arrivati in un momento critico, e più che pensare alla parte tattica l’importante era compattare l’ambiente. In questo il mister è stato bravissimo. Poi ha provato a dare un’idea sua di gioco, ben definita, ma in molte occasioni non è stato possibile metterla in pratica. Vedi gli infortuni, le squalifiche, le partite ravvicinate. Quando prendi la guida di una squadra a inizio stagione è un conto, quando la prendi in corsa un altro. Dovevamo portare la barca in porto con ogni mezzo possibile. Però ci sono state buone partite. Mi viene in mente quella col Modena, un’ottima prestazione anche a livello tattico.

Un elemento che avete provato a cambiare col vostro arrivo?

Quando siamo subentrati abbiamo notato una percentuale molto alta di lanci lunghi. Non provando a giocare, la squadra si allungava senza costruire la manovra. Padalino è intervenuto anche con allenamenti mirati per costruire, per non alzare la palla, per cercare di imbastire la manovra dal basso. Questa percentuale in effetti si è abbassata.

Che esperienza è stata la tua a Siena?

Sono stato benissimo. I tifosi ci hanno accolto molto bene. Normale che all’inizio fossero scettici, eravamo il quarto staff. Abbiamo formato un gruppo di lavoro fantastico. Siamo contenti per la salvezza, ci dispiace solo non aver messo la ciliegina sulla torta coi playoff, sarebbe stato bello e ce lo saremmo meritato per come abbiamo lavorato.

Come si diventa match analyst?

Ci sono dei corsi da fare, servono sia competenze calcistiche che informatiche. Io ho sia il patentino da allenatore Uefa B che quello da match analyst. Ma prima di tutto serve una grande passione per il calcio. Mi sono avvicinato a questo mondo grazie a un amico fraterno, che è anche un allenatore, Fabio Di Rienzo, nell’Isernia Calcio, dove abbiamo vinto il campionato di Eccellenza. Da lì in poi è stata una escalation. Ho iniziato a studiare, ho preso il patentino, ho collaborato con la Figc in occasione del Torneo delle Regioni. Poi ho conosciuto mister Padalino a Foggia, cercava una figura di questo tipo da inserire nello staff. Feci un colloquio e mi prese, prima a Castellammare e poi a Siena. È bravissimo, sempre aggiornato. Lo ringrazio molto, mi ha dato una bellissima occasione.

In Serie C a che punto siamo con la match analysis?

Non siamo come negli alti livelli, ovviamente. In A ci sono veri e propri team di analisti. Però anche in C negli ultimi anni questo ruolo è andato via via definendosi. Molti lavorano da casa e mandano il lavoro al mister e allo staff. A me piace esserci, per confrontarsi e discutere.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol