Esclusiva Fol – Foschi: “Conosco bene Argilli e Osti. Siena? Si è parlato in amicizia ma non c’è stata nessuna proposta”

Il suo nome era tra i tanti circolati intorno alla panchina della Robur. E anche se proposte concrete non ci sono state, come ci rivela in questa lunga intervista, è sotto l’occhi di tutti l’ottimo lavoro impostato da Luciano Foschi a Renate. Bel gioco, record di punti, playoff raggiunti. “Abbiamo cominciato la stagione con due gare di Coppa, perse tutte e due, e già dicevano che eravamo destinati all’ultimo posto. E invece…”.

Invece è arrivato il decimo posto.

Non se l’aspettava nessuno. La consapevolezza di avere durante il ritiro un bel gruppo c’è sempre stata, però dopo l’inizio a fatica già arrivavano le condanne alla retrocessione. I ragazzi sono stati diligenti, sempre sul pezzo, abbiamo costruito insieme un gruppo che ci ha permesso di raggiungere i playoff attraverso un buon calcio.

Il cammino impegnativo e le tante sfide ravvicinate si sono sentiti quando il Renate è arrivato stremato alla partita di Siena, pur vinta.

Non avevamo tante alternative, già prima di Siena tanti attaccanti erano infortunati, al Franchi se ne sono fatti male altri due e siamo rimasti senza attacco per il finale di campionato. Una squadra come il Renate, con un organico limitato, deve fare in modo di ridurre al minimo gli infortuni.  

Nonostante ciò ai playoff col Livorno non vi siete risparmiati, andando vicini a passare il turno.

L’unica possibilità era di non spaventarci. I ragazzi erano consapevoli, abbiamo subito dieci minuti e loro hanno segnato su un errore del portiere. Da lì abbiamo comunque trovato il pari giocando sempre alla pari e cercando la vittoria. Le nostre occasioni le abbiamo avute, ci abbiamo creduto fino alla fine.

Le chiedo un pensiero sul Livorno, molto pragmatico ma poco spettacolare, che è arrivato ai quarti con due 0-0 tirati contro il Francavilla.

In questo mini-torneo è importante essere pratici. Essere meno belli ma con una difesa rocciosa e degli attaccanti che prima o poi segnano è un vantaggio. Certo, che serve qualcosa in più lo sa anche Foscarini. Sotto il profilo della prestazione il Livorno può e deve fare di più.

Col Livorno è stata anche la sua ultima partita. L’addio era già stato programmato?

A Livorno sapevo già come sarebbero andate le cose. Con molta serenità ci eravamo incontrati con la società quando mancavano un paio di partite. Ci siamo seduti e ho spiegato la mia ambizione di salire di un gradino, o perlomeno fare la stessa cosa ma da un’altra parte, con lo stesso entusiasmo. Ho ricevuto tanti complimenti nel corso del campionato, sto aspettando che questi complimenti si concretizzino in una opportunità.

Ha già ricevuto qualche contatto?

Qualche telefonata la sto ricevendo, ma non mi è stato proposto ancora nessun contratto. Alcune società mi hanno chiamato per avere la mia disponibilità, spero possa arrivare la chiamata giusta. Ho tanto entusiasmo di mettere in pratica ciò che ho fatto a Renate in altre parti, a Siena, a Livorno o in altre piazze. Chiaramente nel mio girone hanno avuto modo di vedermi e conoscermi di più.

A proposito di Siena, per diversi giorni si è fatto il suo nome come nuovo mister della Robur.

Non ho avuto contatti diretti. Conosco bene Stefano Osti e Giovanni Dolci, però il Siena non mi ha chiamato offrendomi la panchina. Si è parlato in amicizia, ma nessuna proposta.

Immagino che Siena sarebbe la piazza giusta per ripartire.

Ci mancherebbe altro. A Siena ritroverei qualche mio amico. Argilli è stato mio compagno di squadra, ha cominciato a giocare con me a Rimini. Era ragazzo e ricordo che si fidava di quello che gli dicevo in campo, giocavamo vicini di ruolo. Infatti mi ha detto: “Luciano, ma sta ballando il tuo nome”. Io ho risposto che non avevo sentito nessuno. Ma aldilà di quello, ho fatto già esperienze in città importanti, come Alessandria, Reggio Emilia, Novara. Mi piacerebbe riportare entusiasmo in una piazza come quella senese.

Riportare entusiasmo è l’imperativo del futuro. Si è accorto anche lei del clima percepito a Siena quest’anno.

Ho sperimentato la stessa cosa a Novara. Erano 30 anni che non vincevano, siamo partiti con 300 persone allo stadio e siamo finiti in 7mila vincendo il campionato. Ad Alessandria la stessa cosa, depressione all’inizio e poi siamo giunti ai playoff. Ad Olbia ho vinto il campionato dopo tanti anni. Sono quelle le cose che mi stimolano, caratterialmente sono uno un po’ così. Mi piacciono le scommesse, il saltar fuori dalle situazioni più difficili.

Quando è uscito il suo nome qualcuno avrà collegato la cosa a Colella: anche lui veniva da Renate e aveva rifiutato il rinnovo per qualcosa di più ambizioso.

Sì ma Giovanni aveva lavorato con Dolci, io no (ride, ndr). Conosco solo Osti, mio ds a Crevalcore, quando fummo promossi in C1. Dolci mi conosce perché ero già stato a Novara prima di lui. Comunque posso dire che Siena ha una proprietà che farà di tutto per fare le cose per bene. Deve solo trovare la quadra e proporre un buon calcio.

Dopo Siena-Renate, in conferenza stampa, le chiesero come mai giovani come Scaccabarozzi erano ancora in Lega Pro. Lei rispose che è una categoria poco considerata.

Assolutamente. La Lega Pro è un serbatoio importante, bisogna capire perché si va a cercare altrove. Probabilmente perché comprare fuori costa meno, e allora va fatta una riflessione sulle regole. Sovvenzionare le società di Lega Pro è una strada percorribile. Dal punto di vista tecnico c’è da pescare bene soprattutto per le squadre di B. Mi permetto di dire tranquillamente che 3-4 elementi del Renate di quest’anno sono da B. E la mia squadra non è la Cremonese, non è l’Alessandria.

Come vede la proposta delle squadre B?

Potrebbero essere una soluzione proprio per i giovani, se si va incontro a un taglio delle squadre. Però io credo in una cosa. Spesso a vincere è l’attenzione al risultato. Noi allenatori dovremmo avere più coraggio a far giocare i giovani. Se sono bravi devono giocare.

Nicola Pozzi tempo fa andò controcorrente. Disse che i giovani adesso hanno troppo spazio e il livello si è abbassato.

Se ha detto così perché i giovani giocano solo per il minutaggio, allora ha un senso. Quelli bravi devono giocare, io giocavo per questo motivo. Non servono regole, le cose devono andare come devono andare. Guardate l’Atalanta in serie A.

Pochi giorni fa, dopo l’eliminazione ai playout col Prato, il presidente del Tuttocuoio Dolfi ha puntato il dito sui “procuratori ombra, sui quali la legge non ci arriva mai”, che hanno contattato quattro giocatori  titolari (uno è Shekiladze) dicendo di non infortunarsi, perché, anche in caso di retrocessione, avrebbero trovato tranquillamente un’altra squadra.

Se è davvero successa una cosa del genere, è poco professionale per i giocatori. Bisogna rispettare le società, visto che ti hanno offerto la possibilità di un contratto e che fino all’ultima partita devi sudare per raggiungere l’obiettivo finale. Se fosse vero, i procuratori farebbero meglio a stare zitti, ma quei giocatori rimarrebbero dei giocatorini. Se pensano con questa logica qui non andranno da nessuna parte. Io sapevo di non esser più l’allenatore del Renate ma sono andato a Livorno facendo di tutto per vincere. Non mi sarei tirato mai indietro neanche fossi stato un giocatore. Io, personalmente, quei giocatori da allenatore non li prenderei mai. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol