Esclusiva Fol – Guidone: “Diamo tutto per non avere rimpianti. Siena è la seconda casa, ho una missione da portare a termine”

Dare tutto nelle ultime sei gare di campionato, per onorare la maglia e la città ed evitare di rammaricarsi in estate nell’eventualità di un ripescaggio in Serie C: questo, in sintesi, il messaggio di Marco Guidone al Fedelissimo Online dopo i k.o. di Montespaccato e Trestina. “Oltre alla sconfitta in se, che fa male, perché arrivata dopo una bella rimonta – racconta il capitano bianconero – come ha anche detto Terigi non possiamo permetterci di perdere a Trestina. Ricordiamoci che siamo il Siena, deve essere chiara questa cosa. Dispiace soprattutto per i tifosi, è stata una grossa umiliazione”.

Entrando più nell’argomento partita, Marco, in Umbria, il Siena si è limitato a lanciare lungo e il gioco è sparito.

Reduci dalla partita di Montespaccato, non intrepretata bene, abbiamo provato a fare un determinato tipo di gioco. La palla lunga ci poteva stare, ma non siamo bravi nel cambiare metodo. Ne abbiamo parlato anche col mister. Una partita va capita, letta, c’è il momento in cui puoi lanciar palla e altri in cui è meglio fraseggiare, tenendo la palla bassa, come poteva essere quando abbiamo avuto la superiorità numerica. A Trestina non c’è stata un’idea, si è visto poco o niente.

Resta l’episodio del gol di Gramaccia, che avete contestato fortemente.

Il tocco di braccio c’è stato, ero vicino a lui, l’ha buttata dentro di mano. Ma non mi voglio soffermare sui giudizi arbitrali, ne abbiamo già parlato troppo. Andava fatto qualcosa in più. I primi venti minuti si era visto un buon atteggiamento, poi dopo il gol siamo crollati.

Cercherete di arrivare ai playoff col miglior piazzamento, però è anche vero che è un traguardo che può essere illusorio.

Si, ma è giusto darsi l’obiettivo, per dare un senso a questo finale, per noi e per la piazza. Queste sei gare devono essere tutto per noi. Non vogliamo mangiarsi le mani alla fine della stagione. Non sappiamo cosa può succedere in estate, meglio fare il possibile per non rischiare di dire: cavolo, se andavamo meglio ci avrebbero ripescato.

Tornando indietro, tornando a quando hai scelto di restare a Siena, cosa ti aspettavi in quel momento?

Non mi sono pentito di niente, la rifarei quella scelta. Ci sono state mille problematiche, è stato un anno duro con tre-quattro preparazioni tra interruzioni e riprese. A gennaio quel che è successo ha sconvolto i piani. Spero che possa servire da lezione. Adesso vedo molta più chiarezza e solidità, che forse a inizio anno mancava.

Più dura quest’anno o l’anno scorso?

L’anno scorso la stagione è finita a metà stagione, sul campo è poco giudicabile, resta un grosso punto di domanda perché mancava tutto il girone di ritorno. Questa è stata una stagione impegnativa ma non è ancora finita. Mi piace pensare positivo, spero e credo che da qui alla fine ci possano essere delle soddisfazioni.

Dopo lo shock dell’addio di Gilardino, durante la confusione dell’interregno straniero, quanto è stato difficile tenere insieme il gruppo, fare da collante?

Molto difficile. Un mese veramente tosto. Anche io, nonostante abbia qualche anno alle spalle, non sapevo in alcuni momenti come comportarmi. Era tutto così improvviso e surreale che non riuscivo a capire le dinamiche. Sono rimasto stordito, ma ho cercato di rimanere un punto di riferimento, di fare forza ai tanti ragazzi che si sono visti togliere tutto. Un trauma incredibile ma ora è tutto alle spalle.

Per te 12 gol e 5 assist. C’è ancora la possibilità di raggiungere il titolo di capocannoniere.

Se arriva ben venga, fa piacere, ma non è una cosa che guardo.

Dopo di te c’è il vuoto. Al secondo posto c’è ancora Sartor…

Forse perché abbiamo girato tanto, forse per gli infortuni, non c’è stato un vero e proprio compagno di reparto che abbia potuto contribuire a livello realizzativo. Però i gol ci sono stati, quasi tutti i centrocampisti hanno segnato. Spero che da qui alla fine gli attaccanti possono far gol.

Mignani è fermo a due gol, e dopo un ottimo inizio sembra in flessione.

Guglie è molto emotivo, cerco sempre di stargli vicino, di parlargli. Sarà per il fatto che tiene molto a questa maglia. Lui a volte si vuole prendere responsabilità che non sono sue. Deve liberare la testa come all’inizio, quando era spensierato, lottava e gli veniva tutto di conseguenza. Deve pensare a giocare e divertirsi, senza troppi pensieri. Sono sicuro che si riprenderà, da un piccolo episodio ritorna il Migna che è sempre stato.

Dopo aver cambiato molto, vedremo un modulo stabile in questo finale?

Il mister ogni domenica cambia non perché lo vuole ma perché è costretto. Forse non c’è stata una gara dove siamo stati al completo, vuoi per Covid, per le squalifiche o per gli infortuni. Aveva delle idee ma tante volte ha dovuto far altre scelte. Da qua alla fine metterà in campo la formazione migliore col modulo che reputa migliore.

La società ha detto che vuole riconfermare Gilardino. Pensi possa rimanere?

Lo spero, perché so il valore dell’allenatore e della persona, di quanto può dare alla Robur. Non so cosa succederà, ma già il fatto che è tornato è un segnale importante di attaccamento a Siena.

Ti ha sorpreso quando ha accettato di tornare?

Ci ho sempre sperato, era la mia prima speranza dopo il cambiamento societario. Ha dimostrato ancora una volta che persona è. Dopo esser stato trattato come è stato trattato, mandare giù un boccone pesante non è da tutti. Ha pensato al bene nostro e del Siena.

Gilardino è un campione del mondo, ma non ostenta minimamente il suo passato.

Non ci ha mai parlato del suo passato, di un episodio di quando giocava. A volte siamo noi che abbiamo voglia di sentire qualche storia legata, per esempio, al Mondiale. Eppure mica ha vinto il trofeo Birra Moretti, ha fatto una carriera straordinaria.

Invece Marco Guidone ha già in mente cosa farà il prossimo anno?

Nella mia testa c’è la volontà di rimanere, poi bisognerà vedere cosa deciderà la società. Io ho sposato un progetto e mi piacerebbe portare a termine la missione, ho un altro anno di contratto in Serie D. Siena la vedo come seconda casa, quindi spero di poter rimanere. A prescindere dalla categoria.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol