Quella di martedì sarà la prima volta di Lorenzo Paramatti da ex. Col Messina incrociò il Siena nell’estate 2016, in Coppa Italia, ma era squalificato e al Franchi si sistemò in tribuna. Poi il suo cammino ha preso la strada di Santarcangelo e Gubbio (nel girone B) e, due mesi fa, la scelta Pro Piacenza. 6 partite da titolare, inclusa quella col Livorno, dove un suo assist ha mandato in gol Abate. Da allora, però, il Pro si è arenato. Pari col Pontedera, sconfitta col Monza e k.o., ieri, con l’Arezzo, al Leonardo Garilli.
Lorenzo, avete giocato quattro partite in dodici giorni. Si può spiegare così questa alternanza di risultati, dalla vittoria col Livorno alla sconfitta con l’Arezzo?
Il fatto di avere tanti impegni uno dietro l’altro implica un tempo di riposo ridotto. Poi, come succede anche alle grandi squadre di A, ci sono periodi nei quali le cose vanno meno bene. Ma non penso che ci sia da allarmarsi.
Si è molto discusso sull’Arezzo, sulla scelta di Gravina di rinviare le partite (la prima è stata proprio col Pro Piacenza), sulle polemiche delle dirette concorrenti.
Il problema di base è a giugno. Se fai iscrivere una squadra ci vuole la certezza che arrivi fino in fondo. Però tutto questo non deve passare come una scusante. Anche perché i giocatori dell’Arezzo non prendono gli stipendi e vivono una situazione per niente facile che pesa mentalmente.
Lei poi ha già vissuto una situazione societaria delicata con la Robur.
Cercavamo di scindere le due cose, di concentrarci solo sul campo. È ovvio che sono situazioni differenti. A Siena è arrivato un presidente con dei soldi e un bel progetto. L’Arezzo invece rischia per davvero.
Lei è stato voluto da Atzori, ma è rimasto in panchina fino ad Arezzo, in Coppa Italia. Per vedere l’esordio in campionato si è dovuto aspettare il 13 dicembre a Savona.
Atzori mi ha voluto ma non mi ha mai dato l’opportunità, Carboni sì. La differenza è tutta qui. Con Atzori non andavo neanche a scaldarmi. Ho avuto una chance solo in Coppa e l’ho sfruttata. Poi, dopo l’arrivo di Carboni, ho segnato una doppietta ad Ancona. Da allora mi sono ritagliato lo spazio ed è iniziata la mia avventura nel mondo dei grandi.
A proposito di Coppa, ricorderà ancora lo sciagurato ritorno di semifinale, a Foggia. Sarebbe bastato poco per trasformare un’annata deludente in una stagione da ricordare, visto anche il sesto posto.
Prima di tutto, adesso, arrivare sesti vorrebbe dire entrare comodamente nei playoff. Ogni piccola cosa è stata strumentalizzata e ogni sconfitta veniva ingigantita dalle problematiche societarie. Però, per una squadra tutta nuova, appena arrivata dalla D, arrivare sesti e in semifinale è un traguardo importante. Col Foggia facemmo bene in casa. Loro avevano cambiato tutta la squadra, era un periodo particolare anche per loro, e purtroppo è finita come è finita. La finale è stata Cittadella-Foggia, e col tempo sono salite tutte e due in B. Vuol dire che erano forti.
Ha ancora contatti con i compagni di quella stagione?
Sento frequentemente Pellegrini, Burrai, Torelli, Mendicino e Cori, con cui ho giocato l’anno scorso. Con gli altri ogni tanto ci si sente. Era un bel gruppo, e ripeto: alla fine è passato come anno disastroso, cosa che non è assolutamente vera.
Conosce invece qualche giocatore di adesso? A parte D’Ambrosio, l’unico “superstite” di quell’anno.
Conosco Rondanini, abbiamo giocato insieme in Nazionale e ci siamo incontrati ai tempi del settore giovanile.
Che ricordo ha di Antonio Ponte?
Una persona onesta, si è sempre comportato bene e ha pagato tutti gli stipendi.
L’impressione però è che abbia fatto il passo più lungo della gamba. A gennaio senza passare la mano sarebbe stata dura…
Però è riuscito a vendere a una persona che onora gli impegni, che ha a cuore le sorti del Siena. Non è facile al giorno d’oggi trovare acquirenti giusti.
Dopo Siena scelse Messina, con Bertotto in panchina. Poteva incrociare subito la Robur, in Coppa, se non fosse per la squalifica.
Ero stato ammonito a Foggia l’anno prima e la partita la vidi dalla tribuna. Giocai la gara dopo con la Spal, poi dopo neanche un mese andai via perché avevo visto che la situazione non permetteva di lavorare bene.
Destinazione Santarcangelo.
Arrivai l’ultimo giorno di mercato e fu un’annata bellissima. A parte un problema fisico a inizio stagione, poi le ho giocate quasi tutte. Riuscimmo a sfiorare i playoff, anzi l’avremmo raggiunti se non fossero arrivati dei punti di penalità.
E arriviamo a questa estate.
Quest’estate ho rescisso col Bologna e ho firmato due anni col Gubbio. Mi ha voluto Cornacchini, forse si ricordava della doppietta che gli feci in Coppa ad Ancona (ride, ndr). Poi a gennaio ho cambiato.
Per scegliere il Pro Piacenza.
Un’altra piccola realtà, dove a livello societario quello che viene promesso viene mantenuto, ed è la cosa più importante visto che in giro ci sono ragazzi che rimangono mesi e mesi senza stipendi. L’obiettivo primario rimane la salvezza.
Lei è arrivato come centrale difensivo, Pea l’ha anche impiegato terzino e la cosa non è andata giù al presidente Burzoni.
Io sono a disposizione del mister, cerco di dare il massimo e seguo le sue direttive. Il presidente ha la possibilità e la libertà di esprimere il proprio pensiero, ma non dobbiamo risponderne noi giocatori.
Ma ha un ruolo che predilige?
In questi anni ho giocato dappertutto. Pure terzino sinistro, anche se è ovvio che ho determinate caratteristiche. A Siena inizialmente ho giocato nella difesa a tre, nel centrodestra, poi con Carboni ho giocato nel centrodestra o nel centrosinistra nella difesa a quattro. L’anno dopo, a Santarcangelo, ho rifatto il terzo a destra, quest’anno sia il terzino destro che il centrale, come col Livorno. Sto girando un po’, la difesa a tre mi piace di più ma mi adeguo in tutti i ruoli.
Come vede il Siena di adesso? Questa sfida ad alta quota col Livorno?
E’ una bella lotta, punto a punto, le partite per recuperare ci sono. Il fatto che possano vincere o perdere, spesso in contemporanea, dimostra che è una lotta aperta. E il Pisa non è tanto distante…
Per chiudere, un saluto che vuole rivolgere ai suoi ex tifosi?
A Siena mi sono trovato bene, soprattutto da gennaio in poi mi sono tolto soddisfazioni ottenendo anche dei buoni risultati. Ho un buonissimo ricordo sia della squadra che della città.
Giuseppe Ingrosso
Fonte: Fol
